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Donatella Rettore non è mai stata una che si trattiene e questa volta a finire al centro di una delle sue provocazioni è stata anche Elodie. A distanza di decenni da quel “Kobra non è un serpente” che ha scandito gli anni Ottanta, la cantautrice veneta è tornata a parlare del suo brano più celebre, spiegando cosa accadrebbe secondo lei se oggi fosse proprio Elodie a cantarlo. In una lunga intervista, Rettore ha ripercorso la sua carriera senza filtri, tra ricordi personali, musica contemporanea e critiche al sistema radiofonico italiano.

Dal rapporto con l’intelligenza artificiale, fino al doloroso Sanremo 1986, senza rinunciare alla schiettezza che l’ha sempre contraddistinta. Il punto di partenza è proprio Kobra, uno dei suoi successi più celebri e discussi. Quel doppio senso così esplicito, che negli anni Ottanta passava senza problemi in radio e televisione, oggi sarebbe impensabile secondo l’artista.

Dichiarazione

“Probabilmente se Elodie cantasse in questo momento Kobra la metterebbero in galera per lo stato di prigionia in cui viviamo”. – Donatella Rettore

Una dichiarazione forte, che fotografa la percezione di un cambiamento culturale profondo: quella libertà creativa ed espressiva che caratterizzava la musica italiana di quarant’anni fa oggi si sarebbe scontrata con una censura, se non formale, quantomeno sociale. Ma come nacque quel brano così provocatorio? L’aneddoto raccontato da Rettore ha il sapore delle storie vere, quelle che nascono quasi per caso.

Dichiarazione

“La parola Kobra è un chiaro doppio senso nato da uno scambio di battute con un mio amico lucano. Io la scrissi per fargli un dispetto e dopo tutti questi anni mi dice che gli devo dare il diritto d’autore”. – Donatella Rettore

Sul fronte musicale contemporaneo, Rettore non nasconde una certa delusione verso l’omologazione del pop attuale. “Suona tutto un po’ uguale”, ha dichiarato, pur riconoscendo alcune eccezioni positive. Ha apprezzato la nuova direzione artistica intrapresa da Emma e ha espresso stima per giovani talenti come Ditonellapiaga e La Rappresentante di Lista, delle quali sostiene di sentirsi in parte artefice del percorso.

Un modo per dire che certi semi piantati negli anni Ottanta stanno ancora dando frutti, anche se in un panorama generale che fatica a trovare identità e coraggio espressivo. Particolarmente interessante è la sua posizione sull’intelligenza artificiale, tema sempre più centrale nel dibattito musicale. Alcune sue canzoni sono state utilizzate per l’addestramento di modelli generativi, ma Rettore non sembra particolarmente preoccupata.

Dichiarazione

“Vediamo se riusciranno a scrivere un’altra Splendido splendente. O se trovano un altro slogan come Il cobra non è un serpente. Io non mi sento ancora clonata. Per riuscirci dovrebbero clonarmi anche l’anima e l’intestino, non solo le corde vocali”. – Donatella Rettore


Quella di Donatella Rettore resta una voce fuori dal coro, capace ancora oggi di provocare e dire quello che pensa senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Lo dimostrano le sue parole su Elodie, sulle radio italiane e sull’intelligenza artificiale, ma anche quella convinzione che dietro una canzone debbano esserci qualcosa di più di un algoritmo e una voce perfettamente replicata. Per clonare Rettore, almeno secondo lei, servirebbero anche l’anima e l’intestino.

E proprio Elodie, tirata in ballo da Rettore immaginandola oggi alle prese con una canzone provocatoria come Kobra, è finita nelle ultime settimane al centro di un dibattito molto diverso. A intervenire è stata Gaia Gozzi, che ha difeso apertamente la relazione della cantante con Franceska Nuredini dagli attacchi ricevuti sui social, definendo “folle” la strumentalizzazione della loro storia e pronunciando una frase destinata a far discutere: “Sono convinta che nessuno sia al 100% etero”. Due interventi molto diversi, ma con Elodie ancora una volta al centro di un dibattito che va ben oltre la musica.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.