Ricordate la cerimonia nello Studio Ovale dello scorso settembre, quando Donald Trump firmò con grande enfasi l’accordo per salvare TikTok negli Stati Uniti? Il presidente americano invitò i cittadini a ringraziarlo per aver preservato l’app più amata dalla Gen Z. Ebbene, quella firma potrebbe valere quanto un pezzo di carta straccia. Perché a quasi due mesi di distanza, nonostante ripetute assicurazioni che la vendita fosse imminente, il governo cinese non ha ancora approvato alcun accordo. E senza il via libera del Partito Comunista Cinese, nessuna transazione può concretizzarsi. La situazione si è fatta ancora più intricata dopo l’incontro di giovedì tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Prima del vertice, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent aveva dichiarato di aver avuto colloqui positivi con funzionari cinesi, alimentando aspettative di una svolta imminente. Ma al termine delle discussioni, il panorama appare nebulosissimo: i due leader hanno fatto progressi su diversi fronti commerciali, ma TikTok, paradossalmente, sembra essere rimasto ai margini.
Le dichiarazioni post-vertice rivelano il gap tra le posizioni. Bessent ha cercato di mantenere un tono ottimista, affermando ai giornalisti che l’accordo su TikTok è stato “finalizzato in termini di approvazione cinese” e che si aspetta una risoluzione “nelle prossime settimane o mesi“. Un’affermazione vaga, che contrasta con i toni trionfalistici di settembre. I media statali cinesi, dal canto loro, hanno usato formule ancora più prudenti: “La Cina risolverà adeguatamente le questioni relative a TikTok con la parte americana“, senza specificare né tempi né modalità. Il quotidiano China Daily ha aggiunto che le consultazioni economiche dimostrano come i due paesi possano trovare soluzioni “attraverso dialogo e cooperazione“, ma ha sottolineato che questi risultati “non sono arrivati facilmente” e che la Cina attende di vedere l’effettiva implementazione degli impegni americani. In altre parole, prima di muovere qualsiasi pedina su TikTok, Pechino vuole garanzie concrete su altri tavoli di negoziazione.

Il vero nodo della questione sono i dazi. L’amministrazione Trump ha imposto tariffe pesantissime sulle importazioni cinesi, con l’obiettivo dichiarato di costringere le aziende americane a utilizzare manodopera e prodotti nazionali invece di affidarsi alla Cina. Una strategia protezionistica che, almeno in teoria, dovrebbe favorire l’economia statunitense, ma che sta avendo un impatto devastante sui rapporti commerciali sino-americani. La Cina, evidentemente, sta aspettando che gli Stati Uniti riducano queste tariffe prima di considerare qualsiasi concessione su TikTok. Ma c’è un elemento ancora più inquietante che emerge dalle trattative. Secondo alcune indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, funzionari del Partito Comunista Cinese starebbero valutando di legare l’approvazione della vendita di TikTok a questioni che vanno ben oltre il commercio diretto. In particolare, la Cina potrebbe chiedere a Trump di sostenere le rivendicazioni di Pechino su Taiwan, riconoscendo di fatto la sovranità cinese sull’isola indipendente, una posizione che gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato.
È quasi surreale pensarlo: un’app nata per condividere balletti e trend virali potrebbe diventare il perno di negoziazioni sulla sovranità di una nazione. Eppure, nel 2025, questo è esattamente lo scenario che si sta delineando. TikTok non è più solo una piattaforma social, è diventata una leva geopolitica di prima grandezza, un asset strategico che la Cina è disposta a utilizzare per ottenere concessioni su fronti ben più rilevanti. I funzionari cinesi hanno anche criticato duramente l’approccio commerciale americano, definendo la demonizzazione di aziende come TikTok “solo una scusa per imporre tariffe protezionistiche sui beni cinesi di fronte a un’economia cinese altamente competitiva“. Un’accusa che, per quanto possa suonare propagandistica, contiene un fondo di verità: la strategia di Trump si basa effettivamente sul limitare la concorrenza estera attraverso barriere economiche, allontanandosi dai principi del libero mercato che gli Stati Uniti hanno storicamente difeso.

Ora la palla è nel campo di Trump. Se l’amministrazione americana deciderà di ridurre i dazi e le complicazioni negli scambi con la Cina, come sembrerebbe aver promesso durante l’incontro con Xi, l’accordo su TikTok potrebbe andare avanti. Ma se gli Stati Uniti manterranno la linea dura sul commercio, è probabile che la Cina aumenti il prezzo della vendita, richiedendo concessioni sempre più ampie. Per i 170 milioni di utenti americani di TikTok, e per i milioni di creator che hanno costruito carriere e business sull’app, l’incertezza continua. L’accordo firmato con grande fanfara nello Studio Ovale si rivela sempre più un gesto simbolico, privo di sostanza reale. E mentre i leader delle due superpotenze giocano a scacchi con dazi, tecnologia e rivendicazioni territoriali, TikTok rimane sospeso nel limbo, ostaggio di una partita molto più grande di quanto chiunque potesse immaginare quando l’app iniziò a conquistare il mondo con video di quindici secondi.



