Facciamo un gioco. Provate a dimenticare per un momento il botteghino, le piattaforme e perfino il nome di Miranda Priestly. Cosa permette davvero a un film di tornare dopo vent’anni senza sembrare un semplice esercizio di nostalgia? L’arrivo di Il Diavolo veste Prada 2 su Disney+ e Hulu, previsto per il 29 luglio dopo il debutto nelle sale del 1° maggio, sembra offrire una risposta. Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui.
Un ritorno che vale più di una semplice nostalgia
Dopo aver conquistato il botteghino mondiale a vent’anni dall’uscita del primo film, Il Diavolo veste Prada 2 si prepara a vivere una seconda vita. 20th Century Studios ha confermato che il sequel sarà disponibile in streaming su Disney+ e Hulu dal 29 luglio, mentre dal 30 giugno il pubblico potrà acquistarlo anche in formato digitale. Per il momento, invece, non è stata ancora annunciata una data per l’uscita in Blu-ray e DVD.
Si tratta di una strategia ormai consolidata nell’industria hollywoodiana: sfruttare il successo nelle sale e trasferire rapidamente i film sulle piattaforme. Nel caso del sequel, la finestra di distribuzione relativamente breve dimostra quanto Disney consideri questo titolo uno degli elementi più importanti del proprio catalogo estivo.
Eppure la rapidità del passaggio allo streaming non è la parte più interessante della storia. C’è qualcosa che continua a sfuggire.
Il potere di un’icona che attraversa il tempo
Quando il primo Il Diavolo veste Prada arrivò nelle sale, Miranda Priestly interpretata da Meryl Streep divenne immediatamente un’icona della cultura pop. Battute come “That’s all” e “Gird your loins” entrarono rapidamente nell’immaginario collettivo, superando i confini del film stesso.
Il successo del sequel suggerisce che quel fascino non si sia mai realmente esaurito. In un panorama dominato da remake, reboot e revival, Il Diavolo veste Prada 2 è riuscito a coinvolgere sia gli spettatori che conservavano il ricordo del film originale, sia una nuova generazione interessata ai temi del potere, dell’ambizione professionale e dell’evoluzione dell’industria della moda nell’era digitale.
Sono due pubblici diversi, quasi opposti. Da una parte la memoria, dall’altra il presente. Da una parte il desiderio di ritrovare un mondo conosciuto, dall’altra la curiosità di scoprirlo per la prima volta. E proprio da questa tensione nasce qualcosa di inatteso.
Lo streaming è solo l’ultimo tassello
Prima il successo nelle sale, poi l’approdo sulle piattaforme. L’arrivo su Disney+ potrebbe amplificare ulteriormente il fenomeno, permettendo al film di raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto alla sola distribuzione cinematografica.
Per Disney, inoltre, il sequel rappresenta un test importante. Dimostrare che un franchise nato al di fuori dei grandi universi fantasy o supereroistici possa continuare a generare risultati significativi sia al botteghino sia nello streaming significa confermare che il valore di un’opera non dipende soltanto dal marchio che porta. Anche le recensioni generalmente positive e il punteggio Certified Fresh del 77% su Rotten Tomatoes rafforzano questa impressione.
Ma c’è ancora una domanda da risolvere. Perché proprio questo film continua a funzionare?
La risposta è che Il Diavolo veste Prada 2 non vive soltanto del ricordo del primo capitolo. Vive della forza di un personaggio che è diventato un simbolo della cultura pop e che continua a parlare di potere, ambizione e cambiamento anche in un contesto profondamente diverso. Lo streaming non rappresenta il punto d’arrivo di questa storia, ma soltanto un nuovo palcoscenico. Alcuni film seguono il proprio tempo. Altri riescono, semplicemente, ad attraversarlo.
