Cosa hanno in comune una cantautrice di Palermo e la più grande popstar americana del momento? Più di quanto si possa immaginare. Difatti Giusy Ferreri ha deciso di seguire le orme di Taylor Swift in una battaglia che non si combatte sui palchi o nelle classifiche, ma nelle aule legali e negli uffici della proprietà intellettuale. Una battaglia silenziosa ma cruciale contro una minaccia che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza: i deepfake generati dall’intelligenza artificiale.
La voce di Giusy Ferreri è stata ufficialmente registrata come marchio presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, l’EUIPO. Non si tratta di un capriccio da diva o di una mossa di marketing particolarmente creativa, ma di un’operazione legale sofisticata che punta a proteggere uno degli elementi più distintivi di un artista: la sua impronta vocale, quel timbro unico e riconoscibile che ha reso celebri brani come “Non ti scordar mai di me” o “Roma-Bangkok“.
L’EUIPO non è un ente qualunque. Gestisce i diritti sui marchi, disegni e modelli a livello europeo, garantendone la validità in tutti i Paesi membri dell’Unione. Registrare la propria voce presso questo organismo significa creare una barriera legale contro chiunque voglia utilizzarla senza autorizzazione, che sia per scopi commerciali o per creare contenuti falsi.
Dopo Taylor Swift, anche Giusy Ferreri deposita il marchio sonoro della sua voce contro l'utilizzo non autorizzato tramite intelligenza artificiale. È la prima artista in Europa a farlo.
Fonte: Repubblica pic.twitter.com/umsg0DpAjb
— Trash Italiano (@trash_italiano) May 12, 2026
“L’evoluzione del diritto della proprietà intellettuale impone oggi una tutela sempre più avanzata degli elementi distintivi della persona e dell’identità artistica“, spiega l’avvocato Marco Mastracci, legale della cantante, in una nuova intervista. Le sue parole tracciano un quadro chiaro: la voce non è più semplicemente uno strumento espressivo, ma un vero e proprio asset immateriale. Ha un valore economico, artistico e comunicativo enorme, comparabile a un logo aziendale o a un brevetto tecnologico.
Ma perché questa urgenza? Perché proprio ora? La risposta sta nell’accelerazione vertiginosa delle tecnologie di sintesi vocale e dei deepfake. Oggi, con pochi secondi di registrazione e gli strumenti giusti, l’intelligenza artificiale può clonare una voce con una fedeltà impressionante. Può farla cantare canzoni mai incise, pronunciare frasi mai dette, persino creare pubblicità o contenuti politici fraudolenti. Il confine tra reale e artificiale si è assottigliato fino quasi a dissolversi.
Taylor Swift aveva aperto la strada poche settimane prima, depositando una richiesta simile per registrare la propria voce e immagine come marchi. La mossa della popstar americana aveva fatto discutere, sollevando interrogativi sul futuro della creatività e sui confini della proprietà intellettuale. Ora Giusy Ferreri porta questa battaglia in Europa, dimostrando che il tema non riguarda solo le superstar globali, ma qualsiasi artista la cui voce abbia un valore riconoscibile sul mercato.

Questa evoluzione del diritto apre scenari inediti. Se la voce può essere registrata come marchio, allora diventa un bene tutelabile, difendibile in tribunale, trasmissibile agli eredi. Ma pone anche domande complesse: fino a che punto si può rivendicare la proprietà su una caratteristica così intrinsecamente umana? Come si bilanciano questi diritti con la libertà di parodia, satira o tributo? E cosa succede quando l’intelligenza artificiale diventa così sofisticata da creare voci indistinguibili da quelle reali?
Soltanto il tempo saprà dircelo, con l’Intelligenza Artificiale che già adesso sta cambiando radicalmente il nostro modo di vivere e produrre l’arte, richiedendo di conseguenza delle azioni importanti prima che sia troppo tardi.
