C’è un modo tutto italiano di dire addio ai propri maestri. Non servono cerimonie solenni, non bastano le parole istituzionali. Serve una chitarra, una strada che profuma di memoria, e voci che si uniscono spontaneamente per cantare insieme. È quello che è successo a Bologna, nel cuore della Cirenaica, quando centinaia di persone si sono ritrovate in via Paolo Fabbri per omaggiare Francesco Guccini, morto giovedì scorso a 86 anni.
L’indirizzo non è casuale. Via Paolo Fabbri 43 è molto più di una via qualsiasi: è l’epicentro geografico ed emotivo della vita bolognese del Maestrone, il luogo dove ha abitato per buona parte della sua esistenza, quello stesso che ha dato il titolo a una delle sue canzoni più amate. Un indirizzo che per generazioni di fan è diventato quasi un luogo di pellegrinaggio laico, una coordinata sulla mappa sentimentale della musica d’autore italiana.
Per tutto il giorno del 6 agosto, la strada è stata un via vai incessante. Giornalisti, curiosi, residenti commossi, ma soprattutto fan e appassionati arrivati da ogni angolo della regione per rendere omaggio al cantautore nato a Modena ma bolognese d’adozione, morto nella sua amata Pavana, il piccolo borgo dell’Appennino tosco-emiliano dove aveva scelto di vivere gli ultimi anni.
Il raduno, completamente spontaneo, ha portato decine di persone a imbracciare chitarre e a dare voce ai versi che hanno accompagnato la vita di intere generazioni. Nei video che stanno circolando sui social si sentono nitide le note di “Autogrill“, uno dei brani più iconici del repertorio gucciniano, ma anche “Canzone per un’amica” e molti altri pezzi che hanno fatto la storia della canzone d’autore italiana.
Le immagini sono di quelle che restano impresse. Una folla composta, raccolta, che non urla ma canta. Voci che si cercano, si trovano, si intrecciano in un coro imperfetto e proprio per questo struggente. Non c’è retorica, non ci sono bandiere o striscioni. Solo persone che condividono un patrimonio comune fatto di parole, note e ricordi.
Il concerto improvvisato in via Paolo Fabbri ricorda un altro evento storico: quello del 1984, quando Guccini si esibì in piazza Maggiore davanti a una folla stimata tra le 100.000 e le 150.000 persone, quella che venne definita “la Woodstock emiliana“. Allora come oggi, Bologna si è stretta attorno al suo poeta con la chitarra, dimostrandogli un affetto che va oltre la semplice ammirazione artistica.
Nel frattempo, via Paolo Fabbri continua a essere meta di un pellegrinaggio silenzioso. Qualcuno lascia fiori, qualcuno una chitarra appoggiata al muro, qualcun altro semplicemente si ferma, alza lo sguardo verso quelle finestre e canticchia sottovoce. Perché certe canzoni non finiscono mai davvero. Un cartello è stato affisso anche davanti alla porta di casa.
