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Dopo il lavoro dedicato alle opere del 2024, OFFICINA TRANSMEDIALE porta l’analisi sul 2025 attraverso una nuova selezione di tredici casi di studio. Ancora una volta non c’è una classifica. Ci sono traiettorie. Kingdom Come: Deliverance II viene osservato attraverso il rapporto con il patrimonio storico. Split Fiction mette al centro cooperazione e partecipazione condivisa. South of Midnight utilizza folklore, animazione e musica per costruire un’identità territoriale, mentre Blue Prince trasforma l’architettura stessa in narrazione.

La selezione prosegue con Clair Obscur: Expedition 33, The Alters, Death Stranding 2, Donkey Kong Bananza, Sword of the Sea, Mafia: The Old Country, Hades II, Ghost of Yōtei e la produzione italiana Bye Sweet Carole. A colpire è soprattutto la varietà dei linguaggi coinvolti.

Belle Époque, animazione tradizionale, mitologia greca, cinema giapponese, storia europea, folklore americano e memoria cinematografica italiana entrano nei videogiochi non come semplici citazioni, ma come materiali progettuali. Il risultato è una fotografia particolarmente efficace del medium contemporaneo: un territorio nel quale le altre arti non vengono soltanto rappresentate, ma diventano regole, ambienti e possibilità d’azione.

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