L’Eurovision Song Contest 2026 ha confermato ancora una volta di essere molto più di una semplice competizione musicale. La prima semifinale andata in scena alla Wiener Stadthalle di Vienna ha visto nuovamente esplodere le tensioni legate alla partecipazione di Israele, con scene di contestazione in diretta televisiva e interventi della polizia che hanno fatto rapidamente il giro dei social media. Quando Noam Bettan è salito sul palco per interpretare “Michelle“, rappresentando KAN, la televisione pubblica israeliana, ancora prima che partissero le prime note un coro si è levato dall’arena: “Stop the genocide“.
Si sente urlare “stop, stop the genocide” durante il brano di Israele all’Eurovision. pic.twitter.com/hTVh0YIDCU
— Trash Italiano (@trash_italiano) May 12, 2026
Urla che migliaia di telespettatori italiani hanno sentito distintamente durante la trasmissione su Rai Due, alimentando immediatamente il dibattito online. Un membro del pubblico, posizionato nelle vicinanze di uno dei microfoni ambientali disseminati in platea, ha continuato a protestare anche durante l’esecuzione del brano, rendendo la contestazione parte integrante della diretta. La scelta dell’ORF, la televisione pubblica austriaca che quest’anno organizza l’evento in qualità di Host Broadcaster, è stata netta e in aperto contrasto con le edizioni precedenti: nessun filtro audio, nessuna copertura dei fischi.
FREE PALESTINE CHANTS DURING ISRAEL‘S EUROVISION PERFORMANCE#Eurovision #Eurovision2026 #ESC2026 pic.twitter.com/PwXikiEzfP
— Kerem 🇸🇪🇫🇮🇩🇰🇷🇴🇧🇬 (@Krm_H67) May 12, 2026
Una decisione radicalmente opposta a quella adottata dalla SVT svedese nel 2024 e dalla SRG SSR svizzera nel 2025, quando le regie avevano applicato filtri sonori per attutire le contestazioni rivolte rispettivamente a Eden Golan e Yuval Raphael, i precedenti rappresentanti israeliani. I momenti di tensione non si sono limitati alle urla captate dai microfoni. La sicurezza e la polizia sono dovute intervenire per allontanare alcuni manifestanti pro-Palestina che avevano iniziato a disturbare il pubblico. Sui social network, in particolare su TikTok e Twitter, sono circolati numerosi video che mostrano contestatori trascinati via dalle forze dell’ordine.
A pro-Palestine protestor was forcefully removed from the #Eurovision arena tonight after Israel performed. His chants were heard before and during the performance. pic.twitter.com/tCdoU873yE
— sᴜᴘᴇʀ ᴛᴠ (@superTV247) May 12, 2026
In una delle immagini più condivise si vede chiaramente una persona con la scritta “Free Palestine” sulla schiena mentre viene accompagnata fuori dall’arena. La nota ufficiale diffusa dall’ORF nelle ore successive ha confermato la dinamica degli eventi: “Un pubblico di 10.000 fan nella Wiener Stadthalle, nella Prima Semifinale del 70º Eurovision Song Contest a Vienna, ha accolto entusiasticamente ogni artista questa sera. Come precedentemente annunciato, l’ORF sta trasmettendo un audio live pulito dai microfoni presenti in platea, prima e durante la performance di ogni artista. Un membro del pubblico, vicino a un microfono, ha espresso ad alta voce le proprie opinioni quando l’artista israeliano ha iniziato la sua esibizione“.
🇮🇱A protester against Israel was arrested inside the arena during Israel performance pic.twitter.com/m8f7bCvdGT
— Eurovision News (@EurovisionNewZ) May 12, 2026
Il comunicato prosegue specificando che “successivamente sono stati allontanati dalla sicurezza per aver continuato a disturbare il pubblico” e che “altre tre persone sono state inoltre allontanate dall’arena dalla sicurezza per comportamento molesto”. In totale, quindi, quattro persone sono state fatte uscire dalla struttura. Un dettaglio che ha scatenato ulteriori polemiche riguarda i video ufficiali pubblicati successivamente sui canali social e YouTube dell’Eurovision: nelle versioni caricate online, le urla di protesta risultano completamente assenti, facendo scattare dal pubblico accuse di censura a posteriori da parte dell’organizzazione.
Palestinian flags were seen in the crowd during Noam Betan’s final Eurovision rehearsal, just hours before tonight’s first semi-final.
The Eurovision 2026 semi-final kicks off tonight (Tuesday) at 10 p.m. Israel time and will air on Kan 11. Earlier in the day, the official dress… pic.twitter.com/jeAgC3wkff
— Ynet Global (@ynetnews) May 12, 2026
Durante la diretta italiana, molti spettatori hanno notato anche un comportamento anomalo di Gabriele Corsi, conduttore della serata insieme a Carolina Di Domenico e Elettra Lamborghini. Nel corso dell’esibizione di Noam Bettan, Corsi è rimasto praticamente in silenzio, limitandosi a pronunciare “Noam Bettan per Israele” all’inizio della performance, senza aggiungere alcun commento sul brano o sull’esibizione. A parlare della canzone è stata soltanto Elettra Lamborghini. Il silenzio prolungato del conduttore è stato interpretato da molti utenti sui social come una forma di protesta silenziosa o quantomeno come una presa di distanza personale rispetto alla situazione.
A protester shouting ‘stop the genocide’ was removed from the venue by security during Israel’s Eurovision performance pic.twitter.com/yZUOwpIiWN
— Elad Simchayoff (@Elad_Si) May 12, 2026
Corsi non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’episodio, lasciando aperte le interpretazioni. Un contrasto stridente si è registrato tra la reazione del pubblico in arena e quella della sala stampa. Mentre gli spettatori fischiavano e protestavano, i giornalisti presenti hanno tributato a Noam Bettan un applauso al termine della sua esibizione, evidenziando la frattura tra percezione popolare e valutazione tecnico-artistica dell’evento.
Someone was shouting “Free Palestine” during Israel’s performance at Eurovision. He was kicked out. #Eurovisión #eurovision pic.twitter.com/b5DuyZaMZk
— A (@samet63) May 12, 2026
Le immagini di spettatori trascinati via dalla polizia durante una manifestazione che porta lo slogan “United by music” sollevano interrogativi profondi sul ruolo e sul significato contemporaneo dell’Eurovision. L’iconico motto che accompagna da sempre il concorso suona sempre più stridente di fronte a una realtà in cui il pubblico viene allontanato con la forza per aver espresso dissenso. Una contraddizione che gli organizzatori dovranno prima o poi affrontare, chiedendosi se l’evento rappresenti ancora davvero il pubblico europeo o se abbia smarrito il contatto con le sensibilità e le preoccupazioni di una parte significativa dei suoi spettatori.
