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C’è una parte del game design che non si misura in frame rate, dimensioni della mappa o quantità di contenuti. Si misura nelle persone che riesce a coinvolgere. È il territorio esplorato dal Premio Comunità Interattiva, una delle tre categorie su cui è costruita la prima edizione di Nuovi Orizzonti Interattivi. L’idea alla base del riconoscimento è interessante: l’accessibilità non viene considerata un elemento aggiunto al termine dello sviluppo, ma una componente della progettazione culturale dell’opera.

Interfacce leggibili, possibilità di adattare l’esperienza, eliminazione delle barriere e capacità di accogliere pubblici differenti diventano quindi parte della qualità stessa del game design. Il progetto collega esplicitamente questa categoria ai temi della coesione sociale, della partecipazione e della rigenerazione delle comunità, riconoscendo al videogioco la possibilità di costruire connessioni invece di limitarsi a essere consumato individualmente.

È una prospettiva che riflette bene l’evoluzione recente del medium. Da fenomeno spesso raccontato attraverso il luogo comune dell’isolamento, il videogioco è diventato uno dei grandi spazi contemporanei di socializzazione, collaborazione e costruzione delle community. Il punto, allora, non è stabilire se il videogioco sia “sociale”. È capire come lo è e quali strumenti progettuali possano rendere questa dimensione più inclusiva.

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