La televisione italiana finisce troppo tardi? È questa la domanda che sta accendendo un acceso dibattito nel mondo dello spettacolo. A sollevarla è stato il produttore Carlo Degli Esposti, storico nome dietro fiction di successo come Il commissario Montalbano. Il suo appello è diretto e provocatorio: “salviamo il sonno degli italiani”. Una frase che ha riaperto una discussione più ampia sul modo in cui viene costruito il palinsesto televisivo. Tra esigenze economiche, abitudini del pubblico e qualità dei contenuti, la questione divide esperti e spettatori.
Negli ultimi anni, l’orario della prima serata si è progressivamente spostato in avanti. Se un tempo i programmi iniziavano intorno alle 20:30, oggi spesso partono dopo le 21:30 o addirittura alle 22:00. Questo slittamento, secondo Degli Esposti, ha conseguenze concrete: molti spettatori non riescono a seguire i programmi fino alla fine, soprattutto chi lavora e deve alzarsi presto la mattina. Il risultato è che milioni di persone abbandonano la visione prima della conclusione delle storie.
Il problema non riguarda solo la comodità del pubblico, ma anche la qualità della narrazione televisiva. Le fiction, in particolare, vengono penalizzate: se i momenti chiave arrivano troppo tardi, rischiano di perdere efficacia. “Un racconto evoluto si va a sfrangere”, sostiene il produttore, sottolineando come la struttura stessa delle sceneggiature venga condizionata dagli orari.
Salviamo il sonno degli italiani, perché solo così possiamo salvare la percezione del mondo. Basta con lo slittamento della messa in onda, come si possono seguire programmi che chiudono dopo la mezzanotte? L’allungamento e il progressivo ritardo del prime time non sono più accettabili.”- Carlo Degli Esposti
A influenzare questo cambiamento è stato soprattutto l’allungamento dell’access prime time, ovvero la fascia che precede la prima serata. Programmi come Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna occupano oggi uno spazio sempre più ampio, spingendo in avanti l’inizio dei programmi principali. Questo accade anche per motivi economici: più tempo dedicato a questi format significa maggiori introiti pubblicitari.
Nonostante le critiche, le emittenti non negano il problema. Sia Rai sia Mediaset riconoscono la necessità di intervenire, ma sottolineano che la soluzione non è semplice. Ridurre l’access prime time significa rinunciare a una parte importante degli ascolti e dei ricavi. Per questo si parla di “compromesso”: anticipare gradualmente l’orario senza stravolgere l’equilibrio del palinsesto.
Alcuni segnali di cambiamento già esistono. La Rai, ad esempio, ha iniziato ad anticipare leggermente l’inizio delle fiction, cercando di avvicinarsi alla fascia tra le 21:15 e le 21:30 indicata come ideale dai produttori. Anche altre figure del settore, come Riccardo Tozzi e Pietro Valsecchi, hanno espresso posizioni simili, evidenziando il rischio di una progressiva disaffezione del pubblico.

Il tema, però, va oltre gli ascolti. Secondo Degli Esposti, è in gioco la stessa cultura televisiva: la visione condivisa, che per anni ha rappresentato un momento collettivo, rischia di perdere valore se gli orari diventano incompatibili con la vita quotidiana. Anche la seconda serata, un tempo spazio di sperimentazione, si è ridotta, lasciando meno margine per contenuti innovativi.
In definitiva, la polemica sul “sonno degli italiani” mette in luce un equilibrio delicato tra industria, pubblico e contenuti. Anticipare la prima serata potrebbe migliorare l’esperienza degli spettatori, ma richiede una revisione complessiva del sistema televisivo. Una sfida che coinvolge non solo le emittenti, ma l’intero modo di fare e vivere la TV oggi. Ricordiamo infine che Stefano de Martino, uno dei volti più noti della TV italiana, condurrà Sanremo 2027.



