Il ritorno di Kesha sui social ha acceso un’ondata di reazioni contrastanti, visto che nei nuovi video condivisi dalla cantante, la voce che emerge è molto diversa da quella che l’aveva resa celebre negli anni 2009-2010 con brani come “Tik Tok” e “Blow”. Più profonda, graffiata e meno filtrata, ha spiazzato molti ascoltatori, generando una domanda ricorrente: che fine ha fatto la sua voce di un tempo?
Per comprendere questo cambiamento bisogna guardare al percorso recente dell’artista, visto che dopo una lunga e complessa battaglia legale contro il produttore Dr. Luke, nel marzo 2024 Kesha ha riottenuto il controllo sui diritti della propria voce e del proprio catalogo. Un momento che lei stessa ha definito una sorta di “rinascita”, segnando l’inizio di una nuova fase artistica e personale.
Negli ultimi anni la cantante ha scelto un approccio più indipendente, fondando la sua etichetta Kesha Records e pubblicando nuovi progetti musicali. Questo cambiamento si riflette direttamente nel suo stile vocale: meno costruito in studio, meno legato agli effetti digitali che caratterizzavano il pop elettronico dell’epoca, e più vicino a un’espressione autentica. La voce attuale appare più “umana”, con sfumature soul e una maggiore vulnerabilità emotiva, già evidente in brani come “Praying” e nelle esibizioni dal vivo più recenti.
Il ritorno sui social non è solo una scelta promozionale, ma anche un modo per mostrare questa trasformazione senza filtri. I video pubblicati hanno diviso il pubblico: da un lato chi rimpiange la versione più “glitterata” e commerciale della cantante, dall’altro chi interpreta il cambiamento come una naturale evoluzione artistica e personale.
Parallelamente, Kesha sta lavorando a una rilettura del suo successo più iconico, “Tik ToK”, a distanza di circa quindici anni dall’uscita originale. La nuova versione dovrebbe includere un testo modificato – già sperimentato dal vivo – che segna una presa di posizione più diretta e consapevole rispetto al passato, un tentativo di riappropriarsi completamente della propria immagine e del proprio repertorio.
