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Non ci sono più scuse. Le parole di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, arrivano nette e senza margini di interpretazione. Mercoledì 15 aprile 2026, durante una conferenza stampa a Bruxelles, l’annuncio che chiude mesi di dibattiti e polemiche: l’app europea per la verifica dell’età online è tecnicamente pronta e sarà presto disponibile per tutti i cittadini dell’Unione. Si tratta di una svolta epocale nel rapporto tra minori e mondo digitale. Uno strumento che promette di proteggere bambini e adolescenti da contenuti dannosi e illegali, imponendo alle piattaforme social e ai siti pornografici di verificare concretamente l’età dei propri utenti. Ma come funziona questa tecnologia? E soprattutto, quali sono le implicazioni per giganti come Facebook, Instagram, TikTok e Snapchat?

La necessità di un sistema comune a livello europeo si discuteva da tempo. Troppo frammentato il panorama delle soluzioni nazionali, troppo facile per i minori aggirare controlli improvvisati oinesistenti. Ora, stando a quanto spiegano i tecnici della Commissione, il lavoro è completato. L’architettura tecnologica esiste, è solida, rispetta i più elevati standard di privacy al mondo ed è completamente open source. L’utente scarica l’app, accetta i termini e le condizioni, imposta un pin o l’accesso biometrico. A questo punto dimostra la propria età attraverso un sistema di identificazione elettronica oppure mostrando il passaporto o la carta d’identità, con verifica biometrica integrata. L’aspetto cruciale, quello che dovrebbe dissipare i timori sulla sorveglianza digitale, è che l’app non memorizza alcuna informazione personale: né il nome, né la data di nascita, né il numero del documento. Solo il fatto che l’utente ha superato una determinata soglia d’età.

Quando si vuole accedere a un sito pornografico, a un social network o a qualsiasi altro contenuto riservato ai maggiori di 18 o 13 anni, il sistema funziona in modo diverso a seconda del dispositivo. Da computer basta scansionare il codice QR mostrato nel sito che si vuole visitare. Da smartphone l’app invia direttamente la prova di età alla piattaforma. E qui sta il punto: la prova di età e nient’altro. La piattaforma non accede al documento con cui l’utente l’ha dimostrata inizialmente, non traccia l’identità, non costruisce profili. Qualsiasi azienda privata può riadattare questa soluzione, a patto di rispettare gli standard europei sulla privacy e offrire lo stesso livello di protezione in tutta l’Unione. L’app funziona su qualsiasi dispositivo: smartphone, tablet, computer. E proprio perché è open source, anche paesi partner extra-UE possono utilizzarla.

L’Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare che può proteggere i nostri bambini da contenuti dannosi e illegali, ha ribadito von der Leyen. Le sue parole non lasciano spazio a dubbi: spetta ai genitori crescere i propri figli, non alle piattaforme. Un affondo diretto contro i colossi tech, accusati di creare ambienti che generano dipendenza e che non fanno bene alle giovani menti in fase di sviluppo. Perché funzioni davvero, naturalmente, occorre che le piattaforme siano obbligate alla verifica dell’età dei loro utenti. Ed è qui che si apre il secondo capitolo della strategia europea. Il Digital Services Act, in vigore dal 2024, chiede alle Very Large Online Platforms, le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione europea, di adottare misure concrete per mitigare i rischi sistemici legati alla protezione dei minori. Con sanzioni pesantissime in caso di inadempienza.

Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea, è stata ancora più esplicita: l’Europa non tollererà che le piattaforme guadagnino a scapito dei nostri bambini. Dopo l’inchiesta su TikTok, accusato di aver progettato la propria piattaforma per creare dipendenza, le istituzioni europee hanno intenzione di intraprendere azioni analoghe contro Facebook, Instagram e Snapchat, oltre che contro quattro siti pornografici. Poiché le piattaforme non dispongono di strumenti adeguati di verifica dell’età, abbiamo sviluppato noi stessi la soluzione, ha concluso Virkkunen. Il quadro europeo fissa le regole generali, ma gli Stati membri possono valutare misure più restrittive. L’Italia è stata tra i primi paesi a discutere su come regolamentare l’uso dei social da parte dei minori, senza però giungere finora a nulla di concreto. A puntare al ruolo di apripista è piuttosto la Francia di Emmanuel Macron, che sta discutendo una norma per vietare i social network ai minori di 15 anni. Una misura che ha riscosso ampio consenso politico ma il cui esito dipende proprio dalla compatibilità con il Digital Services Act europeo e dalla disponibilità di sistemi efficaci per la verifica dell’età.

Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Irlanda sono in prima linea, ha spiegato von der Leyen, sottolineando che questi paesi stanno pianificando di integrare l’app nei loro portafogli digitali nazionali. Per l’Italia si tratta dell’app IO, che già raccoglie documenti ufficiali come patente e tessera sanitaria. L’auspicio della presidente della Commissione è che altri Stati membri e il settore privato seguano l’esempio, in modo che ogni cittadino possa utilizzare molto presto questo strumento che offre a genitori, insegnanti e assistenti un potere di protezione concreto. Certo, nessun sistema è infallibile. Esisterà sempre la possibilità di aggirarlo in qualche modo: basta che un maggiorenne presti il telefono a un amico più giovane, o che condivida le proprie credenziali. Ma l’architettura tecnologica esiste, è pronta, è gratuita ed è conforme ai più alti standard di privacy. Non ci sono più scuse, appunto.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.