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Una fotografia su Instagram. Un sorriso accanto a Giacomo Poretti. E poi, inevitabilmente, i commenti. Non sull’incontro tra due volti amati della comicità italiana, ma sul corpo di Katia Follesa. Quanto è dimagrita. Cosa avrà fatto. E la domanda, diretta come una freccia: “Anche tu Ozempic?” La risposta della comica è arrivata secca, tagliente, dolorosa: “No, lutto”. Due parole che hanno fermato lo scroll, ribaltato la conversazione e acceso una discussione che va ben oltre il profilo social di una persona dello spettacolo. Perché dietro quei chili persi c’è la morte della madre, avvenuta appena un mese fa.

Un dolore che Follesa aveva scelto di vivere lontano dai riflettori, fino a quando i commenti sul suo aspetto fisico non l’hanno costretta a parlare. La vicenda si è consumata sotto un post apparentemente innocuo, dove la conduttrice cinquantenne appariva serena accanto a Poretti del celebre trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Ma l’attenzione del pubblico si è concentrata altrove: sul cambiamento fisico evidente, sui chili persi, sulle ipotesi più disparate. Tra complimenti e curiosità morbose, qualcuno ha tirato in ballo Ozempic, il farmaco per il diabete di tipo 2 diventato negli ultimi anni protagonista di un dibattito acceso per il suo utilizzo off-label come strumento per dimagrire.

Di fronte all’insistenza, Follesa ha deciso di rompere il silenzio. Nelle sue Instagram Stories ha condiviso alcuni dei messaggi ricevuti e ha spiegato, con quella miscela di amarezza e ironia che la contraddistingue: “Ho perso mia mamma solo un mese fa. Ma prometto che appena smaltisco il lutto riprenderò tutti i chili che ho perso, così potrete dormire sonni tranquilli. Io tengo tanto al vostro benessere”. È una replica che brucia, che mette a nudo l’assurdità di certi comportamenti. Chiedere a una persona di rendere conto del proprio corpo, senza sapere cosa sta vivendo, quale dolore sta attraversando.

E la comica non si è fermata qui: “Comunico inoltre che se dovessi aumentare troppo di peso, farò anche io le punturine. Ed è tutto“. Un modo per chiudere la questione, ma anche per sottolineare quanto sia fuori luogo l’idea che debba giustificarsi per il suo aspetto, in un senso o nell’altro. La morte della madre è un elemento biografico che Follesa aveva tenuto riservato. Chi segue la sua carriera sa che la comica ha sempre mantenuto una certa distanza dalla cronaca familiare. In passato aveva raccontato, in qualche rara intervista, di un’infanzia trascorsa in Brianza tra nonni e zii, mentre i genitori lavoravano nel settore della ristorazione.

Il padre, chef nei ristoranti, è morto nel 2003. Anche la madre era impegnata in quel mondo fatto di turni lunghi e fatica. Follesa ha ricordato la solitudine di quegli anni, il bisogno di affetto, la sensazione di invisibilità che l’ha spinta a cercare attenzione attraverso la comicità. “Mi sentivo invisibile nel privato, avevo bisogno di affetto. I miei genitori tornavano stanchi, papà lavorava nei ristoranti, mamma idem. A casa non c’era nessuno, avevo bisogno di dire qualcosa. L’arte come forma di comunicazione è formidabile“, aveva raccontato tempo fa. Quel bisogno di essere ascoltata si è trasformato in una carriera di successo, ma anche in una vulnerabilità che emerge quando il dolore privato si scontra con la curiosità pubblica.

La vicenda ha innescato una riflessione più ampia nei commenti. Molti follower hanno espresso solidarietà, sottolineando quanto sia inappropriato commentare il corpo di una persona, anche quando non c’è intenzione di ferire. “Beato il giorno in cui smetterete di fare certi commenti, non sapendo cosa succede nella vita delle persone“, ha scritto qualcuno. Altri hanno difeso il diritto di notare un cambiamento fisico, sostenendo che sarebbe ipocrita non farlo: “Ma se tu rivedi una tua amica dopo tanto tempo e la vedi ingrassata o dimagrita non glielo dici? Se non lo fai è perché sei ipocrita, perché sicuramente nella tua mente te lo chiedi eccome“.

La questione, però, non è quello che si pensa, ma quello che si sceglie di dire. Notare un cambiamento è umano, ma trasformarlo in una domanda pubblica, in un’insinuazione, in una richiesta di spiegazioni è un’altra cosa. Significa mettere qualcuno nella condizione di dover giustificare il proprio corpo, di dover condividere dettagli privati, magari dolorosi, per placare la curiosità altrui. E in un momento di lutto, questo peso diventa insostenibile.

La discussione ha toccato anche il tema dell’Ozempic e del giudizio morale che spesso accompagna chi sceglie di utilizzare farmaci per dimagrire. Come se fosse qualcosa di cui vergognarsi, un’ammissione di debolezza. Follesa stessa ha voluto chiarire, con la sua consueta schiettezza, che non avrebbe problemi a ricorrere a queste soluzioni in futuro, se lo ritenesse necessario. Togliendo al farmaco quella patina di scandalo e normalizzando una scelta che riguarda solo chi la compie.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.