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La prima puntata di Sanremo Giovani ha scatenato una bufera sui social network che ha poco a che fare con le performance musicali dei giovani artisti in gara. Il vero protagonista della serata dell’11 novembre è stato il palinsesto Rai, o meglio, la sua gestione discutibile che ha fatto slittare il programma condotto da Carlo Conti e Gianluca Gazzoli a tarda notte, ben oltre l’orario già problematico della seconda serata su Rai2. Il colpevole del ritardo sono le ATP Finals. Il match di tennis, trasmesso in diretta sulla stessa rete, si è protratto oltre le previsioni, costringendo gli appassionati del concorso canoro ad attendere fino a notte fonda per vedere le esibizioni dei talenti emergenti. Una situazione che, per chi segue le dinamiche del programma, suona drammaticamente familiare: lo stesso identico copione si era verificato durante la prima puntata dell’anno scorso.

La reazione del pubblico non si è fatta attendere. Su X e sulle altre piattaforme social, migliaia di utenti hanno espresso la loro frustrazione con un messaggio chiaro e unanime, basta con questa collocazione penalizzante, è ora di cambiare strategia. “Visto che Sanremo Giovani è già registrato potrebbero mettere la puntata su RaiPlay. Così giusto per dargli quel poco di dignità che gli è rimasta a sto povero format“, scrive un utente, interpretando un sentimento diffuso tra gli spettatori. La proposta che emerge con forza dalla protesta digitale è rendere disponibile la puntata sulla piattaforma RaiPlay già dalla prima serata, prima della messa in onda televisiva. Una soluzione che sottrarrebbe il programma all’incertezza del palinsesto lineare e garantirebbe visibilità ai giovani artisti in gara, senza farli dipendere dalla durata imprevedibile di un incontro sportivo.

La scelta di programmare un evento musicale dopo una partita di tennis, la cui durata per natura non è mai prevedibile, è stata definita da molti utenti come irrispettosa nei confronti dei talenti emergenti. Il tennis non ha un cronometro fisso, un match può durare un’ora e mezza come tre ore, rendendo impossibile qualsiasi programmazione affidabile per ciò che viene dopo. “Il trattamento che riservano ogni anno a Sanremo Giovani è ridicolo, non solo vanno in onda su Rai2 ma in seconda serata e con una partita di tennis che non si sa quando finirà“, lamenta un altro spettatore.

Ma il problema non riguarda solo l’orario. Anche la collocazione su Rai2 in seconda serata viene contestata dai patiti del Festival di Sanremo e delle sue tappe di avvicinamento. In un’epoca in cui le abitudini di fruizione dei contenuti sono radicalmente cambiate, tenere ancorato un programma registrato alle rigide logiche del palinsesto tradizionale appare a molti come un anacronismo inspiegabile. “Anno del signore 2025 e ancora non si capisce che il tennis non ha una durata fissa e che Sanremo Giovani sarebbe potuto andare tranquillamente su Rai1 in seconda serata o solo su RaiPlay“, sintetizza efficacemente un utente.

La frustrazione è palpabile anche perché la soluzione proposta dal pubblico non richiederebbe stravolgimenti produttivi. Il programma è già registrato, non va in diretta. Caricarlo su RaiPlay in anticipo rispetto alla trasmissione televisiva sarebbe tecnicamente semplice e risponderebbe alle logiche di consumo delle nuove generazioni, quelle stesse che il concorso dovrebbe intercettare e valorizzare attraverso i suoi protagonisti. Resta da vedere se la Rai raccoglierà l’appello che arriva dal pubblico o se continuerà con la programmazione attuale per le prossime puntate del concorso. Una cosa è certa: l’attenzione mediatica generata dalla protesta ha paradossalmente dato a Sanremo Giovani più visibilità di quanta gliene avrebbe garantita una tranquilla messa in onda nella tarda notte di Rai2. Forse è proprio questo il segnale che dovrebbe far riflettere chi prende le decisioni di palinsesto: quando il pubblico si mobilita con questa intensità, significa che c’è un interesse autentico che merita di essere rispettato e valorizzato.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it