Alberto Matano lancia il servizio con la solita compostezza da conduttore Rai. C’è un paese invaso dai pavoni, quel paese è Punta Marina. Frazione balneare di Ravenna, cittadina romagnola che da anni convive con una popolazione di eleganti pennuti che ha deciso di eleggere le sue strade, i suoi tetti e i suoi giardini a dimora stabile. Ma il servizio de La Vita in Diretta non è il solito reportage compassato: parte dritto, senza filtri. Una signora dai capelli rossi urla un “bastaaaaaaaa” furibondo, esasperato, invelenito. Poi, subito dopo, a schiaffo, il verso stridente del pavone. Un vortice sonoro che diventa subito ritmo televisivo.
Il montaggio è serrato, quasi ipnotico: testimonianze dei cittadini inferociti, stridio acuto degli animali, di nuovo le urla dei residenti, ancora il verso che perfora i timpani. Per molti utenti social, il risultato sfiora il capolavoro involontario. C’è chi invoca l’Oscar per il montatore, chi scherza sulla tv italiana “inarrivabile“, chi semplicemente ride di gusto davanti a uno spettacolo che oscilla tra il grottesco e il surreale. Ma c’è anche chi storce il naso e grida al degrado: “Dove arriverà la televisione di questo passo?“.
L’inviata Monica Raucci pone domande dirette ai cittadini. “Primo problema?“, chiede. “Fanno la cacca di notte“, risponde un signore con un’espressione che lascia trasparire anni di convivenza forzata. Uno scambio che è già cult, e che apre a interrogativi involontariamente filosofici: solo di notte? E se fosse di giorno sarebbe stato diverso, meglio? Le risposte restano sospese nell’aria, insieme agli escrementi sui marciapiedi.
Vi giuro son piegato in due, una pagina stupenda di televisione pic.twitter.com/Hw8ILaHgqn
— LA VP (@_WhiteThiago) May 4, 2026
Punta Marina non è nuova a questa situazione. I pavoni vivono nella zona da almeno dodici anni: nel 2014 erano appena una decina, concentrati soprattutto nella pineta attorno all’ex colonia dell’Aeronautica Militare. Con il lockdown del 2020, però, qualcosa è cambiato. Gli uccelli hanno iniziato a spostarsi stabilmente tra strade e tetti della località, diventando una presenza fissa anche nelle aree abitate. Oggi si contano circa 100-120 esemplari, e la convivenza non è sempre pacifica.
Il pavone maschio può raggiungere tra i 180 e i 230 centimetri di lunghezza complessiva, considerando anche la lunga coda ornamentale che da sola può superare i 150 centimetri. L’altezza media oscilla tra gli 80 e i 130 centimetri, mentre il peso varia generalmente tra i 4 e i 6 chili. La femmina è più piccola: circa 90-100 centimetri di lunghezza e un peso tra i 2,5 e i 4 chili. Sicché, chi afferma di sentirli zompettare sul tetto di notte non sta esagerando. E nemmeno chi racconta che hanno l’abitudine di considerare un nemico il loro riflesso su superfici specchiate, arrivando a beccare e a rompere i vetri delle auto o delle finestre.
“Mangiano pane, piadine, quello che offrono le persone per strada“, spiega esasperata una donna ai microfoni della trasmissione. Un altro servizio successivo ha approfondito ulteriormente il menù dei volatili: “Gli danno da mangiare non solo la piadina, ma anche brioche, pasta e pezzi di pizza“. Un’alimentazione che testimonia quanto questi animali si siano integrati, nel bene e nel male, nella vita quotidiana del paese. “Lasciano escrementi ovunque, i bambini non possono uscire in giardino a giocare“, aggiunge un altro cittadino.
Io una soluzione ce l'avrei pic.twitter.com/zY3Bvh79di
— 🇮🇹 𝕭epi dal giasso 🕮𓃬 (@BHorrorGhost) May 5, 2026
La notte è l’orario peggiore. Durante la stagione degli amori, i pavoni emettono versi acuti che disturbano la quiete della cittadina. Il rumore diventa insopportabile per chi deve alzarsi presto la mattina, per chi ha bambini piccoli, per chi semplicemente vorrebbe dormire senza essere svegliato da un richiamo che somiglia a un grido d’aiuto. I tetti vengono danneggiati dalle loro passeggiate notturne, le tegole spostate, le carrozzerie delle auto beccate. È una guerra di logoramento quotidiana.
Ma non tutti a Punta Marina sono contrari. Tra i cittadini c’è chi difende i pavoni, considerandoli un’attrazione turistica della zona, un elemento di folklore che rende unica la località. Si sono creati così due schieramenti ben distinti: i pro pav e i no pav. Ognuno cerca il suo spazio mediatico sui giornali, nelle trasmissioni televisive, sui social. “Se abbiamo la bellezza, perché la dobbiamo mandare via?“, si chiede un signore ai microfoni di Sky Tg24, esprimendo una posizione che non è isolata.
Il Comune di Ravenna ha cercato di mediare. Sono stati realizzati e posizionati cartelli ad hoc che invitano a non dare cibo agli esemplari e a non maltrattarli. “Puntiamo a fare un censimento e ad avviare un’interlocuzione con la cittadinanza, con le associazioni animaliste, per trovare una soluzione“, ha dichiarato al Tg1 Francesca Impelizzeri, assessore ai diritti degli animali del comune ravennate.
"Pavone infame, per te solo le lame"
— Gian (@Gian_77_yyz) May 5, 2026
Negli anni sono state proposte diverse soluzioni: spostarli in fattorie didattiche, agriturismi, parchi zoologici. Il Safari Ravenna, a pochi passi da Mirabilandia, si è offerto di accogliere 20 esemplari: 15 maschi e 5 femmine all’interno della sua area pedonale. Ma finora nessuna soluzione è stata concretamente realizzata.
Il pubblico da casa ascolta la storia del paese invaso dai pavoni, un po’ Gianni Rodari un po’ Alfred Hitchcock. Si chiede “chissà, potrebbe capitare ovunque“, si schiera dalla parte dei residenti esasperati o da quella di chi difende gli animali. Ma è il pubblico social a impazzire davvero: il servizio diventa virale, viene condiviso, commentato, remixato. Da quando è andato in onda, è boom di richieste per adottare questi uccelli incantevoli ma sbarazzini, da privati e da strutture pubbliche.
Eppure non sono mancate le critiche. C’è chi ha accusato La Vita in Diretta di inseguire la viralità tipica dei social, di aver abbassato il livello dell’informazione Rai. Il montaggio incalzante, i tappeti musicali degni di un giallo hitchcockiano, le testimonianze esasperate montate con un ritmo serrato: tutto questo ha fatto gridare qualcuno al trash, al degrado della televisione pubblica. La stessa parolina che per anni è stata associata al Pomeriggio Cinque di Barbara D’Urso, considerato il male assoluto della tv italiana.
Ora é anche internazionale!https://t.co/Xx0Xopnm2V
Commenti e re-tweet da tutto il mondo. 😂😂😂— paolo quagliara (@PQuagliara) May 6, 2026
Ma è davvero questo il degrado? Un servizio ben montato, che informa su una situazione reale, che racconta un territorio e le sue contraddizioni, che fa sorridere senza mentire? O forse il degrado passa per altro: mancanza di idee, ossessione per la cronaca nera più morbosa, censure inutili, assenza di leggerezza? Il programma condotto da Alberto Matano ha scelto di raccontare anche storie più piccole, più leggere rispetto ai casi di cronaca nera che tradizionalmente riempiono i pomeridiani televisivi. E lo ha fatto con ironia, consapevolezza, ritmo.
Certo, il modo in cui si raccontano le notizie conta. Il montaggio, la musica, il clima tra il tensivo e l’iperbolico possono rendere grottesca anche la storia più seria. Ma in questo caso, la grottesca è nella realtà stessa: un paese romagnolo diviso tra chi ama e chi odia dei pavoni che si nutrono di piadina. Non serve inventare nulla, basta raccontare. E se il risultato diventa virale, se la gente ride e commenta, forse non è solo colpa del sensazionalismo televisivo. Forse è che questa storia, nella sua assurdità quotidiana, tocca corde profonde: il rapporto tra esseri umani e natura, la difficoltà di convivere con l’imprevisto, la capacità tutta italiana di dividersi su qualsiasi cosa.
