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Due pesci rossi, una serata sul divano davanti a Il Re Leone, il cane Paloma e il fidanzato José Hernandez. Le Instagram Stories di Chiara Ferragni raccontano una quotidianità fatta di piccole cose, di momenti domestici rubati tra un impegno e l’altro. Ma nell’ordinaria amministrazione social dell’imprenditrice digitale, una domanda ha squarciato il velo della normalità, trasformandosi in un caso che va ben oltre il semplice gossip.

“Ma ogni tanto fai la mamma? Stai sempre in giro”. La provocazione è arrivata attraverso il box domande che la Ferragni aveva aperto per interagire con i suoi follower. Poche parole, apparentemente innocue per chi le ha scritte, devastanti per chi le ha ricevute. E Chiara, 39 anni, mamma di Leone e Vittoria nati dalla relazione con Fedez, non ci ha pensato due volte prima di rispondere pubblicamente, senza filtri e senza nascondere la propria irritazione.

“Seriamente? Faccio sempre la mamma perché sono la loro mamma. Quando non lavoro sto sempre con loro”, ha scritto nelle sue storie, aggiungendo dettagli concreti per smontare l’accusa: “Solo nelle ultime settimane sono stati con me a Madrid e Parigi nel weekend“. Non una semplice giustificazione personale, ma l’inizio di una riflessione più ampia che tocca un nervo scoperto della società italiana contemporanea.

Perché Chiara ha scelto di non fermarsi alla risposta puntuale. Ha allargato il discorso a tutte le madri che si trovano costantemente sotto il microscopio del giudizio altrui: “Possiamo smetterla di giudicare le madri? È davvero antiquato e assurdo“. Un appello che risuona come un grido di battaglia contro uno stereotipo duro a morire, quello della madre che deve scegliere tra carriera e figli, che se lavora non è abbastanza presente, che se viaggia sta “sempre in giro” invece di stare a casa a fare la mamma.

Il punto è proprio questo: cosa significa “fare la mamma” nell’immaginario collettivo. Per molti, evidentemente, significa essere fisicamente presente 24 ore su 24, rinunciare a viaggi di lavoro, eventi, vita sociale. Un modello che puzza di naftalina ma che continua a essere utilizzato come metro di giudizio, soprattutto nei confronti delle donne che hanno successo professionale.

Non è la prima volta che Chiara Ferragni si trova a dover rispondere ad accuse di questo tipo. Il copione si era già visto nel 2018, quando Leone era ancora un neonato. All’epoca il commento era stato ancora più duro: “La tata è praticamente sua mamma visto che lo sta crescendo lei e fa tutto quello che dovresti fare tu. Sei madre col cul* degli altri. Lei è più madre di te”. Un attacco frontale al suo ruolo genitoriale, una delegittimazione completa della sua maternità.

Anche in quell’occasione la risposta non si era fatta attendere: “Questi commenti che scopo hanno? Cercare di farmi sentire meno madre perché lavoro e sono aiutata a crescere mio figlio? Mi spiace ma su di me non funziona“. Parole che rivelano la consapevolezza di trovarsi al centro di un dibattito che va oltre la sua persona, che riguarda milioni di donne italiane alle prese con il senso di colpa imposto da una società che pretende la perfezione su tutti i fronti.

La questione del doppio standard è evidente: raramente un padre viene attaccato per i suoi viaggi di lavoro, per la presenza di una baby sitter, per il tempo trascorso lontano dai figli. La figura paterna può tranquillamente essere quella del “breadwinner” che porta a casa lo stipendio mentre qualcun altro si occupa della gestione quotidiana. Ma una madre che fa lo stesso viene immediatamente etichettata come inadeguata, egoista, “madre col cu*o degli altri”.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.