Dal 13 novembre 2025 l’Italia fa un passo deciso verso la semplificazione digitale anche nel settore dei giochi pubblici, come riportato da diverse fonti. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha introdotto una novità che cambierà radicalmente il modo in cui si aprono i conti di gioco online: addio alle fotocopie di documenti e ai processi macchinosi, ora basta lo SPID o la Carta d’Identità Elettronica per iniziare a scommettere sui portali autorizzati.
La determinazione direttoriale numero 704968, pubblicata l’11 novembre sul sito istituzionale dell’ADM, rende operativo uno dei principi contenuti nel decreto legislativo 41 del 2024, quello che ha riordinato l’intero comparto dei giochi pubblici in Italia. Non si tratta di un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma la misura coinvolge potenzialmente milioni di italiani che utilizzano piattaforme di scommesse sportive, poker online, bingo digitale e altre forme di intrattenimento a distanza.

Fino a ieri, chi voleva aprire un conto su un sito di gioco autorizzato doveva necessariamente fornire una copia fronte-retro del documento di identità e del codice fiscale. Un passaggio che, per quanto standard, rappresentava un ostacolo pratico e rallentava il processo di registrazione. Con le nuove disposizioni, i concessionari abilitati alla raccolta a distanza possono ora verificare l’identità del giocatore attraverso strumenti di identificazione digitale con sicurezza di secondo livello come lo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale ormai familiare a chi accede ai servizi della Pubblica Amministrazione, e la CIE, la Carta d’Identità Elettronica che ha sostituito progressivamente il vecchio documento cartaceo.
Come funziona concretamente? Il giocatore che intende aprire un conto di gioco accede al sito del concessionario autorizzato e, al momento della registrazione, sceglie di autenticarsi tramite SPID o CIE. Il sistema acquisisce automaticamente una serie di informazioni minime indispensabili: nome, cognome, residenza, comune e provincia di nascita, stato di nascita, data di nascita e codice fiscale. Vengono inoltre registrati la tipologia di documento di identità, il numero, la scadenza e l’istituzione che lo ha rilasciato, oltre al numero di telefono mobile, l’indirizzo email e la data di scadenza dell’identità digitale stessa. Tutti questi dati personali, va precisato, sono soggetti agli obblighi di trattamento previsti dalla convenzione di concessione e tutelati dalle normative sulla privacy. Il processo è pensato per essere rapido, sicuro e trasparente, garantendo al tempo stesso la tutela dell’utente e il rispetto delle regole imposte dallo Stato per il contrasto al gioco minorile e al riciclaggio.
Questa riforma si inserisce in un percorso più ampio di modernizzazione e razionalizzazione del comparto dei giochi pubblici in Italia, un settore che genera miliardi di euro di raccolta annua e che da anni necessitava di un aggiornamento normativo. L’introduzione di SPID e CIE come strumenti di identificazione non è solo una semplificazione burocratica: è un segnale di come lo Stato intenda rendere più efficiente e controllabile un settore delicato, dove la tutela dei giocatori, la lotta alla ludopatia e il contrasto alle piattaforme illegali rappresentano priorità irrinunciabili. Chiaramente non mancano le critiche, sia mosse da giocatori irriducibili che non vogliono vedersi registrati online, sebbene venga mantenuto il massimo riserbo sui dati, ma anche per la possibilità che i giovani, nonostante maggiorenni, possano accedere con più facilità a pratiche che possono rivelarsi dannose e provocare forte dipendenza. Resterà da vedere se questa nuova modalità sarà un bene o qualcosa di negativo, ma certamente si sta cercando di regolamentare un sistema che fino a ora non ha avuto i controlli adeguati.



