Domenica 1 marzo, durante lo speciale di Domenica In dedicato ai 30 Big di Sanremo 2026, Fulminacci ha attirato l’attenzione di tutti con una performance bizzarra e ironica: al posto del microfono, il cantautore romano ha scelto una banana, ripetendo la provocazione dello scorso anno e continuando la tradizione delle esibizioni anti-playback. L’artista, vincitore del premio della critica “Mia Martini” a Sanremo, ha spiegato che la scelta del frutto era legata alla copertina del suo brano Stupida sfortuna. Intervistato durante lo show, Fulminacci ha chiarito con tono scherzoso: “No, per carità, oggi sono svociato”, confermando l’aspetto ironico e non polemico della performance.
Non è stato l’unico a manifestare il proprio dissenso verso il playback. Sayf, secondo classificato al Festival ma primo al televoto, si è esibito con il microfono tenuto al contrario, senza cantare al vero, accompagnato dalla madre. La scelta di Fulminacci e Sayf si inserisce in un filone già consolidato: nel 2025 artisti come Rose Villain, Bresh, Stash e Sarah Toscano avevano dato vita a performance surreali per sottolineare l’impossibilità di cantare dal vivo davanti a trenta campioni e un’orchestra preimpostata. Rose Villain aveva invertito il microfono, Bresh lo aveva sostituito con un fiore, Sarah Toscano si era seduta sugli scalini senza strumenti, mentre Olly era sceso tra il pubblico lasciando che la base facesse tutto il lavoro.
NON FULMINACCI CHE CANTA CON UNA BANANA SEI LA PERSONA PIÙ IMPORTANTE D’ITALIA pic.twitter.com/I5nqJbtln4
— lucrezia ⭑ (@nessunconfine) March 1, 2026
Queste esibizioni, pur ironiche, offrono una riflessione sul ruolo del playback nelle trasmissioni televisive di musica dal vivo: se da un lato garantisce uniformità e qualità tecnica, dall’altro riduce l’autenticità della performance. Fulminacci ha scelto la banana non solo per il riferimento estetico ma anche per richiamare l’attenzione del pubblico sulla presenza del playback e sulla necessità di creatività anche in contesti rigidamente controllati. L’ironia degli artisti trasforma il palco in uno spazio di gioco e critica, dimostrando che la musica può essere anche provocazione e spettacolo insieme.
Immagina di essere un cantante che ha passato mesi a scrivere una canzone, a provarla con la band e a curare ogni singola nota. Poi arrivi in uno studio televisivo prestigioso e ti dicono: “Bello, ma ora fai finta“. Ecco, per artisti come Fulminacci o Sayf, il playback non è solo un aiuto tecnico, ma una specie di muro che li separa dal loro pubblico. Perché boicottarlo in modo così plateale, magari usando una banana o girando il microfono? La risposta sta tutta nella parola onestà. La musica dal vivo è “viva” proprio perché è imperfetta: c’è il respiro spezzato, c’è la stecca improvvisa, c’è l’emozione che ti fa tremare la voce.
È marketing, fa parte del pacchetto Sanremo. Il pezzo viene cantato live al festival e poi a Domenica In, prima uscita ufficiale, in playback perché questa è la regola. Si inizia martedì si finisce domenica, questo è il pacchetto e non c'entra la Venier
— Simovale 🎸🦄📚 (@Simovale6) March 2, 2026
Quando la televisione impone il playback per evitare problemi tecnici e garantire un suono “da disco“, trasforma il musicista in un attore. Gli artisti che hanno protestato a Domenica In volevano dire esattamente questo: “Se non mi lasciate cantare davvero, allora io non fingo nemmeno“. È un modo per non prendere in giro lo spettatore, trasformando una situazione di costrizione in un momento di gioco ironico e creativo.
La gente a casa ha adorato queste provocazioni. In un mondo pieno di filtri e finzioni, vedere Fulminacci che scherza con una banana o Sayf che porta la mamma sul palco mentre la base scorre è stato visto come un atto di libertà. Il messaggio passato è: “Siamo esseri umani, non robot”. Qui la situazione è stata più tesa. Se da una parte i tecnici Rai difendono il playback come necessità logistica (gestire 30 artisti dal vivo in poche ore è un incubo tecnico), dall’altra alcuni critici hanno storto il naso. C’è chi ha accusato gli artisti di essere “irrispettosi” verso il palco o verso l’orchestra che era lì presente (anche se ferma).
Fanno tutti finta e fanno tutti le stesse cose per far parlare di loro cosi vanno virali coi meme e le scenette… anche perché a domenica in se canti un pochino meglio o no live non serva a niente e conviene fare il playback dopo una settimana di lavoro per evitare le steccate
— ՞ (@cvntcountessa_) March 1, 2026
Alcuni conduttori hanno cercato di smorzare i toni con una risata, ma dietro le quinte la tensione si è sentita. Il rischio, per la produzione, è che la performance diventi una parodia del programma stesso, mettendo in dubbio l’autorevolezza del format. Questa vicenda ci insegna che l’ironia è un’arma potentissima. Invece di fare una polemica rabbiosa, questi artisti hanno scelto il sorriso e il paradosso per sollevare un problema serio: il valore dell’arte nel mondo dei media. Ci ricordano che, anche quando siamo costretti dentro regole rigide, c’è sempre spazio per la creatività e per riaffermare la propria identità.



