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Il pandoro gate avrebbe dovuto essere la fine. Contratti rescissi, sponsor in fuga, reputazione a pezzi. Eppure, mentre il pubblico italiano guardava lo sgretolamento mediatico di uno degli imperi digitali più celebrati del paese, i numeri raccontavano una storia diversa. Una storia di resilienza finanziaria che sfida la narrativa del declino e rivela come la vera ricchezza di Chiara Ferragni non stia nei post Instagram o nelle collaborazioni glamour, ma in qualcosa di molto più solido e meno visibile.

L’influencer e imprenditrice digitale conserva oggi un patrimonio aziendale che la colloca su un livello economico superiore rispetto a molti protagonisti dello spettacolo italiano. Attori, cantanti e persino l’ex marito Fedez si trovano diversi gradini sotto nella scala patrimoniale. Come è possibile che, dopo due anni devastanti sul piano dell’immagine e dei risultati operativi, Chiara Ferragni mantenga questa posizione di forza finanziaria? La risposta si nasconde nelle pieghe dei bilanci delle sue tre società principali: Sisterhood, Tbs Crew e Fenice. Queste holding hanno attraversato un biennio nero, registrando perdite operative complessive superiori ai 6 milioni di euro tra il 2023 e il 2024. Numeri che, presi isolatamente, dipingerebbero il quadro di un disastro aziendale. Ma la solidità patrimoniale di un impero non si misura solo sui risultati dell’ultimo esercizio.

Gli anni d’oro hanno lasciato un tesoretto. Prima dello scandalo che ha travolto la beneficenza fittizia legata ai pandori Balocco, le società di Ferragni macinavano utili straordinari. Quegli utili non sono stati distribuiti interamente come dividendi, ma accantonati nelle riserve aziendali. È questa la cassaforte che oggi protegge l’imprenditrice digitale dalle turbolenze del presente: una montagna di liquidità e patrimonio netto accumulato quando il brand Ferragni valeva il suo peso in oro digitale. Tra le tre società, Fenice ha mostrato i segni più evidenti di cedimento strutturale. La crisi ha richiesto un intervento drastico: una ricapitalizzazione che ha trasformato la compagine societaria, rendendo l’azienda quasi interamente controllata dalla Ferragni stessa. Per gestire il rilancio, è stato chiamato il manager Claudio Calabi, un professionista con esperienza nel turnaround aziendale. La mossa indica che Chiara non intende semplicemente amministrare il declino, ma punta a ricostruire dalle fondamenta.

Sisterhood e Tbs Crew, le altre due gambe del treppiede imprenditoriale, hanno registrato anch’esse performance negative, ma non così drammatiche da mettere in discussione la loro continuità operativa. Il modello di business delle influencer-imprenditrici si basa su costi operativi relativamente contenuti rispetto ai ricavi: non servono stabilimenti, macchinari costosi o migliaia di dipendenti. Basta un team agile, una regia digitale efficiente e la capacità di monetizzare il proprio pubblico. Proprio questa struttura leggera ha permesso alle società Ferragni di assorbire il colpo senza collassare. Mentre brand tradizionali avrebbero dovuto tagliare drammaticamente il personale o vendere asset, l’impero digitale ha potuto stringere i denti e attendere tempi migliori, bruciando parte delle riserve accumulate ma mantenendo intatta la struttura operativa.

Il confronto con Fedez, dal punto di vista patrimoniale, è particolarmente interessante. Il rapper e imprenditore ha costruito negli anni un proprio portfolio di attività, dalle etichette discografiche agli investimenti in startup, ma la struttura del suo patrimonio aziendale rimane meno solida rispetto a quella dell’ex moglie. Le attività di Fedez sono più esposte alle fluttuazioni del mercato musicale e dell’intrattenimento, settori dove la volatilità dei ricavi è strutturale. Chiara Ferragni, invece, ha costruito un ecosistema più diversificato e meno dipendente dai cicli del successo artistico. Le sue società gestiscono brand licensing, collaborazioni commerciali, vendita diretta di prodotti e servizi di consulenza digitale. Anche nei mesi più bui dello scandalo, alcune di queste linee di ricavo hanno continuato a generare flussi di cassa, seppure ridotti.

La vicenda del pandoro gate ha avuto conseguenze legali ancora in corso, con un procedimento che potrebbe portare a sanzioni pecuniarie e danni reputazionali ulteriori. Tuttavia, dal punto di vista strettamente patrimoniale, l’impatto è stato contenuto grazie proprio a quella riserva di utili accumulati negli anni precedenti. La donazione di 3,5 milioni di euro effettuata dopo lo scoppio dello scandalo, pur significativa, non ha intaccato in modo irreversibile la solidità finanziaria complessiva. Resta da capire se questo tesoretto sarà sufficiente a garantire una rinascita commerciale o se servirà soltanto a gestire un lento tramonto. Il mercato degli influencer è spietato: la rilevanza si misura in tempo reale, i follower sono volatili, i brand hanno memoria corta ma anche rischio reputazionale da gestire. Chiara Ferragni può permettersi di aspettare, di ricostruire con calma, di scegliere con cura le prossime mosse. Non tutti, nel suo mondo, hanno questo lusso.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.