Un commento di poche parole può avere conseguenze enormi. È quello che è successo sotto un video pubblicato da Meelly Mayden, modella e content creator con disabilità visiva, dove è comparsa la frase “che mostro”. A renderlo ancora più grave è stato il profilo da cui proveniva: quello ufficiale della Farmacia Comotti. Ovviamente in poche ore il caso è esploso sui social, generando indignazione e migliaia di reazioni, con la vicenda che ha riportato al centro un tema fondamentale: il rispetto online, soprattutto quando si parla di disabilità.
Milena, affetta da microftalmo e glaucoma ad angolo stretto — condizioni che influenzano anche l’aspetto degli occhi — ha raccontato di essersi sentita profondamente ferita. Abituata a ricevere commenti negativi, ha spiegato che in questo caso l’impatto è stato diverso: vedere un insulto provenire da un luogo percepito come sicuro, legato al mondo sanitario, ha reso l’episodio ancora più doloroso. Inizialmente, racconta, aveva pensato che il commento potesse essere di supporto, proprio perché arrivava da una farmacia. La realtà si è rivelata opposta.
La decisione di rendere pubblica la vicenda non nasce, secondo la creator, dal desiderio di creare polemica, ma da un intento educativo. Denunciare comportamenti simili serve a far capire che il problema non è solo l’insulto in sé, ma il contesto in cui avviene. Quando a esprimersi è un account ufficiale, la responsabilità diventa più ampia e coinvolge l’immagine e i valori di un’intera attività.
Ad ogni modo, dopo la diffusione del caso, la Farmacia Comotti ha pubblicato delle scuse, attribuendo il commento a un “ragazzino” e definendolo un errore superficiale. Una spiegazione che però non ha convinto Milena, che ha parlato di un tentativo di minimizzare l’accaduto. Secondo la creator, non si tratta di un semplice scivolone, ma di un episodio grave che meriterebbe una presa di responsabilità più chiara. Anche un secondo intervento della farmacia, con cui si invitava a “andare oltre” perché esistono problemi più importanti, ha alimentato ulteriori critiche.
La reazione del pubblico è stata immediata: molti utenti hanno espresso solidarietà alla creator e criticato la gestione della vicenda. Il caso è diventato un esempio concreto di come i social possano amplificare comportamenti scorretti, ma anche di come possano essere uno strumento per denunciarli.
In definitiva questa storia offre uno spunto di riflessione molto importante: bisogna sempre tenere a mentre che le parole hanno un peso, soprattutto quando riguardano persone con disabilità o quando vengono pronunciate da profili ufficiali, ricordandosi di essere sempre civili e rispettosi con gli altri, anche sul web.
