Apri Instagram, scorri una bio e tra email e collaborazioni compare una nuova scritta: “in elenco AGCOM”. Non è una moda né un semplice dettaglio estetico. È il segnale visibile di un cambiamento profondo nel mondo dei creator, che da attività informale si sta trasformando in una professione regolamentata. Dietro quella frase si nasconde un sistema di norme che ridefinisce il ruolo degli influencer in Italia, avvicinandoli sempre di più a televisioni e media tradizionali. Una novità che ha generato curiosità, dubbi e anche confusione, soprattutto tra chi non sa cosa sia obbligatorio e cosa invece rappresenti una scelta di trasparenza.
Il punto di partenza è la creazione di un registro pubblico da parte dell’AGCOM, pensato per identificare gli influencer con un impatto significativo sul pubblico. L’idea è semplice: quando un creator raggiunge centinaia di migliaia o milioni di utenti, la sua comunicazione non è più solo personale, ma può influenzare comportamenti, opinioni e acquisti. Per questo motivo l’Autorità ha introdotto il concetto di “influencer rilevante”, stabilendo criteri precisi. Deve iscriversi chi svolge attività con finalità economica (anche tramite prodotti o collaborazioni) e supera almeno una soglia: 500.000 follower oppure 1 milione di visualizzazioni mensili su una piattaforma. Basta raggiungere questi numeri anche su un solo social per essere soggetti alle regole su tutte le piattaforme utilizzate.
La dicitura “in elenco AGCOM” in bio serve quindi come segnale di trasparenza: indica che quel creator rientra tra i profili monitorati e che deve rispettare standard più rigorosi. Non si tratta solo di numeri, ma di responsabilità. Gli influencer iscritti devono distinguere chiaramente tra contenuti personali e sponsorizzati, usare claim corretti, evitare pubblicità ingannevoli e tutelare i minori. In pratica, devono eliminare tutte le “zone grigie” della comunicazione online. Restano fondamentali anche gli hashtag già noti come #adv, #gifted o #collab, che aiutano a rendere esplicite le collaborazioni commerciali.

Questo cambiamento si inserisce in un contesto più ampio. I creator oggi devono muoversi tra più livelli di regole: quelle delle piattaforme (come Instagram o TikTok), quelle europee del Digital Services Act e quelle nazionali introdotte dall’AGCOM, che applica agli influencer norme simili a quelle dei media audiovisivi. L’obiettivo è creare uno spazio digitale più sicuro, trasparente e corretto, soprattutto per gli utenti più giovani e vulnerabili.
Non mancano però le critiche. Alcuni esperti sottolineano che le soglie numeriche potrebbero essere limitanti: un micro-influencer con meno follower ma molto credibile in ambiti sensibili potrebbe avere un impatto maggiore di un profilo più grande ma superficiale. Inoltre, c’è il rischio che troppe regole si sovrappongano, creando confusione o addirittura penalizzando la visibilità dei contenuti a causa degli algoritmi.
Un aspetto importante da chiarire è che le regole di base valgono per tutti, non solo per i grandi creator. Anche chi non è obbligato a iscriversi deve comunque rispettare principi fondamentali: niente pubblicità occulta, rispetto della dignità delle persone, tutela dei minori e divieto di contenuti che incitano all’odio o alla discriminazione. In caso contrario, l’Autorità può intervenire fino a ordinare la rimozione dei contenuti.

Chi rientra nei criteri ma non si iscrive o non rispetta le regole rischia conseguenze serie: segnalazioni ufficiali, sanzioni economiche che possono arrivare fino a oltre 100.000 euro e possibili responsabilità legali. È anche per questo che sempre più creator scelgono di inserire la dicitura in bio, trasformandola in una sorta di “certificazione” di professionalità e trasparenza.
“In elenco AGCOM” racconta quindi molto più di una semplice iscrizione: segna il passaggio da influencer (alcuni di loro hanno vissuto di recente una brutta avventura) a figura pubblica con responsabilità. È il simbolo di un’evoluzione culturale in cui chi comunica online non è più solo un intrattenitore, ma un attore centrale dell’informazione e del mercato. E lascia aperta una domanda importante: gli influencer, per come li conoscevamo, esistono ancora o stanno diventando qualcosa di completamente diverso?



