La tempesta che si è abbattuta su Rockstar Games la settimana scorsa continua a crescere di intensità. Fuori dagli uffici di Edimburgo, ex dipendenti e organizzatori sindacali protestano con cartelli e megafoni, mentre il sindacato Independent Workers’ of Great Britain denuncia quello che definisce “uno degli atti di union busting più sfacciati e spietati nella storia dell’industria videoludica“. Al centro della controversia il licenziamento improvviso di oltre 30 sviluppatori che stavano lavorando a Grand Theft Auto 6, il titolo più atteso del decennio.
La vicenda ha dell’incredibile per tempistiche e modalità. Il canale YouTube People Make Games aveva pianificato di pubblicizzare la nascente sindacalizzazione dei dipendenti Rockstar proprio in questi giorni, ma i piani sono stati stravolti quando Bloomberg ha rivelato i licenziamenti di massa. La versione ufficiale di Take-Two, società madre di Rockstar, parla di “grave condotta impropria” come motivazione dei licenziamenti. In una dichiarazione successiva rilasciata a Bloomberg, l’azienda ha precisato che i lavoratori stavano “distribuendo e discutendo informazioni confidenziali in un forum pubblico” e che la decisione non aveva “nulla a che fare con il diritto delle persone di aderire a un sindacato o partecipare ad attività sindacali“.
Ma secondo l’IWGB, quel presunto forum pubblico era semplicemente un server Discord privato dove i dipendenti stavano dialogando con organizzatori sindacali. Una pratica che in qualsiasi contesto democratico dovrebbe essere protetta, non punita. La risposta del sindacato è stata immediata e coordinata: manifestazioni sotto le sedi di Rockstar North e Take-Two a Edimburgo, con un’intensità che ha sorpreso gli stessi osservatori del settore.
Le testimonianze raccolte da People Make Games rivelano un clima di paura e smarrimento all’interno dello studio. Durante una delle proteste, un organizzatore dell’IWGB identificato come Fred ha letto ad alta voce una lettera scritta da un dipendente ancora in forze: “L’energia, l’eccitazione, quella scintilla che rendeva questo posto così speciale è ora frantumata. E so di non essere l’unico a sentirsi così in questo momento. So di non essere solo. Ed è straziante perché proprio ora, quando dovremmo essere più uniti e concentrati sul progetto che mai, la maggior parte di noi è spaventata, ferita e si sente incerta“.

Le parole dipingono un quadro molto diverso dall’immagine patinata che Rockstar proietta pubblicamente. Questi non sono semplicemente lavoratori licenziati sono persone che stavano dedicando anni della propria vita professionale al completamento di un progetto colossale, bruscamente estromesse a pochi mesi dal traguardo. La tempistica è particolarmente crudele se si considera che GTA 6 è stato recentemente posticipato da maggio a novembre 2026, con Take-Two che ha giustificato il ritardo con la necessità di “finire il gioco con il livello di rifinitura che vi aspettate e meritate“.
L’IWGB ha formulato richieste precise quali reintegro immediato di tutti i lavoratori licenziati, compensazione economica per il periodo di mancato guadagno, e che Rockstar si assuma la responsabilità di quelli che il sindacato definisce “licenziamenti chiaramente ingiusti, senza procedure adeguate, senza prove“. È stato presentato un ricorso formale e ora si attende la risposta dell’azienda. Fred, parlando con People Make Games, ha espresso una fiducia che va oltre i calcoli economici: “Cosa succederà dopo dipende da Rockstar. Non ho mai visto una cosa del genere, non solo nel settore dei videogiochi ma nell’organizzazione sindacale britannica degli ultimi 20 anni. Questo è il momento in cui possono rimediare. Questi sono lavoratori che vogliono solo tornare a lavorare sul gioco che amano. Se non lo fanno, hanno visto cosa devono affrontare. La forza del sentimento pubblico è contro di loro. E continueremo a fare pressione attraverso azioni legali, manifestazioni, raccontando cosa hanno vissuto questi lavoratori“.

Le sue parole contengono una riflessione più profonda sul potere dei legami collettivi: “Quello che non avranno mai messo in conto, e qualcosa che non ho mai visto il management mettere in conto, è il legame che le persone sentono nel loro lavoro, la loro volontà di difendersi a vicenda e lottare, la forza che c’è in un collettivo di persone disposte a mettersi a rischio, disposte a far sentire la propria voce per sostenersi. E non lo mettono in conto perché non lo capiscono. Non l’hanno mai visto. Non l’abbiamo visto nell’industria dei videogiochi. Non l’hanno mai visto nelle loro sale riunioni, e stanno per scoprire cosa significa“.
La vicenda solleva interrogativi più ampi sul funzionamento dell’industria videoludica, un settore dove le condizioni di lavoro difficili e il crunch time sono diventati quasi normalizzati. Rockstar stessa ha una storia controversa in questo senso, con denunce ripetute negli anni di settimane lavorative da 100 ore durante i periodi di sviluppo più intensi. Che i dipendenti stessero cercando di organizzarsi sindacalmente nel Regno Unito, dove la tradizione sindacale è radicata, non dovrebbe sorprendere. Che siano stati licenziati proprio mentre tentavano di farlo ha invece scatenato un’ondata di sdegno che va ben oltre i confini dell’industria.
Mentre GTA 6 si avvia verso la sua nuova data di uscita di novembre 2026, la domanda che aleggia è, a quale prezzo umano verrà completato questo gioco. E se il livello di rifinitura promesso da Take-Two includerà anche la rifinitura del modo in cui tratta le persone che lo stanno creando.


