Bastano pochi secondi per oltrepassare il confine tra ammirazione e invadenza. Can Yaman lo sa bene, eppure sabato 11 aprile si è trovato a dover gestire con fermezza una situazione che ha fatto rapidamente il giro dei social. L’attore turco, ospite allo Spazio della Legalità di Piazza del Popolo a Roma per celebrare il 174° anniversario della Polizia di Stato, si è ritrovato circondato dalla folla dei suoi ammiratori. Tra selfie, autografi e sorrisi riservati ai più piccoli, però, qualcuno ha deciso di spingersi oltre. Un video pubblicato su Instagram da Maria Isabella Safarik, nota come Isagatto, mostra con nitidezza ciò che è accaduto. Le immagini mostrano una mano femminile che si avvicina al volto di Yaman, lo accarezza e poi scivola verso il petto dell’attore. La reazione dell’artista è stata immediata. Con un gesto deciso ma composto, Yaman ha bloccato la mano dell’anonima signora, allontanandola senza dire una parola, ma con una fermezza che non lascia spazio a fraintendimenti.
Il filmato ha innescato un dibattito rovente sui social network, dividendo gli utenti tra chi minimizza il gesto definendolo una semplice manifestazione di affetto e chi invece sottolinea l’importanza del rispetto dello spazio personale, a prescindere dalla notorietà della persona coinvolta. Il commento più ricorrente è diventato quasi un mantra: se fosse stato Can Yaman ad accarezzare una fan senza consenso, sarebbe scoppiato uno scandalo mediatico di proporzioni enormi. E questa osservazione tocca un nervo scoperto nel dibattito contemporaneo sul consenso e sui doppi standard. Maria Isabella Safarik, che ha condiviso il video con la didascalia “Can Yaman gentile con i fan in delirio… finché qualcuno non esagera“, ha voluto chiarire la sua posizione di fronte a chi ha tentato di giustificare il gesto. “Il contatto fisico senza consenso è una molestia, che tu sia famoso o no“, ha scritto in risposta a un utente che sosteneva come la signora avesse solo voluto esprimere affetto. La replica evidenzia come il tema della privacy e del rispetto del corpo altrui attraversi trasversalmente ogni contesto sociale, dal quotidiano alla dimensione pubblica.
Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Alcuni commentatori hanno difeso la fan, sostenendo che ci siano problemi ben più gravi di cui occuparsi: “Bisognerebbe indignarsi per le guerre e per lo schifo che combina certa umanità che di umano non ha nulla, non di una carezza data per esprimere affetto“, scrive qualcuno. Un argomento che cerca di spostare l’attenzione ma che, secondo molti altri utenti, non fa che confermare quanto sia ancora diffusa la tendenza a minimizzare comportamenti invasivi quando non corrispondono agli stereotipi della violenza eclatante. Can Yaman, dal canto suo, ha dimostrato ancora una volta una professionalità esemplare. Nonostante l’episodio spiacevole, l’attore è rimasto a disposizione del pubblico, continuando a posare per foto e a scambiare sorrisi con i bambini presenti. La sua presenza alla Festa della Polizia non era casuale: Yaman ha ripercorso i successi della serie Viola come il mare e ha parlato del suo impegno nel prossimo progetto dedicato a Sandokan, confermando il legame forte con il pubblico italiano.
Questo non è il primo episodio in cui l’attore turco si trova a dover gestire manifestazioni eccessive di affetto o comportamenti al limite del tollerabile. In passato, Yaman ha raccontato di fan che lo hanno inseguito fino dentro l’ascensore di casa sua, violando ogni confine di privacy. Ha inoltre risposto con amaro sarcasmo ai detrattori che sui social lo hanno bersagliato con critiche feroci: “Sono vecchio, sono brutto, sono drogato… Ho rovinato la mia carriera“, aveva scritto l’estate scorsa, respingendo al mittente accuse infondate che lo dipingevano in modo distorto e malevolo. In un’altra occasione, l’attore aveva reagito in modo più diretto a un gesto sgradito. Durante un incontro con i fan, Yaman aveva strappato e lanciato il cellulare di una persona che lo stava riprendendo senza permesso. Commentando l’episodio, aveva spiegato: “I miei fan non sono così. Quella persona è stata molto maleducata sin dal primo momento, non ha mai chiesto una foto, tanto meno ha salutato“. Una dichiarazione che evidenzia come la questione non sia l’affetto del pubblico, sempre gradito, ma il modo in cui questo viene espresso.
