Spotify rivoluziona l’esperienza d’ascolto per gli utenti free con l’introduzione di Pick & Play, Search & Play e Share & Play. Se prima eravamo costretti alla riproduzione casuale con skip limitati, ora possiamo finalmente scegliere qualsiasi brano dal catalogo sterminato della piattaforma, cercare un titolo specifico o riprodurre la musica condivisa da amici e artisti sui social. Un cambio di paradigma che trasforma radicalmente l’approccio al servizio gratuito.

Questa mossa strategica arriva dopo il lancio, atteso da tempo, dello streaming lossless per gli abbonati Premium. Ma perché Spotify ha deciso di “regalare” una funzionalità così importante agli utenti free? La risposta, secondo gli analisti, risiede nelle difficoltà del settore pubblicitario della piattaforma. Il CEO Daniel Ek ha recentemente ammesso che l’azienda si sta muovendo “troppo lentamente” su questo fronte. L’obiettivo è portare le entrate pubblicitarie al 20% del totale, ma al momento si attestano solo all’11%. Aumentando il coinvolgimento degli utenti free – che rappresentano la maggioranza dei 696 milioni di utenti attivi mensili (ben 433 milioni contro i 276 milioni di abbonati Premium) – Spotify punta ad aumentare l’esposizione alla pubblicità e quindi i ricavi.

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Il logo di Spotify, fonte: Bloomberg

Mentre funzionalità come l’audio lossless, le playlist generate dall’IA e la funzione Mix restano esclusive per gli abbonati Premium, altre come Messages e la playlist personalizzata Daylist rimangono disponibili per tutti gli utenti, sia free che Premium. Share & Play, in particolare, si integra perfettamente con piattaforme social come Instagram, dove è possibile condividere brani nelle Stories e nelle Note. Un’integrazione che potrebbe incentivare l’apertura dell’app Spotify anche da parte degli utenti free, incrementando ulteriormente l’engagement.

Spotify si trova quindi a dover bilanciare l’offerta di un servizio gratuito competitivo con la necessità di incentivare l’abbonamento Premium. Questa nuova strategia Pick & Play rappresenta una scommessa interessante, che potrebbe rivelarsi vincente sia per gli utenti che per la piattaforma stessa. Restiamo in attesa di vedere come questo cambiamento influenzerà il mercato dello streaming musicale e le strategie dei competitor.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it