Le parole di Francesco De Gregori sulla possibilità degli artisti di schierarsi politicamente hanno innescato un dibattito infuocato nel mondo dello spettacolo italiano. Il cantautore romano, presentando il 26 maggio i suoi progetti legati al live “Nevergreen (Perfette Sconosciute)“, ha affermato senza mezzi termini di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera netta su questioni internazionali di guerra, perché tutto ciò che ci circonda andrebbe analizzato con estrema cura.
Ma è l’affondo su Bruce Springsteen a far alzare le barricate: “C’è bisogno che Springsteen dica che è contro l’amministrazione Trump? Non credo“. De Gregori ha poi aggiunto che un proclama buttato giù da un palco o scritto in un appello lo lascia abbastanza indifferente, rivendicando una posizione che ha subito sollevato un polverone.
@laragione.eu Francesco De Gregori ha accesso il dibattito sul ruolo pubblico degli artisti. Al teatro Out Off di Milano, nei giorni scorsi, il cantautore romano ha ribadito la sua distanza dai proclami dal palco e dalle prese di posizione nette su temi internazionali: “Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo si schiera in maniera netta su questioni internazionali: le cose vanno analizzate con estrema cura, il proclama dal palco mi lascia abbastanza indifferente. Gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico, ma perché non lo fanno per conto loro? Questo ruolo non mi sento di condividerlo”. Lo ha detto qualche giorno fa Francesco De Gregori al teatro Out Off di Milano, dove il prossimo autunno tornerà con la residenza ‘Nevergreen/perfette sconosciute’. Nel proseguire il suo ragionamento, De Gregori ha chiarito meglio la sua posizione, riferendosi anche alle parole di Bruce Springsteen e ai suoi interventi critici nei confronti dell’amministrazione Trump: “Sensibilizzo attraverso le canzoni che scrivo, non con quello che dico – ha sottolineato riferendosi al ruolo sociale degli artisti sul palco, a chi gli domandava di Bruce Springsteen e dei suoi interventi critici nei confronti dell’amministrazione Trump -. Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele. Non do lezioni, visto che io anche ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’, il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo, che titoli ha per farlo?”. di Federico Arduini #francescodegregori #degregori #musica #brucespringsteen #springsteen ♬ audio originale – Quotidiano La Ragione
“Non sono per gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico, ma perché? Non sono abbastanza sensibili per conto loro? Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele.” – Francesco De Gregori
La reazione più dura arriva da Enzo Iacchetti, che non ha usato mezzi termini sotto il post pubblicato sulla pagina Instagram de Il Fatto Quotidiano: “Grande cazzata. L’uomo di spettacolo è un uomo che pensa al mondo e al futuro dei suoi figli. Che delusione che sei“. Parole che esprimono tutto il disappunto del conduttore di Striscia la Notizia, deluso da chi considerava un punto di riferimento della musica impegnata italiana. Più diplomatico ma sulla stessa lunghezza d’onda Eros Ramazzotti, che commenta: “Non sono d’accordo con il maestro dal volto umano“. Una presa di posizione che dimostra come le affermazioni del Principe abbiano creato un fronte trasversale di dissenso.
Ma è Morgan a entrare nella polemica con l’artiglieria pesante. Il frontman dei Bluvertigo ha pubblicato un video sui social in cui, dopo un esordio rispettoso (“Carissimissimissimo Francesco De Gregori, ti stimo, ti rispetto come artista importante per la cultura italiana“), passa all’attacco frontale.
“Vedi Francesco, tu non capisci perché gli artisti devono schierarsi politicamente. Oggi credo che tu non sia sufficientemente interessato alla questione perché non hai bisogno più di lottare. Dovresti ricordarti però che la lotta è la postura naturale per chiunque abbia quello slancio che si chiama spirito artistico. Il punto non è schierarsi, nessuno si schiera, si esprime la propria opinione di persone non condizionate, di persone coraggiose e pietose. Non si tratta di politica ma di impegno sociale e di forza delle idee. Tu dici che ti lascia indifferente, questo è grave. Perché dove c’è iniquità, schiavismo, dittatura, l’indifferenza pesa a favore dell’oppressione” – Morgan
Il cantante ed ex giudice di X Factor incalza: “Come può non importarti il genocidio di Palestina? Perché tu non lo vedi e non lo subisci. Allora dov’è quell’intelligenza che un tempo ti faceva commuovere?“. Domande che risuonano come un atto d’accusa verso chi ha fatto della canzone d’autore impegnata uno stendardo per decenni. Anche Elisa si era schierata nei giorni precedenti, senza nominare direttamente De Gregori ma con un messaggio chiaro durante il concerto evento a Campovolo per i suoi trent’anni di carriera: “Non posso stare in silenzio“. Un riferimento che molti hanno letto come una risposta indiretta alle posizioni del collega romano. Più sfumata ma interessante la posizione di Zerocalcare, che ha commentato le considerazioni di De Gregori con la sua consueta lucidità.
“Sono contento quando una persona che ha una voce pubblica la usa per dire cose importanti, ma la pretesa di farglielo fare per forza a una persona che non se la sente e che magari dice così per avere il plauso, dei like o zittire gli altri, non è una cosa che fa bene neanche alla causa stessa.” – Zerocalcare
@_alanews_ Zerocalcare interviene nel dibattito sul ruolo pubblico degli artisti e prende posizione dopo le recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori. Ospite del Best Movie Day di Milano, il fumettista ha spiegato di apprezzare chi usa la propria visibilità per affrontare temi importanti, ma di non condividere la pressione esercitata su chi non se la sente di esporsi pubblicamente. L’autore romano ha poi parlato della sua nuova serie tv Due Spicci, disponibile su Netflix dal 27 maggio, definendola il riflesso di un momento personale più complesso: “È più cupa perché corrisponde a un momento più cupo della mia vita”. Una chiusura di un percorso narrativo che, secondo Zerocalcare, ha anche un respiro più cinematografico rispetto ai lavori precedenti. Infine, una confessione sul futuro: “In questo momento non so neanche se voglio continuare a fare questo lavoro” #zerocalcare #degregori #cinema #news ♬ audio originale – alanews
Il dibattito ha riaperto una questione antica quanto la cultura pop: qual è il ruolo dell’artista nella società? Deve essere un faro morale, una guida, qualcuno che usa la propria visibilità per orientare il pubblico verso posizioni etiche? O deve limitarsi a fare arte, lasciando che ognuno tragga le proprie conclusioni? La risposta probabilmente sta nel mezzo, ma ciò che questa polemica ha dimostrato è che l’Italia si aspetta ancora dai propri cantautori un ruolo civile, una funzione di coscienza critica che vada oltre l’intrattenimento.
Resta il paradosso: De Gregori, autore di Generale e La storia, canzoni antimilitariste e di denuncia sociale che hanno segnato generazioni, oggi rivendica il diritto all’indifferenza su Gaza e Trump. Un cambio di rotta che molti leggono come il segno di una stanchezza, di un disincanto maturato con l’età. Altri invece come una riflessione più profonda sulla sterilità dei proclami e sull’ipocrisia di certo impegno da palcoscenico.
