Dietro le porte di Buckingham Palace, lontano dai riflettori e dalle cerimonie di Stato, la famiglia reale britannica vive una quotidianità fatta di messaggi WhatsApp, litigi coniugali e soprannomi che oscillano tra il tenero e il pungente. E quando Kate Middleton perde la pazienza con suo marito, il futuro re d’Inghilterra William, non si fa scrupoli a ricordargli un dettaglio fisico che lo accomuna praticamente a tutti i Windsor: la calvizie. “Pelato“, o meglio “Baldy” in originale, è il nomignolo che la Principessa del Galles riserva al consorte nei momenti di tensione.
Una rivelazione che arriva da Tom Quinn, scrittore specializzato nelle cronache della famiglia reale, e che ribalta l’immagine patinata della coppia più fotografata del Regno Unito. Ma non è solo il soprannome legato ai capelli a caratterizzare i loro scambi privati. William, dal canto suo, non resta a guardare e quando vuole punzecchiare Kate tira fuori un vecchio video risalente ai tempi della scuola, ancora in circolazione su YouTube, nel quale la futura regina si esibiva in una recita scolastica. Le prestazioni canore della principessa, a quanto pare, non erano esattamente da standing ovation.
Sembrano passati anni luce dai tempi spensierati dell’università, quando questi siparietti rappresentavano il massimo delle preoccupazioni della coppia. La vita ha presentato un conto pesante a William e Kate, soprattutto dopo la malattia che ha colpito la principessa nel 2024, costringendola a una lunga assenza dalla vita pubblica. Un periodo nel quale ha dovuto fare i conti con la paura, il dolore e le preoccupazioni per i tre figli George, Charlotte e Louis. Quando finalmente la famiglia ha potuto mostrarsi di nuovo in pubblico, e il sorriso è tornato a illuminare il volto di Kate nel video nel quale annunciava di essere guarita, la complicità della coppia è apparsa ancora più forte e consolidata.
Ma i soprannomi a corte non sono solo una questione di battibecchi coniugali. Hanno una funzione precisa, spesso legata alla sicurezza. Jack Stooks, per oltre vent’anni giardiniere a Highgrove al servizio di Re Carlo, ha svelato che i principi utilizzano moltissimo WhatsApp e naturalmente il personale di fiducia aveva sempre i loro numeri in caso di necessità, soprattutto per le faccende organizzative. Chiaramente, salvare “Kate Middleton” o “Principe William” nella rubrica del telefono sarebbe stato un rischio enorme: in caso di smarrimento del dispositivo, chiunque avrebbe avuto accesso diretto ai contatti della famiglia reale.
"Kate Middleton quando si arrabbia chiama William ‘pelato’, ma lui sa come vendicarsi": il retroscena sui soprannomi privati della Famiglia Reale – Il Fatto Quotidiano https://t.co/JUlHWThAL4 https://t.co/oxy4LrrPy8
— FQMagazine (@FQMagazineit) October 8, 2026
Da qui l’uso dei nomi in codice. Sullo schermo di uno smartphone, Kate veniva salvata come “Mrs Bobcat“, la signora Lince Rossa, un soprannome ereditato dal marito che era registrato proprio come “Bobcat“. Harry, invece, compariva nelle rubriche come “Baz“. I codici, a corte, hanno una lunga tradizione, in particolare quando c’è da gestire una questione di sicurezza: William e Kate diventano Danny Collins e Daphne Clark, due nomi che sembrano assolutamente normali ma che nascondono le iniziali di Duca e Duchessa di Cambridge, il titolo che portavano prima di diventare Principi del Galles.
Ai tempi dell’università, William tentava di passare inosservato facendosi chiamare semplicemente “Steve“, nel disperato tentativo di vivere un’esistenza quanto più normale possibile per un futuro re. Ma com’era il principe tramite messaggi con il personale di corte. Tutt’altro che l’erede al trono che detta ordini con il tono di chi è abituato a essere servito e riverito. Prima di chiedere un favore, William si informava su quanto lavoro avesse già chi stava dall’altra parte, quasi a scusarsi del disturbo. E a commissione sbrigata arrivava un messaggio di ringraziamento sorprendentemente informale: “Sei una leggenda“.
In famiglia, del resto, William di soprannomi ne colleziona parecchi. Mike Tindall, marito di Zara, in un podcast lo ha ribattezzato “One Pint Willy”: una pinta di birra, a suo dire, basta e avanza per il principe. Kate, oltre a “Pelato“, lo chiama anche “Big Willy“, una versione che lo scrittore Tom Quinn aveva raccontato nei suoi libri sulla famiglia reale. Ma i nomignoli hanno radici profonde nella storia della monarchia britannica. La Regina Elisabetta II era nota come “Lilibet“, un soprannome nato dalla sua incapacità, da bambina, di pronunciare correttamente il proprio nome. Il nomignolo venne poi utilizzato per distinguerla dalla Regina Madre, anche lei di nome Elisabeth. E proprio “Lilibet” è il nome che Harry e Meghan hanno scelto per la loro secondogenita, in omaggio alla bisnonna.
La lunga storia d’amore, tradimenti e riconciliazioni che lega da decenni Carlo e Camilla fu resa evidente agli occhi di Lady Diana quando la giovane principessa scoprì le loro iniziali, F e G, su un braccialetto. I due, amanti da tempo anche prima delle nozze da favola con Diana, in privato si chiamavano “Fred” e “Gladys“, soprannomi ispirati allo show radiofonico The Goon Show, del quale erano entrambi appassionati cultori.
E per non farsi mancare nessuno all’appello, resta il soprannome usato da Harry per chattare con Charlotte Griffiths, una giornalista del Daily Mail conosciuta nel circolo delle sue amicizie aristocratiche. Nei loro scambi pieni di malizia e allusioni, il Duca del Sussex era solito firmarsi “Mr Mischief”, il signor Birichino. I contenuti delle chat tra i due erano emersi durante la causa per violazione della privacy intentata dal principe contro Associated Newspapers Limited, l’editore del Daily Mail. È stato in quella circostanza che l’Alta Corte di Londra si è vista mostrare gli scambi di messaggi, prima su Facebook, dove Harry aveva un profilo segreto, e poi passati direttamente sui telefonini. Harry ha sempre smentito di aver avuto conversazioni compromettenti con la donna, asserendo di aver tagliato i ponti con la giornalista subito dopo aver scoperto la sua vera professione.
