Il “giallo Schettini” scuote il mondo della scuola e dei social. Dopo le polemiche per alcune frasi pronunciate al podcast BSMT, il prof influencer Vincenzo Schettini è tornato al centro dell’attenzione per un altro motivo: oltre 100 video sono scomparsi dal suo canale YouTube “La Fisica Che Ci Piace”. Tra accuse, repliche e interrogativi, il caso intreccia scuola pubblica, cultura a pagamento e gestione dell’immagine online. Ecco cosa è successo, punto per punto.
Tutto nasce da un’intervista rilasciata da Schettini al podcast BSMT – Passa dal Basement, condotto da Gianluca Gazzoli. In quell’occasione il professore aveva affermato che gli insegnanti, in futuro, potrebbero proporre contenuti online anche a pagamento, sostenendo che “la buona cultura” non debba per forza essere gratuita. Una frase che ha acceso il dibattito, perché interpretata da molti come un’apertura all’idea di istruzione a pagamento.
Di fronte alle critiche, Schettini ha pubblicato un video di replica definendo “una vergogna” l’attacco ricevuto e accusando alcuni commentatori di aver travisato il senso delle sue parole. Nel chiarimento ha ribadito una distinzione centrale: la scuola pubblica, gratuita e garantita dalla Costituzione, è un diritto; altra cosa è la cultura intesa come libri, corsi di formazione, musei, teatro o concerti, che normalmente prevedono un costo. Il suo ragionamento è che un insegnante, in quanto professionista, possa offrire attività culturali extra-scolastiche retribuite, così come fanno medici o avvocati che lavorano sia nel pubblico sia nel privato.
La polemica però non si è fermata. Su X, Luisella Costamagna ha ricordato che l’istruzione è un diritto inalienabile e ha messo in guardia dal rischio che la cultura diventi “roba da ricchi”. Christian Raimo, invece, ha citato l’esempio di contenuti gratuiti disponibili su RaiPlay Sound, sottolineando che la diffusione libera del sapere è già una realtà. Nel frattempo, sotto i post social di Schettini sono comparsi anche commenti offensivi e attacchi personali, che il professore ha mostrato pubblicamente nel suo video di risposta.
Schettini ha inoltre difeso con forza la dignità del mestiere dell’insegnante, sostenendo che produrre conoscenza e fare cultura sia una professionalità a tutti gli effetti. Ha ricordato di aver pubblicato migliaia di video gratuiti su YouTube utili per interrogazioni, compiti ed esami, e di aver poi ampliato il progetto con libri e spettacoli teatrali, frutto – a suo dire – di sacrifici personali e investimento sul proprio talento.
Mentre la discussione sulle sue dichiarazioni era ancora accesa, è emerso un secondo elemento che ha alimentato il “giallo”. Secondo le analisi di Social Blade, nella giornata del 22 febbraio il canale “La Fisica Che Ci Piace” avrebbe rimosso o nascosto 104 video. Un dato rilevato confrontando le statistiche attuali con le versioni precedenti archiviate tramite Wayback Machine: il 13 febbraio 2026 i video risultavano circa 1.400, mentre pochi giorni dopo ne comparivano circa 1.300.
“La fisica che ci piace” ha cancellato 104 video. Sì, proprio così. Ogni volta che compaiono i soliti soggetti pronti a strumentalizzare e a lanciare attacchi sul piano personale, guarda caso diventa improvvisamente chiarissimo quali contenuti devono sparire. pic.twitter.com/93o8sUjkMz
— Umberto Bertonelli (@drelegantia) February 23, 2026
YouTube non rende pubblico l’elenco preciso dei contenuti eliminati e le pagine archiviate non sono completamente navigabili, ma alcune verifiche hanno evidenziato la scomparsa di almeno una playlist intitolata “risoluzione CIRCUITO ELETTRICO MISTO”. Non è possibile stabilire con certezza le ragioni della rimozione: potrebbe trattarsi di una revisione editoriale, di contenuti obsoleti o di materiale non più coerente con la linea attuale del progetto.
Il tutto si inserisce in un contesto più ampio: alcune testimonianze di ex studenti, relative al biennio 2018-2019, hanno descritto modalità di lezione in cui gli studenti avrebbero gestito le riprese video in classe, con spiegazioni talvolta interrotte per sistemare le inquadrature e inviti a seguire dirette pomeridiane. Non esistono però conferme ufficiali sui motivi specifici della rimozione dei video né collegamenti dimostrati tra le testimonianze e la recente “pulizia” del canale.
Per comprendere il caso, è utile distinguere i piani: da una parte c’è il dibattito culturale sul valore economico della conoscenza e sul confine tra servizio pubblico e attività privata; dall’altra c’è la gestione di un grande progetto digitale con centinaia di migliaia di iscritti e oltre un migliaio di contenuti pubblicati dal 2015 a oggi. Le tempistiche – polemiche prima, rimozione massiccia poi – hanno inevitabilmente sollevato domande tra follower e osservatori.
Il “giallo Schettini” non è quindi solo una vicenda personale, ma un caso di studio su come scuola, social media e mercato culturale possano entrare in tensione. Il caso è un esempio concreto di come una dichiarazione pubblica possa generare interpretazioni diverse, di come i dati digitali possano essere usati per analizzare un fenomeno e di quanto sia delicato il confine tra diritto all’istruzione e valorizzazione economica della cultura.



