X

Barba bianca incolta, capelli arruffati che sfiorano le spalle, occhiali da sole scuri che nascondono lo sguardo. Un uomo in giacca nera cammina per le strade di Tel Aviv, affiancato da due figure che sembrano guardie del corpo. L’immagine ha fatto il giro del mondo in pochi giorni, accumulando milioni di visualizzazioni e scatenando un tornado di speculazioni online. Il motivo? Quell’uomo somiglia in modo inquietante a Jeffrey Epstein, il finanziere americano pedofilo morto nel 2019 in una cella del carcere di New York. O almeno, così ci hanno raccontato.

La teoria complottista si è diffusa come un incendio nella prateria secca dei social network: il corpo trovato nella cella non era il suo, Epstein è riuscito a fuggire, oggi vive protetto in Israele, forse è sempre stato un agente del Mossad. Una narrazione perfetta per chi da anni sospetta che dietro la morte del miliardario ci siano verità indicibili, manovre occulte, poteri che agiscono nell’ombra. Ma quanto c’è di vero in questa fotografia che ha alimentato il complottismo globale?

Ci hanno pensato i fact checker israeliani a smontare pezzo per pezzo questa costruzione narrativa. Il canale televisivo ILTV ha dedicato un approfondimento alla questione, partendo da un dettaglio che la maggior parte delle persone non poteva cogliere: la scarsa conoscenza della lingua ebraica. Nel cartello stradale che campeggia alle spalle del trio immortalato mentre attraversa la strada, sotto la scritta in inglese Tel Aviv, appare una riga in caratteri ebraici. Dovrebbe essere la traduzione del nome della città, giusto? Sbagliato. Quella dicitura in ebraico non ha alcun significato. Letteralmente, si traduce con “senza senso“. Un primo campanello d’allarme che qualcosa non tornava.

Ma è stato il lavoro investigativo di France 24, attraverso un secondo fact check, a fornire la prova definitiva. I giornalisti sono risaliti alla versione originale dell’immagine pubblicata sulla piattaforma Reddit, prima che qualcuno la ritagliasse strategicamente per farla circolare. Nella foto integra si nota un dettaglio rivelatore: sulla scarpa dell’uomo che cammina sulla destra compare il logo a forma di diamante di Gemini, il modello di intelligenza artificiale generativa sviluppato da Google. Quel marchio è la firma inequivocabile: l’immagine è stata creata artificialmente, non rappresenta una scena reale.

Eliminando quel particolare compromettente, la foto ha potuto viaggiare liberamente attraverso i social, alimentando speculazioni sempre più elaborate. La più gettonata? Epstein non solo sarebbe vivo, ma sarebbe stato per anni un agente del Mossad. I servizi segreti israeliani gli avrebbero fornito una via di fuga dal carcere, sostituendo il suo corpo con quello di un’altra persona. Una teoria affascinante per chi ama i thriller di spionaggio, ma che si scontra con alcuni fatti concreti.

Come ha sottolineato ILTV nel suo servizio, è vero che Epstein era ebreo ed era molto amico dell’ex primo ministro israeliano Ehud Barak. Ma nei documenti emersi dai cosiddetti Epstein Files – le migliaia di pagine di atti giudiziari resi pubblici – compaiono anche ex presidenti americani, l’ex principe Andrea, personaggi dei media, della politica internazionale e milionari di ogni provenienza. Perché la fissazione proprio sul primo ministro israeliano? E ancora: nei Files ci sono migliaia di citazioni della Russia, che avrebbero potuto portare qualcuno a teorizzare che fosse un agente del KGB. Eppure quella narrazione non ha preso piede con la stessa forza.

C’è persino una email, mostrata durante il fact checking televisivo, in cui Epstein declina un invito a recarsi in Israele scrivendo testualmente: “Non mi piace Israele“. Un dettaglio che stona con l’immagine di un uomo che avrebbe scelto proprio Tel Aviv come rifugio sicuro per la sua nuova vita clandestina. Ma la vicenda non si ferma qui. Nei giorni scorsi è emersa un’altra teoria legata al mondo dei videogiochi, che ha costretto persino Epic Games a intervenire pubblicamente. Secondo alcune voci circolate online, l’account Fortnite utilizzato da Epstein sarebbe rimasto attivo anche dopo la sua morte, continuando a giocare da Israele. L’alias in questione era “littlestjeff1“, un nome apparso effettivamente in alcuni documenti dei Files pubblicati a fine gennaio.

Il 6 febbraio Epic Games ha dovuto smentire ufficialmente: “Si trattava di uno stratagemma di un giocatore di Fortnite“, ha scritto l’account Fortnite Status su X. “Il proprietario di un account esistente ha cambiato il proprio nome utente in littlestjeff1, dopo la rivelazione di questo alias nei documenti“. L’alias compare effettivamente tra il materiale pubblicato dal Dipartimento di Giustizia, ma solo in una email contenente la ricevuta dell’acquisto di un film da YouTube. Un altro documento del 7 maggio 2019 mostra un addebito di 25,95 dollari per Fortnite V-Bucks, ma senza riferimento specifico a quell’account.

Queste rivelazioni hanno spinto gli utenti online a cercare quel nome utente sulla piattaforma di gioco, trovandolo effettivamente attivo. La cosa ha alimentato ulteriori speculazioni, al punto che persino il CEO di Epic Games, Tim Sweeney, è dovuto intervenire personalmente su X: “Qualcuno si sta divertendo rinominando il suo account su Fortnite, ma è una cosa recente e non connessa agli indirizzi email nel nostro archivio“. Questa vicenda racconta molto più di una semplice foto falsa generata dall’intelligenza artificiale.

Racconta di come nell’era digitale le teorie complottiste trovino terreno fertile, di come un’immagine creata al computer possa essere spacciata per realtà, di come la combinazione tra un personaggio controverso, una morte avvolta da zone d’ombra e la potenza virale dei social network possa creare tempeste informative difficili da domare. Il caso Epstein continua a generare domande legittime sulla sua vita, le sue connessioni, le circostanze della sua morte. Ma questa particolare foto di Tel Aviv non aggiunge alcun elemento al mistero. È semplicemente un prodotto dell’intelligenza artificiale, sapientemente ritagliato e diffuso per cavalcare l’onda del complottismo globale. Un promemoria potente di quanto sia diventato semplice, oggi, confondere il falso con il vero.

Condividi.

Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.