Dopo due anni e mezzo da RIDE 5, Milestone torna alla carica con il nuovo capitolo del “Gran Turismo delle due ruote”. Un titolo che ha accumulato un buon seguito conquistando gli amanti delle moto che, magari, al posto di un’esperienza più simulativa desiderano qualcosa con una giocabilità più arcade e un realismo nella rappresentazione di mezzi e tracciati. RIDE 6 eredita questa linea e la segue fedelmente, alzando l’asticella con l’aiuto di Unreal Engine 5…e ispirazione da Forza Horizon.
Va detta così perché il concetto di RIDE Fest qui introdotto è chiaramente una derivazione dalla formula vincente del Festival Horizon. Non c’è il freeroam ma ci sono corse tematiche con dei boss storici alla Casey Stoner, James Toseland, Troy Bayliss e Nicolò Canepa. Si inseguono la storicità e la passione delle due ruote, in un modo che non è unico ma può essere solido. Lo è davvero?
Un formato da dejà vu

Tutto ha inizio dalla prima moto, il primo amore. La prima corsa che dà il via a una carriera lunga, vissuta in un festival che spazia per classi e tracciati tra gare singole, prove a tempo, sfide 1v1 e prove endurance. Oltre 40 piste diverse aspettano gli amanti delle due ruote una classe dopo l’altra: enduro, motard, superbike e scooter si lanciano tra corse in circuiti leggendari come Le Mans e Mugello, o coprono percorsi urbani e sterrati tra Giappone e Italia.
Superare le 20-30 ore nella scoperta e vittoria di ciascun festival è naturale e molto piacevole. Ogni corsa ha un obiettivo principale e uno secondario, con i quali si ottengono stelle (o Punti Fama). Queste, poi, servono a sbloccare le competizioni successive. Le gare più importanti permettono invece di sbloccare moto speciali, caschi, elementi della tuta e decorazioni da usare liberamente nel classico editor targato Milestone, già presente anche nella serie MotoGP della casa milanese. I Crediti ottenuti, invece, danno la possibilità di acquistare nuovi modelli di moto scegliendo tra le oltre 300 disponibili con marchi come Aprilia, Ducati, KTM, Kawasaki e non solo.
Coprendo le leggende del passato e i bolidi del presente, RIDE 6 sviluppa un viaggio appassionato in questo mondo. Lo fa con una formula che non è originale, ma contestualizza correttamente l’idea del percorso “dalle stalle alle stelle” di un pilota che comincia dalla strada con gli scooter e arriva a rally e prove più complesse, estenuanti. Considerato il target del gioco, è decisamente una scelta vincente.
Grafica tra realismo…e plasticità

Il colpo d’occhio dà poi quell’effetto meraviglia che un vero appassionato ritiene irresistibile. Il passaggio ad Unreal Engine 5 fa sì che le moto siano estremamente curate, credibili, belle da vedere anche zoomando sui minimi dettagli. Anche le piste, soprattutto in notturna, all’alba e al tramonto, o comunque con condizioni di luce particolari, hanno un feeling spettacolare. Sono oltretutto delle repliche ben realizzate, credibili e sufficientemente immersive.
Ci sono però degli elementi che stonano con questo realismo. In primis, specialmente durante le corse emerge una sensazione di “piattume” tra elementi come erba, asfalto e altri dettagli del tracciato. Tra l’alta velocità e i cambi di illuminazione molti aspetti perdono colore e qualità, come se venissero lavati. Altro aspetto che si fa notare è l’adozione di una UI molto statica ed elementare. Se tra i vari menù iniziali non è troppo evidente – e, anzi, non è neanche male -, durante la corsa si percepisce una qualità più bassa di dettagli come il countdown per la partenza, la grafica della classifica e dei tempi di gara. L’uso di rettangoli blu e grigi con effetti di trasparenza lo fa apparire come un gioco di qualità inferiore rispetto a quella effettiva, il che è un grande peccato.
Infine, sul fronte audio la selezione musicale è adeguata nel genere ma non nel numero. Sentire gli stessi brani in loop in sottofondo non è il massimo. La loro durata breve è certamente un fattore che gioca a sfavore. In compenso, la qualità dei suoni di motori e marmitte è soddisfacente – eccetto per qualche piccola sbavatura.
Il gameplay di RIDE 6: un po’ troppo facile?

Ma come si gioca RIDE 6? Le scelte all’inizio sono due: Arcade e Pro. Si possono provare entrambe alla prima apertura del titolo per capire se si preferisca un tocco più casual o un assetto più hardcore. La prima opzione beneficia di automatismi che rendono più facile manovrare la moto grazie agli aiuti neurali già visti in RIDE 5 e MotoGP. La seconda rimuove una buona parte degli aiuti rendendo adattiva la difficoltà dell’IA. Ciò significa che, con il passare delle gare, i rivali dovrebbero mostrarsi più agguerriti e difficili da affrontare.
Il riassunto è che non sembra sempre così. Per capirci, il feeling alla guida è decisamente meglio in modalità Pro. La rimozione graduale degli aiuti (che peraltro corrisponde a bonus XP post-gara) dà grandi soddisfazioni e il tutorial chiamato Bridgestone Driving School è molto utile nella comprensione di tecniche avanzate per diventare Pro a tutti gli effetti. C’è quindi tutto l’occorrente per divertirsi alla guida delle varie moto, sentendone il peso e le differenze sostanziali anche pad alla mano.
Tuttavia, siamo agli antipodi rispetto RIDE 5. Se in quel titolo, come per MotoGP 23, si fece notare l’IA estremamente aggressiva, in RIDE 6 risulta più permissiva e vittima di sportellate naturali. Le lotte pulite per un sorpasso sono strabilianti, ma la difficoltà generale degli avversari del single player andrebbe ritoccata leggermente per chi vuole un grado sfida veramente elevato una volta assunta la giusta dimestichezza con i controlli Pro.
RIDE 6 in breve
Con RIDE 6 si compie il salto a UE5 e a una formula leggermente diversa dal titolo precedente, che si pone a metà tra il vibe di Forza Horizon e quanto visto sul resto della serie. Una soluzione semplice, efficace, sostanziosa e con un buon senso di progressione. L’IA fa la giusta bagarre e non è nello stato critico di RIDE 5; anzi, forse è anche troppo permissiva ora e solo la rimozione totale degli aiuti crea una vera challenge. Ci sarebbero alcuni ritocchi da fare sul fronte grafico e sonoro ma, nell’insieme, non si può dire che non diverta e che non sia un’esperienza piacevole per gli appassionati delle due ruote
Peccato però che RIDE 6 sia poco innovativo. Forse la semplice compilation di corse inizia a stare stretta alla serie e, dopo il cambio di motore grafico, in vista di un RIDE 7 potrebbe essere il caso di guardare a una formula ludica differente. Le basi ci sono, ora bisogna costruire il nuovo castello delle due ruote.



