C’è un aneddoto che Bill Dally ama raccontare, uno di quelli che sembrano una battuta ma che in realtà nascondono una rivoluzione. Una mattina a colazione, un collega gli parlava di un progetto per trovare gatti su Internet. Sì, proprio gatti. Mentre Dally si chiedeva chi potesse mai interessarsi a una cosa del genere, notò un dettaglio che cambiò tutto: quel collega stava usando 16.000 unità di elaborazione grafica, le famose Gpu. Un numero spropositato per un compito all’apparenza banale. La mente del chief scientist e vicepresidente senior per la ricerca di Nvidia si mise immediatamente al lavoro. “Ho pensato che si potesse fare con molte meno“, racconta. Gli assegnò uno dei suoi ricercatori migliori, che riuscì nell’impresa con appena 48 Gpu. Da 16.000 a 48. Non è solo una questione di numeri: è l’essenza stessa della filosofia che ha reso Nvidia l’azienda più capitalizzata al mondo. Efficienza, ottimizzazione, capacità di vedere oltre l’ovvio.
Questo episodio è stato uno dei momenti salienti della lectio magistralis che Dally ha tenuto nella sala gremita delle Ogr di Torino, nell’ambito del programma Csp-Ias – Institute for advanced study. L’iniziativa, promossa dall’Istituto italiano di intelligenza artificiale per l’industria (AI4I) e dalla Compagnia di San Paolo, ha portato nel capoluogo piemontese uno dei cervelli più influenti dell’innovazione tecnologica contemporanea. Al centro della sua lezione, l’evoluzione dell’hardware per il deep learning e le trasformazioni necessarie per sostenere modelli e applicazioni su larga scala. Dally ha illustrato come la crescita della capacità computazionale di ordini di granditudine abbia reso possibile l’intelligenza artificiale che oggi utilizziamo quotidianamente. Non si tratta di speculazioni teoriche: “Noi a Nvidia usiamo l’IA tutti i giorni per essere più produttivi“, ha dichiarato senza giri di parole.

Un esempio concreto. Dally ha raccontato di aver lavorato con Python, un linguaggio di programmazione ad alto livello. L’intelligenza artificiale ha completato in 15 minuti un compito che gli avrebbe richiesto ore di lavoro manuale. “Non abbiamo persone a sufficienza per fare tutto“, ha ammesso con pragmatismo. È la realtà di un’industria che corre a velocità supersonica, dove l’automazione intelligente non è più un’opzione ma una necessità. Ma la visione di Dally va oltre l’efficienza aziendale. Il capo scienziato di Nvidia immagina un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventerà uno strumento democratico di istruzione. “Mi piace pensare che l’IA sarà utile all’istruzione“, ha affermato davanti al pubblico torinese. “Tutti gli studenti potrebbero avere un’IA che li aiuta a capire cosa li spinge ad andare avanti. Una sorta di IA-tutor che aiuta a vincere il Superbowl“.
L’analogia sportiva non è casuale. Come un allenatore personalizzato che studia i punti di forza e le debolezze di ogni atleta, l’intelligenza artificiale potrebbe adattarsi al ritmo e allo stile di apprendimento di ciascuno studente. Un cambiamento paradigmatico che potrebbe ridisegnare i sistemi educativi globali. Durante la lectio, Dally ha dedicato ampio spazio alle sfide legate all’efficienza energetica e alla riduzione dei costi di movimento dei dati. Temi cruciali in un’epoca in cui i data center consumano quantità sempre maggiori di energia. Il chief scientist ha spiegato come la crescita esponenziale della capacità computazionale abbia reso possibile l’IA moderna, ma ha sottolineato che l’efficienza dei modelli deve continuare a migliorare. “Negli ultimi 12 anni abbiamo migliorato la performance dell’hardware di 5.000 volte“, ha rivelato Dally. Un numero che fa girare la testa e che testimonia la velocità vertiginosa del progresso tecnologico. L’hardware resta il fattore abilitante fondamentale, con programmabilità e flessibilità che diventano elementi chiave per lo sviluppo futuro.

A fare da direttore d’orchestra della serata è stato Fabio Pammolli, presidente di AI4I, che ha introdotto la lectio come un “rendez vous tra sviluppo delle conoscenze e sviluppo tecnologico“, con la consapevolezza che “il talento attrae talento“. Un concetto particolarmente significativo per Torino, città che sta investendo massicciamente per posizionarsi come polo europeo dell’intelligenza artificiale applicata all’industria. Al fianco di Pammolli, Marco Pavone del Comitato scientifico AI4I. Tra gli altri protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione torinese presenti all’evento: Marco Gilli, presidente della Compagnia di San Paolo, Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione Crt, Stefano Corgnati, rettore del Politecnico di Torino, e Marco Gay, leader dell’Unione industriali di Torino.
La presenza di queste figure istituzionali testimonia come l’intelligenza artificiale non sia più percepita come una tecnologia di frontiera riservata a pochi addetti ai lavori, ma come un pilastro strategico per lo sviluppo economico e industriale del territorio. Torino, con la sua tradizione manifatturiera e la sua eccellenza accademica nel campo dell’ingegneria, si candida a essere protagonista di questa trasformazione. La lezione di Dally alle Ogr rappresenta più di un semplice evento accademico. È un segnale: l’Italia, e Torino in particolare, vogliono sedere al tavolo dove si decide il futuro dell’innovazione tecnologica. E forse, come in quella colazione dove si parlava di gatti su Internet, è proprio da conversazioni apparentemente banali che nascono le rivoluzioni più inaspettate.
