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Il 2026 si è aperto con una novità che ha colto di sorpresa milioni di italiani. Chi possiede uno Spid con Poste Italiane ha iniziato a ricevere le prime comunicazioni ufficiali riguardanti l’introduzione del pagamento annuale per mantenere attiva la propria identità digitale. Non si tratta più di speculazioni o annunci vaghi: le email sono partite davvero, e contengono indicazioni precise su tempi, costi e modalità di pagamento. La comunicazione arriva direttamente da Poste Italiane e si apre con un messaggio personalizzato che riporta nome e cognome del destinatario. Il testo fa riferimento a una modifica unilaterale delle condizioni generali del servizio PosteID abilitato a Spid, comunicata il primo gennaio 2026 sul sito ufficiale di Poste. Per continuare ad accedere ai servizi Spid, viene richiesto il pagamento di un corrispettivo annuale di 6 euro, IVA inclusa. Il messaggio specifica anche la data entro cui effettuare il versamento, calcolata in base al momento di attivazione originaria dell’identità digitale.

L’avviso arriva con 30 giorni di anticipo rispetto alla scadenza del rinnovo. Un lasso di tempo che può sembrare congruo sulla carta, ma che per molti utenti, soprattutto quelli meno avvezzi alla tecnologia o con difficoltà di mobilità, potrebbe rappresentare una fonte di stress. Va considerato che Poste Italiane gestisce circa 30 milioni di identità digitali in Italia, una fetta enorme della popolazione che improvvisamente deve fare i conti con un abbonamento annuale per un servizio che fino a ieri era gratuito. Non tutti, però, saranno chiamati a pagare. Restano esenti dal costo i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero e i titolari di Spid a uso professionale. Per gli altri, il pagamento diventa un passaggio obbligato se si vuole continuare a utilizzare PosteID per accedere ai portali della pubblica amministrazione, dall’Inps all’Agenzia delle Entrate, passando per i servizi sanitari regionali.

Avere lo Spid Gratis
Avere lo Spid Gratis, fonte: Smart World

Le modalità di pagamento previste sono due. La prima è online, accedendo alla propria area personale sul sito di Poste o tramite la pagina dedicata al rinnovo. La seconda è fisica, recandosi in un ufficio postale muniti del proprio codice fiscale. Una nota interessante: il pagamento può essere effettuato anche da terzi, comunicando semplicemente il codice fiscale del titolare dello Spid. Una soluzione pensata per agevolare chi non può muoversi autonomamente o preferisce delegare la pratica a un familiare. Ma cosa succede se si decide di non pagare? In caso di mancato versamento, Poste Italiane non elimina immediatamente l’identità digitale, ma la sospende. Lo Spid viene di fatto congelato per un periodo di 24 mesi, durante i quali non sarà possibile utilizzarlo per accedere ai servizi online. Si avrà però tempo due anni per decidere se saldare l’arretrato e riattivare le credenziali. Una sorta di limbo digitale che lascia aperta la porta a un eventuale ripensamento.

Per chi invece preferisce chiudere definitivamente il rapporto con PosteID, esiste la procedura di revoca delle credenziali. Non è un’operazione immediata: bisogna accedere al portale posteid.poste.it, entrare nella sezione Funzionalità avanzate e selezionare Revoca credenziali. A quel punto occorre compilare un modulo in formato PDF e inviarlo via email all’indirizzo [email protected], allegando una copia della carta di identità e del codice fiscale o tessera sanitaria. Una procedura che ha fatto discutere, perché richiede l’invio di documenti personali tramite email, un metodo non certo al vertice della sicurezza digitale. L’arrivo delle email ha riacceso il dibattito su una decisione che ha diviso l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi considera i 6 euro una cifra contenuta per un servizio utilizzato con frequenza. Dall’altro, molti utenti lamentano il fatto di dover pagare per uno strumento che era nato come gratuito e che, per certi versi, è diventato indispensabile per interagire con lo Stato. La sensazione diffusa è quella di un servizio pubblico che diventa a pagamento senza che il cittadino abbia voce in capitolo.

Lo Spid del CIE
Lo Spid del CIE, fonte: Agenzia delle Entrate

C’è poi il tema dell’alternativa. La carta di identità elettronica, o CIE, offre le stesse funzionalità di Spid per l’accesso ai servizi online della pubblica amministrazione, ed è gratuita. Funziona tramite l’app CIE ID, che permette di autenticarsi con il riconoscimento facciale o inquadrando un QR code sullo schermo del computer. Alcuni utenti hanno già fatto la transizione, altri ci stanno pensando seriamente. Il governo, del resto, spinge da tempo in questa direzione, auspicando una progressiva sostituzione di Spid con la CIE come strumento principale di identificazione digitale. Non mancano però i distinguo. La CIE richiede di avere con sé la carta fisica per alcune operazioni, mentre Spid consente un accesso completamente smaterializzato. Inoltre, non tutti i servizi online hanno già integrato la CIE tra le modalità di accesso, anche se la situazione sta rapidamente migliorando. Chi ha bisogno del livello di sicurezza 3, necessario per operazioni particolarmente delicate, sa che con la CIE è già disponibile di default, mentre con Spid era un’opzione spesso a pagamento.

La situazione si complica ulteriormente per chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. Molti cittadini, soprattutto anziani, si erano rivolti proprio agli uffici postali per ottenere lo Spid, attratti dalla possibilità di avere un supporto fisico e un’assistenza diretta. Ora si trovano di fronte a un bivio: pagare per mantenere un servizio di cui forse non comprendono appieno il valore, oppure migrare verso un’alternativa che richiede comunque un minimo di alfabetizzazione digitale. Le prime reazioni sui social e nei forum specializzati oscillano tra la rassegnazione e l’indignazione. C’è chi invita a disdire in massa lo Spid di Poste per mandare un segnale forte, chi invece suggerisce di aspettare e vedere come si evolve la situazione, lasciando semplicemente scadere le credenziali senza attivarsi per il rinnovo. Altri ancora stanno valutando provider alternativi che offrono ancora il servizio gratuitamente, come alcune banche o fornitori di identità digitale specializzati.

Autenticazione Spid delle Poste Italiane
Autenticazione Spid delle Poste Italiane, fonte: Poste Italiane

Quello che è certo è che l’introduzione del pagamento rappresenta un punto di svolta nel panorama dell’identità digitale italiana. Dopo anni in cui Spid era stato promosso come lo strumento universale per accedere ai servizi online, la decisione di Poste di renderlo a pagamento per la stragrande maggioranza degli utenti apre scenari nuovi. La partita si gioca ora sul numero di utenti che decideranno di pagare, quanti migreranno verso la CIE e quanti opteranno per provider alternativi. Nei prossimi mesi sarà interessante osservare come si comporteranno gli altri gestori di Spid. Se dovessero seguire l’esempio di Poste, la gratuità dell’identità digitale potrebbe diventare un ricordo. Se invece manterranno il servizio gratuito, potrebbero intercettare il malcontento di milioni di utenti pronti a cambiare casacca. Una cosa è certa: l’era dello Spid come lo conosciamo sta cambiando, e gli italiani dovranno scegliere da che parte stare.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.