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Allunga le mani con quel gesto inconfondibile, imposta la voce su quel tono tra il perentorio e lo sbruffone, muove il corpo con quella sicurezza scenica che ha reso Donald Trump un’icona visiva prima ancora che politica. Ryan Chen, 42 anni, residente a Chongqing, nel sud-ovest della Cina, ha trasformato un’abilità imitativa in un fenomeno globale dei social media. Milioni di follower su Instagram, TikTok e piattaforme cinesi seguono i suoi video, attratti da una precisione sorprendente che va ben oltre la semplice caricatura. La storia di Chen è quella di un equilibrista culturale che ha saputo navigare acque pericolose con intelligenza e istinto. Imitare una figura politica occidentale così polarizzante, vivendo in un Paese dove la satira politica rappresenta un terreno scivolosissimo, richiedeva una strategia precisa. E Chen l’ha trovata: evitare completamente la dimensione satirica per concentrarsi sull’intrattenimento puro, utilizzando le movenze e il linguaggio di Trump come veicolo per raccontare qualcosa di completamente diverso.

Nei suoi video, il Trump cinese – come è stato soprannominato dai fan – non parla di politica, non commenta decisioni governative, non lancia frecciata alcuna. Racconta invece la Cina: il cibo, la vita quotidiana, le tradizioni culturali. Il tutto in inglese, con sottotitoli, mantenendo sempre quella gestualità immediatamente riconoscibile che ha reso Trump un personaggio da meme vivente. È un esperimento di comunicazione cross-culturale che funziona proprio perché spiazza: ti aspetti la battuta politica e invece ricevi una lezione su come si prepara un piatto tradizionale di Chongqing. L’origine di tutto è una scommessa tra amici. “Il giorno dell’insediamento del presidente Trump“, racconta Chen, “io e un amico abbiamo scommesso se avrei avuto il coraggio di imitarlo e pubblicare il video sui social“. Una sfida apparentemente innocua che nascondeva in realtà un rischio calcolato: quale sarebbe stata la reazione del pubblico, e soprattutto, quali le conseguenze in un contesto dove il controllo sui contenuti digitali è notoriamente stringente? Chen ha accettato la sfida, pubblicato il video, e la risposta è stata travolgente. “Da quel momento ho deciso di continuare“, spiega con semplicità.

Il successo non è stato immediato caso né fortuna algoritmica. Chen ha lavorato sulla sua interpretazione con la dedizione di un attore professionista. Una collaboratrice del suo staff racconta: “La sua imitazione è davvero molto realistica, anche se lui a volte dubita di sé stesso e pensa di dover ancora migliorare. Io gli dico spesso che la sua interpretazione è centrata, e credo che in questo settore sia ormai senza rivali“. Quella combinazione di perfezionismo e insicurezza è tipica di chi prende sul serio il proprio mestiere, anche quando quel mestiere consiste nell’imitare qualcun altro. L’impatto sui fan è tangibile. Quando Chen viene riconosciuto per strada, le reazioni sono di genuino entusiasmo. “Ma quello è il Trump cinese, dai“, esclama un ragazzo incrociandolo, “”ti vedo sempre su TikTok, fratello“. E Chen risponde restando in personaggio, con una battuta che suona perfettamente trumpiana: “Quando incontri un amico in un Paese straniero, lontano da casa, un altro mondo, un’altra città, e all’improvviso trovi qualcuno che ti conosce: ti fa sentire bene, ti fa sentire al sicuro“.

Il fenomeno Ryan Chen ci dice qualcosa anche sul potere delle piattaforme social di ridefinire i confini della celebrità. Non servono più le televisioni nazionali, i talent show, le major dell’intrattenimento. Servono un’idea originale, capacità di esecuzione e la comprensione dei meccanismi di viralità. Chen ha capito che l’algoritmo premia la riconoscibilità immediata, e cosa c’è di più immediatamente riconoscibile di Donald Trump? Ma ha anche compreso che la viralità senza sostanza brucia in fretta: per questo ha riempito quella forma riconoscibile con contenuti genuinamente interessanti sulla cultura del suo Paese. Oggi Ryan Chen è un volto riconoscibile ben oltre i confini della Cina, costruendo un successo che dimostra come l’intrattenimento possa trascendere le barriere linguistiche, culturali e persino politiche. La sua storia è quella di un quarantaduenne di Chongqing che ha trasformato un talento insolito in un brand personale globale, mantenendo l’equilibrio delicato tra provocazione e prudenza, tra originalità e rispetto delle regole del contesto in cui opera. Un equilibrismo che, al momento, lo rende davvero senza rivali nel suo particolare settore.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.