La morte di Francesco Guccini ha fatto riemergere una delle relazioni più paradossali e illuminanti della politica italiana contemporanea: quella tra il cantautore di Pàvana e Giorgia Meloni. Un rapporto fatto di ammirazione unilaterale, inviti cortesemente declinati e distanze politiche mai colmate, che racconta molto più di una semplice divergenza ideologica. Era il 28 marzo 2004 quando una giovanissima Giorgia Meloni, 27 anni, si presentò al congresso nazionale di Azione Giovani a Viterbo.
Quel momento avrebbe segnato uno snodo cruciale della sua carriera politica: la sfida contro Carlo Fidanza per la presidenza della costola giovanile di Alleanza Nazionale. Per chiudere il suo intervento, la futura presidente del Consiglio scelse di parafrasare Cirano di Francesco Guccini, mescolando la prima strofa con l’ultima in un manifesto di anticonformismo che sarebbe diventato una delle sue formule più riconoscibili.
“Facciamola finita, venite tutti avanti, nuovi protagonisti, politici rampanti. Le verità cercate per terra da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali. Tornate a casa, nani. Levatevi davanti, per la mia rabbia immensa mi servono giganti”. – Giorgia Meloni
Il boato di applausi che seguì certificò il successo di quella scelta: Meloni vinse il congresso, due anni dopo entrò in Parlamento e fu eletta vicepresidente della Camera. Guccini, seppur da sinistra, aveva sempre fatto parte della cultura musicale dei ragazzi di Colle Oppio, la sezione mistica e più alternativa del Msi prima e di An poi, dove militavano le sorelle Meloni sotto l’egida di Fabio Rampelli. Negli anni successivi, la festa di Atreju avrebbe avuto come colonna sonora “Dio è morto“, e il cantautore sarebbe finito sui cartelloni del Pantheon di Fratelli d’Italia, accanto a figure come Pier Paolo Pasolini.
Ma Guccini non accettò mai l’invito di Meloni. Lo raccontò lui stesso nel settembre 2022, ospite di Diego Bianchi a Propaganda Live, a due settimane dalle elezioni politiche che avrebbero portato la leader di Fratelli d’Italia a Palazzo Chigi. “Ebbi una telefonata da Meloni e io non sapevo neppure chi fosse. Voleva che partecipassi a un incontro ad Atreju. Io cortesemente rifiutai, come era ovvio“, spiegò il cantautore, sottolineando come tanto l’invito quanto il rifiuto fossero avvenuti nel segno della reciproca cortesia.
Nessun rancore personale, dunque, ma una distanza politica invalicabile. Meloni non aveva mai nascosto di apprezzare alcune delle sue canzoni, in particolare Cirano, che citava già nei suoi interventi giovanili. Un apprezzamento che Guccini, tuttavia, non interpretò mai come una reale sintonia: a suo giudizio, della sua opera “non aveva capito nulla“. La distanza si trasformò in polemica aperta qualche anno prima dell’intervista a Propaganda Live, quando Guccini riscrisse in chiave goliardica Bella ciao, inserendo riferimenti a Salvini, Berlusconi e “i fasci della Meloni“.
@leggoit «Oh partigiano, portali via». Così Francesco Guccini si scagliava contro Salvini e Meloni, all'epoca all'opposizione del Governo Conte II, in una sua versione di "Bella ciao" nel 2020 nella quale indicava come invasore il centrodestra. A sei anni dall'esibizione su social del cantautore scomparso il 6 agosto 2026, Giorgia Meloni è premier e Salvini il suo vice. ✒️ L'articolo completo su Leggo.it e nel link in bio #Leggo
La leader di Fratelli d’Italia reagì con durezza, parlando di “istigazione all’odio”. Il cantautore replicò accusandola di avere la “coda di paglia” e chiarì: “La Meloni pensava che mi riferissi a piazzale Loreto, ma non mi riferivo assolutamente a quello. Io pensavo alle feste eleganti di Berlusconi, al mojito e al Papeete di Salvini, alla Meloni che voleva spezzare le reni alla Grecia. Non pensavo assolutamente a piazzale Loreto. Invece mi ha infamato. Con la Meloni non ci siamo più chiariti, né mi ha più invitato“.
Nell’intervista del 2022, Guccini non risparmiò critiche alla coalizione che si preparava a governare il Paese. Definì quella destra “fascista” e commentò la quasi certa vittoria con parole taglienti: “Adesso è il momento della Meloni, dalla destra, che si tira dietro Salvini e Berlusconi. Bene, godetevela voi. Hai voluto la bicicletta? Pedala“. Quando Bianchi gli fece notare che le conseguenze le avrebbero vissute tutti, Guccini replicò con un sorriso amaro: “Sì, ma uno che non l’ha votata può dire: ‘Io ve l’avevo detto’. È una soddisfazione da poco, ma è pur sempre una soddisfazione“.
Il tema della memoria storica tornò più volte nelle riflessioni del cantautore. Richiamando alcune considerazioni di Pier Luigi Bersani, osservò che sarebbe stato importante sentire dalla leader di Fratelli d’Italia un riconoscimento esplicito del valore del 25 aprile e della Resistenza: “Secondo Bersani, queste cose Meloni non le dirà mai“. E aggiunse con una delle sue battute più taglienti: “La Meloni dice: ‘Quando sono nata io, il fascismo non c’era più’. Però si definisce cristiana, e quando è nata lei, Cristo era già morto. Ha voluto mantenere la fiamma nel simbolo del suo partito. Il problema è che la gente, spesso, dimentica le cose“. Dopo la morte del cantautore, avvenuta nell’agosto 2026, la presidente del Consiglio ha voluto ricordarlo con una nota ufficiale.
“Francesco Guccini ha interpretato inquietudini e ideali di generazioni di italiani. E io ho amato profondamente la sua musica e le sue canzoni. Conosco a memoria molto dei suoi testi. Splendidi, poetici, lirici. Cirano e Cristoforo Colombo sono tra le composizioni più belle e profonde della musica italiana, e io gli sono grata per il contributo che ha dato alla mia formazione ideale. Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me. Perché non mi appartiene e non mi apparterrà mai l’ideologia: sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto, al di là delle differenze, sarà sempre la mia bussola”. – Giorgia Meloni
Parole che chiudono, almeno da una parte, un dialogo che non è mai davvero iniziato. Quel video del 2004, con una Meloni 27enne che cita Guccini dal palco di Viterbo tra gli applausi scroscianti, resta la testimonianza di un paradosso tutto italiano: quello di un’ammirazione culturale che non è mai riuscita a superare il confine della politica, e di una distanza che nemmeno la morte ha potuto colmare. Nelle ultime ore un’altra polemica si è fatta strada: il telegiornale di punta di Rai1 ha scelto di collocare la morte del cantautore modenese non in apertura, non tra i primi titoli, ma come ultimo servizio della scaletta.
