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Un messaggio breve, scritto in modo naturale, arriva da un contatto salvato in rubrica: “Ciao, puoi prestarmi 1.350 euro? Sono dal dentista, ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera“. Sembra un imprevisto credibile, un’urgenza sanitaria, una richiesta temporanea. In realtà è una nuova truffa che sta facendo registrare un boom di segnalazioni in tutta Italia. Il dettaglio più inquietante? Il messaggio parte davvero dal numero di un amico o di un familiare. E proprio questa apparente normalità abbassa le difese.

La dinamica è studiata nei minimi dettagli. Il messaggio è personalizzato con il nome del destinatario e utilizza un tono coerente con quello dell’amico o parente coinvolto. La cifra richiesta – 1.350 euro – è abbastanza alta da essere significativa, ma non così spropositata da sembrare impossibile. L’urgenza sanitaria, il problema tecnico con la carta e la promessa di restituzione in giornata rendono tutto credibile.

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Allarme WhatsApp, i tuoi contatti sono in pericolo: controlla subito se sei stato colpito dalla nuova truffa – screenworld.it

Se il destinatario prova a chiamare, la risposta arriva rapidamente ma solo via chat: “Non posso parlare, sono sotto anestesia”, “Ti richiamo appena finisce l’effetto“. Una giustificazione verosimile che blocca sul nascere il controllo diretto. Subito dopo compare l’Iban su cui effettuare un bonifico istantaneo, con la richiesta pressante di inviare la conferma del pagamento. I messaggi si fanno incalzanti: “Mandami la ricevuta”, “È urgente”. L’obiettivo è spingere a decidere in fretta, senza riflettere.

Il punto che disorienta di più è questo: come può essere una truffa se il messaggio arriva da un numero conosciuto? La risposta sta nel furto dell’account. I criminali digitali riescono a impossessarsi del profilo WhatsApp della vittima collegandolo a un altro dispositivo. In molti casi tutto parte da un episodio precedente, come la cosiddetta “truffa della ballerina”: un messaggio che chiede di votare una ragazza a un concorso tramite un link. Cliccando, si viene indirizzati a una pagina che richiede il numero di telefono e un codice ricevuto via SMS. Quel codice, però, è quello di autenticazione di WhatsApp. Inserendolo su un sito esterno si consegna di fatto l’accesso al proprio account.

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Allarme deepfake: come difendersi – Screenworld.it

Una volta dentro, i truffatori possono leggere le chat, accedere alla rubrica e scrivere a centinaia di contatti. In un caso recente, un uomo si è ritrovato – a sua insaputa – ad aver inviato il messaggio del “dentista” a circa 150 persone tra amici e parenti stretti. Alcuni, insospettiti, lo hanno chiamato per chiedere spiegazioni; lui è caduto dalle nuvole. I malintenzionati, nel frattempo, rispondevano con prontezza e abilità alle domande, mantenendo la conversazione esclusivamente via chat. Verificando tra i dispositivi collegati al proprio account, la vittima ha scoperto una presenza anomala, ha scollegato tutto e ha ripreso il controllo, ma i messaggi risultavano nascosti.

In questo caso nessuno ha inviato denaro, ma non sempre va così. L’Iban indicato spesso risulta associato a conti aperti presso banche digitali, rendendo più complesso risalire ai responsabili. Le segnalazioni alle forze dell’ordine e alla Polizia postale si moltiplicano; il fenomeno è descritto come diffuso e subdolo. Tuttavia, se non c’è stato un effettivo trasferimento di denaro, le possibilità di intervento concreto sono limitate. Per difendersi occorre partire da una regola semplice: non inviare mai soldi sulla base di un messaggio ricevuto solo via chat, anche se proviene da un contatto fidato.

Se la richiesta è autentica, chi è davvero in difficoltà capirà la necessità di verifica. Se invece l’interlocutore insiste nel non poter parlare e continua a premere per il pagamento immediato, bisogna fermarsi. È altrettanto importante non inserire mai codici di verifica ricevuti via SMS su siti esterni e attivare la verifica in due passaggi su WhatsApp, aggiungendo un PIN che renda più difficile l’accesso non autorizzato. Controllare periodicamente i dispositivi collegati al proprio account può aiutare a individuare intrusioni sospette.

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Figlia degli anni 2000. Amante del cinema fin da quando vide Pride & Prejudice per la prima volta. Laureata in Lettere Moderne, continua a scrivere di cinema sperando di farlo per sempre.