Quando più di 78mila persone si riversano in un ippodromo per vedere una delle stelle più luminose della musica mondiale, ti aspetti che tutto fili liscio. Invece, al termine delle due date sold out di Bad Bunny all’Ippodromo Snai La Maura di Milano, accanto all’entusiasmo di chi ha vissuto una notte indimenticabile, è emerso il malcontento di centinaia di fan che hanno denunciato disagi importanti. Problemi di visibilità, file chilometriche per i servizi e un’organizzazione che, secondo molti, non è stata all’altezza di un evento di questa portata.
Nel giro di pochi anni Bad Bunny è passato da cassiere in un supermercato di Porto Rico a fenomeno globale capace di riempire gli stadi di tutto il mondo cantando esclusivamente in spagnolo. Le due date del DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour a Milano hanno confermato il suo status, trasformando l’Ippodromo La Maura in un angolo di Porto Rico tra bandiere, cappelli da cowboy e migliaia di fan arrivati anche dall’estero. Il simbolo dello spettacolo è stata la Casita, la casa portoricana che rappresenta le radici dell’artista e che negli ultimi mesi è finita anche al centro di una disputa legale.
Attorno a questa scenografia si è sviluppato l’intero concerto, con Bad Bunny che ha attraversato continuamente il palco per avvicinarsi a ogni settore del pubblico, creando un forte senso di partecipazione. Comunque per due ore Milano ha parlato spagnolo, con Benito che ha ringraziato più volte i fan, scherzando persino sul caldo soffocante, mentre migliaia di persone hanno cantato e ballato senza che la lingua rappresentasse una barriera. È lo stesso spirito che anima DeBÍ TiRAR MáS FOToS, un album che dietro i ritmi del reggaeton racconta l’amore per Porto Rico, la sua identità e le sfide che l’isola sta affrontando oggi.
Ma mentre dentro l’Ippodromo si consumava questa esperienza collettiva, fuori e in alcune zone della venue la situazione era ben diversa. Numerosi fan hanno denunciato sui social problemi di visibilità del palco, con settori interi da cui risultava impossibile vedere lo show. La presenza della Casita, per quanto scenograficamente efficace, ha creato ostacoli visivi per chi si trovava in determinate posizioni. File chilometriche si sono formate davanti ai servizi igienici e ai punti ristoro, con attese che in alcuni casi hanno superato l’ora.
L’organizzazione di un evento da 78mila persone richiede una logistica impeccabile, e secondo molti testimoni questa non è stata garantita. Il caldo asfissiante di luglio ha amplificato i disagi, rendendo l’attesa ancora più difficile da sopportare. Chi ha pagato il biglietto si aspettava di vivere un’esperienza memorabile, e per molti è stato così. Ma per altri la serata è stata rovinata da problemi evitabili con una pianificazione più accurata.
Quando tutto è finito, più di 78mila persone si sono incamminate verso la fermata della metropolitana rossa più vicina. C’era chi aveva aspettato quella data da un anno e ora doveva fare i conti con la nostalgia post concerto. C’era chi continuava a cantare mentre lasciava l’Ippodromo e chi, scherzando ma forse nemmeno troppo, stava già programmando un viaggio a Porto Rico. Perché questo ha costruito Bad Bunny: non ha semplicemente portato la musica latina negli stadi, ha portato la sua terra, con la sua storia, la sua cultura, le sue lotte.
Se sul palco Bad Bunny ha dimostrato ancora una volta di essere uno degli artisti più influenti della sua generazione, le polemiche emerse dopo le due date milanesi ricordano quanto anche l’organizzazione sia fondamentale quando si radunano decine di migliaia di persone. Lo spettacolo ha convinto, ma i disagi denunciati da molti fan hanno inevitabilmente lasciato spazio alle critiche.
Intanto Benito continua a far parlare di sé anche lontano dalla musica, visto che prima di aver conquistato Milano, il cantante portoricano è finito sotto i riflettori della Paris Haute Couture Week, dove il suo look firmato Schiaparelli – dominato dall’ormai celebre cravatta dorata a forma di treccia – ha confermato ancora una volta come ogni sua apparizione, sul palco o nel mondo della moda, sia pensata per trasformarsi in un evento.
