Ci sono coincidenze che sembrano scherzi del destino, e poi c’è la storia di Sam Sung. No, non stiamo parlando del colosso coreano dell’elettronica, ma di un ragazzo scozzese di Glasgow che per trentasei anni della sua vita ha portato quel nome. E che, per una di quelle bizzarrie cosmiche che la realtà sa confezionare meglio di qualsiasi sceneggiatore, si è ritrovato a lavorare proprio in un Apple Store. La rivalità tra Apple e Samsung è una delle più accese nel panorama tecnologico mondiale. iPhone contro Galaxy, ecosistema chiuso contro personalizzazione Android, design minimalista californiano contro innovazione hardware coreana. Due filosofie che si combattono sugli scaffali dei negozi, nelle campagne pubblicitarie e nelle discussioni infinite tra fan. Eppure, dietro questa guerra commerciale da miliardi di dollari, si nasconde una storia umana molto più piccola e paradossalmente molto più grande: quella di un dipendente che incarnava letteralmente la contraddizione.

Sam Struan, questo il suo nome attuale, era già alla seconda esperienza con la Mela morsicata quando la sua storia esplose su internet. Aveva lavorato nell’Apple Store di Glasgow prima di trasferirsi oltreoceano, a Vancouver, in Canada. Fu proprio lì che qualcuno fotografò il suo biglietto da visita e lo condivise su Reddit. L’effetto fu immediato e devastante: quel piccolo rettangolo di carta con scritto “Sam Sung – Apple Store” divenne virale in poche ore. Internet non perdona e non dimentica. Il post su Reddit scatenò una curiosità morbosa che travalicò i confini del digitale. Gli utenti non si accontentarono di commentare e condividere la foto: alcuni decisero di andare a cercarlo fisicamente nel negozio di Vancouver. Volevano vederlo con i propri occhi, scattare una foto, stringergli la mano. Sam Sung era diventato, suo malgrado, una celebrità involontaria, una barzelletta vivente nel tempio della tecnologia.

Impiegati in Apple Store
Impiegati in Apple Store

La reazione di Apple non si fece attendere. Il brand californiano, famoso per il controllo ossessivo della propria immagine e della comunicazione, non apprezzò affatto l’attenzione mediatica indesiderata. La dirigenza dello Store cercò di limitare l’esposizione del dipendente, riducendo le sue interazioni con il pubblico e ritirando contestualmente tutti i biglietti da visita. Una mossa che, paradossalmente, non fece che alimentare ulteriormente l’interesse intorno alla vicenda. Per Sam, quello che era iniziato come un momento di curiosa notorietà si trasformò rapidamente in un incubo. La paranoia si impossessò di lui. Ogni cliente che entrava nello Store poteva essere un curioso venuto a cercarlo, ogni conversazione nascondeva il rischio di essere smascherato. Temeva di essere licenziato, di perdere il lavoro per una coincidenza onomastica sulla quale non aveva alcun controllo. Quando qualcuno lo interpellava con domande sospette, arrivò a fingere di chiamarsi in un altro modo, nascondendo la propria identità persino ai colleghi più recenti.

Nel 2013, Sam decise di lasciare Apple. Una scelta sua, va sottolineato, non imposta dall’azienda. Nonostante i tentativi di contenere il fenomeno, Apple non chiese mai formalmente al dipendente di cambiare nome o di abbandonare il posto di lavoro. Ma il peso della viralità era diventato insostenibile. L’anno successivo, nel 2014, Sam mise all’asta i famosi biglietti da visita che avevano scatenato tutto. Il ricavato, circa 2500 dollari, fu devoluto in beneficenza. Un modo per chiudere simbolicamente quel capitolo della sua vita trasformando l’assurdo in qualcosa di positivo. Ma la decisione più radicale doveva ancora arrivare. Sam Sung scelse di diventare Sam Struan, prendendo il nome da una località che amava profondamente in Scozia, sull’isola di Skye. Una porzione di terra selvaggia e malinconica, lontana dal caos digitale e dalle luci degli schermi. Come ha raccontato in un’intervista a Business Insider, la motivazione fu semplice e dolorosa: “Non volevo essere riconosciuto come una barzelletta su internet“.

Un uomo licenziato
Un uomo licenziato

Il cambio di nome rappresentò un tentativo di riappropriarsi della propria identità, sottrarsi alla gogna del web, tornare a essere una persona normale invece che un meme vivente. Famigliari e amici di lunga data continuano ancora oggi a chiamarlo Sam Sung, legati all’affetto e ai ricordi di una vita intera. Ma per il resto del mondo, per i nuovi conoscenti e per chiunque lo incontri professionalmente, è semplicemente Sam Struan. La vicenda solleva interrogativi interessanti sul prezzo della viralità nell’era dei social media. Cosa succede quando la tua vita privata diventa intrattenimento pubblico senza il tuo consenso? Quando un dettaglio innocuo della tua esistenza viene amplificato fino a definirti completamente agli occhi degli estranei? Sam non aveva fatto nulla di sbagliato, non aveva cercato la fama, non aveva pubblicato contenuti controversi. Era semplicemente nato con un cognome che, combinato con il suo nome, creava una coincidenza troppo gustosa per il palato dell’internet.

La rivalità tra Apple e Samsung continua imperterrita sui mercati globali. I due giganti collaborano persino in alcuni ambiti: Samsung fornisce storicamente i display per molti modelli di iPhone, dimostrando che nel business la pragmatica convenienza può convivere con la competizione feroce. Ma per Sam Struan, quella rivalità ha significato qualcosa di molto più personale e complesso: la perdita del proprio nome, l’ansia di essere riconosciuto, la necessità di reinventarsi per sfuggire a un’etichetta appiccicata da altri. Oltre dieci anni dopo quel post su Reddit, la storia di Sam Sung continua a circolare come un aneddoto curioso del folklore tecnologico. Ma dietro la battuta facile e il sorriso che suscita c’è la parabola di un uomo che ha dovuto cancellare una parte di sé per riconquistare la normalità. Una normalità che, nell’epoca della sovraesposizione digitale e della memoria infinita del web, è diventata un lusso sempre più raro e prezioso.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.