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Un video su TikTok, poco più di qualche secondo di musica e movimento, e in pochi giorni BigMama supera il milione e mezzo di visualizzazioni. Non è la prima volta che la cantante campana diventa virale sui social, ma questa volta il motivo va oltre la sua voce potente o la sua presenza scenica dirompente. Nel breve filmato, pubblicato sul suo profilo ufficiale, l’artista appare visibilmente dimagrita mentre canta Hey Tu, l’ultima hit del napoletano Jhosef, cover della meme song Predador de Perereca. Un corpo diverso, più asciutto, che balla e si muove con la stessa energia di sempre. Bastano poche ore e il video diventa un caso. Non per la musica, non per la coreografia, ma per il cambiamento fisico evidente. I commenti si moltiplicano a migliaia: alcuni affettuosi, altri curiosi, molti altri mascherati da complimenti ma carichi di un giudizio implicito che BigMama conosce bene. È in mezzo a questa valanga di reazioni che spunta il messaggio che accende la miccia: “Finalmente! Adesso sei davvero bella“.

Una frase apparentemente innocua, forse scritta con le migliori intenzioni, ma che porta con sé un’insidia pesante come un macigno. Quel finalmente e quel davvero non sono neutri: sottintendono un prima e un dopo, tracciano una linea netta tra un corpo accettabile e uno che non lo era. Come se la bellezza fosse una destinazione da raggiungere attraverso la trasformazione fisica, un premio che si conquista perdendo peso. La risposta di BigMama arriva secca, diretta, senza giri di parole: “Io sono sempre stata bella“. Quattro parole che chiudono la questione e smontano ogni tentativo di trasformare il dimagrimento in un parametro di valore. Non c’è rabbia nella replica, ma una fermezza che lascia poco spazio alle interpretazioni. L’artista non sta rinnegando il cambiamento, sta semplicemente rifiutando l’idea che la sua bellezza sia mai stata in discussione.

Questa non è la prima volta che BigMama si trova a dover rispondere a commenti sul suo corpo. Il tema l’accompagna da sempre, fin dagli esordi della sua carriera. Simbolo riconosciuto di body positivity in Italia, la cantante ha costruito la sua identità artistica anche attorno al diritto di piacersi, di essere rispettati a prescindere dai canoni estetici dominanti. Una battaglia che non riguarda la negazione del cambiamento fisico, ma il rifiuto dell’idea che il corpo debba essere giudicato, catalogato, approvato o bocciato in base a standard esterni. Durante il Concertone del Primo Maggio a Roma, pochi mesi fa, aveva già affrontato il tema con parole forti e definitive dal palco. “Se non vi piaccio cambiate canale. Ma fateci vivere. Che ne sapete della storia del mio corpo?” aveva detto rivolgendosi direttamente agli hater. Un monologo che era andato ben oltre la semplice risposta alle critiche, diventando un manifesto personale e collettivo sul diritto all’autodeterminazione.

In quel discorso, BigMama aveva raccontato anche la parte più dura della sua storia, quella che chi giudica dall’esterno non può conoscere. “Questo corpo mi ha dato tanto e mi ha tolto tanto“, aveva spiegato, riferendosi alla malattia che l’aveva colpita a ventitré anni: un linfoma di Hodgkin, affrontato con dodici cicli di chemioterapia. “Mettevo la parrucca e cantavo senza che nessuno si accorgesse di nulla“, aveva rivelato, raccontando come fosse riuscita a nascondere la sofferenza dietro la maschera della performance. Una battaglia privata combattuta lontano dai riflettori, mentre continuava a esibirsi e a costruire la sua carriera. “Senza la chemio sarei morta“, aveva detto senza filtri, ricordando quanto quella esperienza avesse cambiato radicalmente il suo rapporto con il corpo e con se stessa. “Eppure, io lo perdono. Perché non dovreste farlo anche voi?” Una domanda retorica, ma potente, che ribaltava completamente la prospettiva: non è il corpo che deve chiedere scusa, sono gli altri che devono imparare a rispettarlo.

Il monologo del Primo Maggio aveva toccato anche un altro punto dolente: l’età di chi giudica. “La cosa tremenda è che molte di queste persone hanno l’età dei miei genitori, ma che ne sapete di qual è la mia storia?” aveva detto con evidente amarezza. Un richiamo all’ipocrisia di chi, da una posizione di presunta saggezza anagrafica, si permette di commentare il corpo altrui senza conoscerne il percorso, le cicatrici, le battaglie silenziose. È in questa prospettiva che va letto anche il video su TikTok e la risposta al commento. Non si tratta di una smentita della body positivity, né di un tradimento dei principi che l’artista ha sempre difeso. Al contrario, è la continuità di un percorso di autodeterminazione in cui il cambiamento non cancella il passato e non ne delegittima il valore. BigMama può dimagrire, ingrassare, trasformarsi fisicamente senza che questo intacchi la sua identità o la sua bellezza, perché quella bellezza non è mai stata legata ai chili sulla bilancia.

Parlando di La rabbia non ti basta, il brano portato a Sanremo 2024, aveva chiarito ancora meglio questo concetto: “A mettere me stessa davanti agli altri: prima non lo facevo. Nella canzone canto l’importanza di credere nei propri obiettivi, senza sentire gli altri“. Un messaggio che attraversa tutta la sua musica e che trova conferma anche in episodi apparentemente marginali come un commento su TikTok. La malattia, come BigMama ha più volte spiegato, le ha insegnato a mettere se stessa al centro, a non vivere in funzione dello sguardo altrui. Una lezione durissima, pagata con la sofferenza fisica e psicologica, ma che l’ha resa ancora più consapevole del valore dell’autenticità. Quando risponde “io sono sempre stata bella“, non sta facendo un atto di arroganza o di ribellione fine a se stessa: sta semplicemente affermando una verità che ha conquistato a caro prezzo.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.