Elon Musk è diventato il primo essere umano nella storia a superare i 500 miliardi di dollari di patrimonio netto. Una cifra talmente astronomica da risultare quasi incomprensibile: mezzo trilione di dollari, più del PIL di interi stati europei. Eppure, secondo le sue stesse dichiarazioni e quelle di chi lo conosce bene, l’uomo più ricco del pianeta conduce un’esistenza sorprendentemente spartana, lontana anni luce dallo sfarzo che ci si aspetterebbe da chi possiede una fortuna simile.

Nel 2021, Musk ha dichiarato di vivere in una casa prefabbricata del valore di appena 50.000 dollari nella punta meridionale del Texas, vicino alla sede della sua azienda aerospaziale SpaceX, in un’area che è diventata ufficialmente una città chiamata Starbase. L’anno successivo ha affermato di non possedere nemmeno più quella proprietà, sostenendo di ruotare tra le camere degli ospiti degli amici quando si trova nella Bay Area californiana, dove ha sede l’ingegneria Tesla. Non è una novità. Già nel 2015, Larry Page, allora CEO di Google, raccontò all’autore Ashlee Vance che Musk era praticamente senza casa e che gli scriveva email chiedendo: “Non so dove dormire stanotte. Posso venire da te?” Una testimonianza che dipinge un quadro decisamente insolito per chi guida imperi aziendali del valore di centinaia di miliardi.

Elon Musk l'uomo più ricco del mondo
Elon Musk l’uomo più ricco del mondo

La conferma più vivida di questo stile di vita minimalista è arrivata da Grimes, la cantante canadese con cui Musk ha avuto due figli. In un’intervista a Vanity Fair del 2022, ha raccontato che “Elon non vive come un miliardario. A volte vive al di sotto della soglia di povertà”. Un esempio concreto: una volta si rifiutò di comprare un nuovo materasso, nonostante il suo lato avesse un buco. Ma questa narrazione ascetica racconta solo una parte della storia. Perché se è vero che Musk sembra disinteressato all’ostentazione immobiliare tradizionale, ci sono altri capitoli della sua vita in cui la ricchezza si manifesta in modi decisamente più tangibili.

Tra il 2012 e il 2019, Musk aveva accumulato un portfolio immobiliare da 100 milioni di dollari, con sette proprietà concentrate nel prestigioso quartiere di Bel-Air a Los Angeles. Ville con piscine, campi da tennis, cantine per vini pregiati, biblioteche private e persino una sala da ballo. Una di queste era il ranch un tempo appartenuto a Gene Wilder, l’attore che interpretò Willy Wonka. Ma nel 2020 arrivò la svolta: Musk annunciò su Twitter che avrebbe venduto “quasi tutti i beni fisici” perché i possessi “ti appesantiscono soltanto“. Unica condizione per la casa di Wilder: non poteva essere demolita né perdere la sua anima. La vendette al nipote dell’attore, Jordan Walker-Pearlman, concedendogli un prestito multimilionario. Nel giugno 2025, però, Musk ha ripreso possesso della proprietà dopo che Walker-Pearlman è rimasto indietro coi pagamenti.

Elon Musk tiene un discorso
Elon Musk tiene un discorso

Le automobili rappresentano un altro territorio dove la passione di Musk si traduce in investimenti significativi. Non sorprende che il fondatore di Tesla possegga una collezione di veicoli straordinari: una Ford Model T, l’auto che rese accessibile la mobilità all’americano medio nel Novecento; una Jaguar E-Type Roadster del 1967 che desiderava fin da bambino; una McLaren F1 del 1997 che schiantò e fece riparare a costi esorbitanti prima di venderla; e una Tesla Roadster che nel 2018 sparò letteralmente nello spazio. Ma il gioiello più peculiare della sua collezione è la Lotus Esprit del 1976 usata da James Bond nel film La spia che mi amava. Nel lungometraggio, l’auto soprannominata Wet Nellie si trasformava in un sottomarino. Musk l’ha acquistata all’asta nel 2013 per quasi un milione di dollari, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare realmente le sue capacità subacquee.

Anche l’aviazione privata rientra tra le spese che Musk giustifica come necessarie, non come lusso. “Se non uso l’aereo, ho meno ore per lavorare“, ha spiegato in un’intervista del 2022. La sua flotta include diversi modelli Gulfstream, ciascuno del valore di decine di milioni di dollari, utilizzati per spostarsi tra i siti di SpaceX e Tesla negli Stati Uniti e per i viaggi internazionali. E poi c’è stato quel piccolo sfizio del 2022: l’acquisto di Twitter per 44 miliardi di dollari, una transazione che ha sconvolto il panorama dei social media e sollevato interrogativi sul potere di un singolo individuo nel plasmare il discorso pubblico globale.

Elon Musk compra Twitter
Elon Musk compra Twitter

Quando gli è stato chiesto della filantropia in passato, Musk ha mostrato scetticismo verso le donazioni benefiche tradizionali. “Penso che se ti importa della realtà della bontà invece che della sua percezione, la filantropia sia estremamente difficile“, ha detto nel 2022. Per lui, l’esistenza stessa delle sue imprese è filantropia: “Se dici che la filantropia è amore per l’umanità, allora lo sono“. Tesla sta “accelerando l’energia sostenibile“, SpaceX “sta cercando di assicurare la sopravvivenza a lungo termine dell’umanità” e Neuralink lavora su tecnologie che potrebbero cambiare la medicina.

Il paradosso di Elon Musk resta irrisolto: un uomo che dorme nelle stanze degli ospiti e rifiuta materassi nuovi, ma che possiede jet privati, auto leggendarie e ha speso 44 miliardi per un social network. Un uomo che predica il distacco dai possessi materiali mentre costruisce un impero che potrebbe farlo diventare il primo trilionario. Un imprenditore celebrato come visionario da milioni di persone e criticato come simbolo di disuguaglianza estrema da altrettante. In mezzo a queste contraddizioni si gioca una delle domande più urgenti del nostro tempo: in una società democratica, quanto può e quanto dovrebbe possedere una singola persona.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it