Dopo mesi di osservazione, selezione e analisi, il lavoro sui casi del 2025 permette a OFFICINA TRANSMEDIALE di individuare alcune linee comuni. La prima riguarda la transmedialità come contaminazione dei linguaggi. Opere come Split Fiction, Death Stranding 2, Bye Sweet Carole, Ghost of Yōtei e Mafia: The Old Country mostrano modi differenti di mettere in relazione cinema, animazione e interazione.
La seconda riguarda cultura, territorio e patrimonio, con casi che vanno dalla ricostruzione storica di Kingdom Come: Deliverance II alla Belle Époque reinterpretata di Clair Obscur: Expedition 33. La terza traiettoria mette al centro il giocatore come interprete: opere nelle quali il significato emerge dalla comprensione dello spazio, dalla scelta o dall’azione.
Infine c’è la persistenza della memoria culturale, evidente in titoli che rielaborano mitologie, personaggi e tradizioni precedenti. Il quadro complessivo suggerisce un medium sempre meno isolabile. Il videogioco contemporaneo è contemporaneamente immagine, suono, sistema, spazio e comportamento. Ed è proprio questa natura composita a renderlo uno dei territori privilegiati per osservare l’evoluzione dell’audiovisivo.
