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Partiamo dal “sentiment” (come dicono quelli bravi). Partiamo dalla percezione collettiva di Twitch in Italia. La sensazione è quella di una piattaforma in crisi, in calo, lontana anni luce dai fasti (e dai numeri record) del periodo pandemico. Dal 2022 in poi un calo, in effetti, c’è stato, con molta utenza che è tornata dalle parti di YouTube, dove è più comodo recuperare contenuti in differita. Eppure, ci sono ancora canali Twitch che macinano numeri impressionanti. Tra questi c’è quello di Dario Ferracci, in arte Moonryde, ragazzo vulcanico e dall’energia contagiosa, che nel 2023 ha dato inizio alla sua carriera da streamer o meglio, da giocatore professionista.

Qualche numero? Più di 700mila follower su Twitch, 232mila iscritti su YouTube e oltre 170mila seguaci su Instagram. Il suo cavallo di battaglia è Call of Duty: Warzone, a cui dedica lunghissime sessioni di live in cui riesce nell’impresa di interagire tantissimo con la chat senza perdere un colpo. In occasione dell’ultimo Comicon di Napoli, a cui ha partecipato in veste di atleta Red Bull, abbiamo fatto due chiacchiere con lui per capire come si sono evoluti la piattaforma viola e il suo rapporto con la community. Ecco cosa ci ha raccontato.

Una foto di Moonryde

Secondo te come è cambiata Twitch negli ultimi anni?

Se parliamo di numeri, sicuramente stiamo vivendo una fase di assestamento. Ovviamente quella crescita esponenziale avuta durante la pandemia fa parte del passato, e forse sarà irripetibile. Questo non vale solo per Twitch, ma per quasi tutti i settori dell’intrattenimento che in quel periodo hanno visto la loro bolla scoppiare in modo esplosivo. Forse ora siamo davanti a una fase di maturità di Twitch. Una specie di ecosistema in cui ci sono meno creator ma più forti. Questo offre al pubblico qualcosa di meno dispersivo e più basato sull’esperienza e la professionalità degli streamer.

Ecco, venendo al tuo rapporto personale con Twitch, come è cambiato il tuo modo di porti in live?

Guarda, forse all’inizio era molto più preso da quello che stavo facendo. Quindi la performance in game mi distraeva da tutto il resto. Questo perché anche l’utenza era diversa, nel senso che il pubblico in quel periodo pandemico era più abituato a guardare e basta, visto che cercava più una distrazione che puro intrattenimento. Ora per me l’interazione è tutto. So bene che la mia forza è il rapporto diretto con la community, che è diventata quasi la mia caratteristica principale. Giocare ad alti livelli e seguire la chat senza mai trascurare chi mi sta guardando (dice, sorridendo) richiede una coordinazione non banale, ed è quello che provo a fare in ogni mia live. Ripeto: Twitch è una piattaforma sempre più matura e anche gli streamer professionisti come me lo sono sempre di più. So che per tante persone (soprattutto in Italia) è ancora strano da sentire, ma questo può anche essere un lavoro. Per me, ad esempio, lo è.

E lo conferma anche la presenza sempre più capillare di vari grandi brand all’interno di eventi legati allo streaming…

Esatto. Io in primis mi sono legato a Red Bull perché mi riconosco in alcuni valori del marchio. In live (ma anche nella vita) sono sempre energico, vitale e positivo. Tutte cose che sposano molto il mantra della Red Bull. In generale sempre più grandi multinazionali si sono affacciate nel nostro mondo perché sanno che l’utenza è molto appassionata e ricettiva. Lo confermano eventi come il Comicon di Napoli in cui gli esports e i meet & greet legati al mondo Twitch sono sempre pieni di persone. Non solo ragazzini, ma anche adulti sempre più coinvolti.

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