Una storia scritta per il cinema può diventare automaticamente un videogioco? La risposta di OFFICINA TRANSMEDIALE è no. Ed è proprio questa distanza fra racconto audiovisivo e racconto interattivo a essere al centro di uno dei workshop sviluppati nell’ambito del progetto: “Dalla Sceneggiatura al Game: sviluppare narrazioni cross-piattaforma”, uno dei temi indicati nel programma progettuale.
Quando un racconto entra in un’opera interattiva deve confrontarsi con una variabile che il cinema non possiede: l’azione del pubblico. Il personaggio non viene più soltanto osservato. Deve diventare un insieme di possibilità. Uno spazio non viene semplicemente inquadrato: deve poter essere esplorato. Una tensione narrativa deve convivere con la libertà del giocatore.
È il motivo per cui un buon adattamento non coincide necessariamente con la fedeltà alla trama originale. In molti casi ciò che deve essere tradotto è piuttosto il principio dell’opera. Un esempio particolarmente efficace è A Quiet Place: The Road Ahead: il silenzio, che al cinema rappresenta una regola narrativa dell’universo, nel videogioco diventa direttamente una condizione di gameplay. Il giocatore non guarda più qualcuno cercare di non fare rumore: deve essere lui a controllare le proprie azioni. È in passaggi come questo che la transmedialità mostra la propria natura più interessante. Non trasferire contenuti, ma tradurre funzioni.
