Kevin Spacey, vincitore di due premi Oscar, ha dichiarato in un’intervista al Telegraph di non avere più una casa. L’attore vive letteralmente con una valigia, spostandosi tra hotel e Airbnb mentre lavora come cantante in locali notturni di Cipro. Una caduta vertiginosa per chi, fino a pochi anni fa, dominava Hollywood con ruoli iconici e riconoscimenti prestigiosi. La situazione finanziaria di Spacey è disastrosa. “Non è per niente buona“, ha ammesso l’attore, spiegando che le spese legali degli ultimi sette anni sono state “astronomiche“. Il riferimento è alle numerose accuse di molestie e aggressioni sessuali emerse nel 2017, che hanno di fatto cancellato la sua carriera cinematografica. “Ho avuto pochissime entrate e tutto in uscita“, ha aggiunto, descrivendo una spirale economica che lo ha portato a perdere persino la sua casa di Baltimora, pignorata lo scorso anno.
L’attore di American Beauty e House of Cards non ha un indirizzo fisso. Va dove c’è lavoro, accettando qualsiasi opportunità gli si presenti. Attualmente si esibisce come cantante lounge a Cipro, un’isola del Mediterraneo orientale che probabilmente non aveva mai immaginato sarebbe diventata la sua base operativa. Un dettaglio che dice tutto sulla distanza tra il Kevin Spacey del red carpet e quello di oggi. Ma Spacey non sembra rassegnato. Nell’intervista ha tracciato un parallelo audace con il maccartismo e la blacklist hollywoodiana degli anni Cinquanta, quando attori e sceneggiatori venivano esclusi dall’industria cinematografica per sospette simpatie comuniste. Ha citato Kirk Douglas, che ebbe il coraggio di ingaggiare lo sceneggiatore Dalton Trumbo nonostante fosse nella lista nera, come esempio del tipo di alleanza strategica di cui avrebbe bisogno.
Secondo Spacey, basterebbe una telefonata. “Se Martin Scorsese o Quentin Tarantino chiamassero il mio manager domani, sarebbe finita. Sarò incredibilmente onorato e felice quando quel livello di talento alzerà il telefono. E credo che accadrà“. Una dichiarazione che mescola speranza, calcolo strategico e forse un pizzico di autoillusione. Spacey sembra convinto che il sostegno pubblico di grandi registi potrebbe restituirgli la credibilità perduta e riaprirgli le porte di Hollywood. La realtà giudiziaria è più complessa delle sue analogie storiche. Spacey è stato assolto nel 2023 dalle accuse di aggressione sessuale verso quattro uomini in un processo nel Regno Unito, e non è stato ritenuto responsabile in una causa civile negli Stati Uniti intentata dall’attore Anthony Rapp, che lo accusava di molestie quando aveva 14 anni. Tuttavia, un nuovo processo civile è previsto per quest’anno nel Regno Unito, dove un querelante anonimo lo accusa di aggressione sessuale.
Le accuse contro Spacey sono emerse durante l’ondata del movimento MeToo nel 2017 e hanno coinvolto numerosi uomini che hanno lavorato con lui nel teatro britannico e sul set di House of Cards. Un documentario del 2024 trasmesso da Channel 4 e Investigation Discovery ha portato alla luce ulteriori testimonianze, inclusa quella dell’attore Ruari Cannon. Spacey ha ammesso in passato di aver potuto avere comportamenti inappropriati durante la sua carriera, ma nega fermamente di aver mai commesso atti illegali. Non tutti nel mondo del cinema lo hanno abbandonato. Brian Cox, Liam Neeson e Sharon Stone hanno pubblicamente difeso Spacey, mentre Guy Pearce ha raccontato di essersi sentito “a disagio” con lui sul set di L.A. Confidential nel 1997. La risposta di Spacey è stata secca: “Cresci“. Una reazione che mostra quanto sia complicato il suo rapporto con il passato e con le percezioni altrui.

Recentemente, Spacey ha completato le riprese di The Tenth Planet, un thriller fantascientifico girato nel Regno Unito con un profilo decisamente più basso rispetto ai suoi progetti hollywoodiani. È apparso anche ai festival di Venezia e Cannes quest’anno, dove ha ricevuto un riconoscimento e ha ribadito il paragone con Dalton Trumbo, cercando di costruire una narrazione di sé come artista ingiustamente ostracizzato. La strategia di Spacey sembra puntare su una riabilitazione graduale attraverso il circuito festivaliero europeo e progetti indipendenti, nella speranza che Hollywood finalmente riconsideri la sua posizione. Ma la distanza tra Cipro e Los Angeles, tra i piano bar e i grandi studi, è enorme. E non è solo geografica.



