Le spille olimpiche non sono semplici oggetti da collezione: sono frammenti di storia che passano di mano in mano, raccontando edizioni, atleti e città. Ai Giochi, il “pin trading” è una tradizione radicata che unisce volontari, sportivi e appassionati di ogni età. A incarnare questo spirito è Edward Feldhake III, 73 anni, americano dell’Arizona, considerato il più grande collezionista di spille olimpiche al mondo. La sua raccolta conta circa 8.500 pezzi, accumulati seguendo 18 edizioni dei Giochi, estive e invernali. Oggi è volontario a Cortina e continua ad arricchire una collezione che è diventata un vero archivio della memoria olimpica.
Per capire cosa rappresentano le spille olimpiche, bisogna partire dalla loro funzione: sono piccoli distintivi metallici creati per ogni edizione dei Giochi, spesso prodotti da comitati organizzatori, sponsor, delegazioni o squadre nazionali. Durante l’evento diventano oggetto di scambio informale, il cosiddetto “pin trading”, una pratica che favorisce l’incontro tra persone di culture diverse. Non si tratta solo di collezionismo, ma di un rituale sociale che rafforza il senso di appartenenza alla comunità olimpica.
La storia di Edward Feldhake III, soprannominato “Nippy”, aiuta a comprendere questo fenomeno. Nato in Arizona, oggi 73enne, da giovane era atleta: correva i 5.000 e 10.000 metri. Gli infortuni lo costrinsero a interrompere l’atletica e, su consiglio medico, si dedicò al ciclismo, ricoprendo anche ruoli legati al team olimpico statunitense. Questa esperienza sportiva diretta ha reso il suo legame con i Giochi sia emotivo sia pratico: non solo spettatore, ma parte integrante dell’organizzazione.
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Il suo viaggio nel mondo delle spille iniziò ai Giochi di Los Angeles 1984 Summer Olympics, quando rimase affascinato dalla tradizione dello scambio. Da allora non si è più fermato. Ha partecipato a 18 edizioni olimpiche tra estive e invernali; l’unica assenza recente è stata Beijing 2022 Winter Olympics, a causa della pandemia di Covid-19. In un’edizione è stato formalmente invitato; in due Giochi disputati negli Stati Uniti ha lavorato come membro dello staff, contribuendo alla realizzazione del Villaggio Olimpico.
Oggi la sua collezione principale è custodita in Texas, mentre agli eventi porta solo i doppioni destinati allo scambio. Il 14 febbraio, durante un incontro organizzato dalla Fondazione Cortina nella lounge ufficiale, Feldhake ha messo a disposizione circa 3.500 spille duplicate. L’evento ha mostrato quanto il pin trading coinvolga soprattutto bambini e ragazzi: giravano con le tasche piene di distintivi, alla ricerca dello scambio perfetto. Feldhake, con la sua borsa colma di pezzi rari e storici, è stato descritto come una sorta di “Babbo Natale olimpico”.
Ma il suo ruolo va oltre l’immagine simpatica: insegna ai più giovani a riconoscere il valore degli oggetti, a non farsi ingannare negli scambi e a capire che una collezione cresce con intelligenza. Alcune delle sue spille più preziose non lo sono per il valore economico, ma per quello simbolico. A Parigi ha ricevuto un pin da Stephen Curry, stella dell’NBA; in un’altra occasione ne ha ottenuta una da Brittney Griner, atleta la cui vicenda personale, segnata dalla detenzione in Russia, ha avuto risonanza internazionale. Per Feldhake questi oggetti rappresentano punti d’incontro tra storie individuali e narrazioni globali dello sport.



