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Lo smartphone, compagno inseparabile delle nostre giornate, potrebbe diventare un alleato inaspettato nella battaglia contro il fumo. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica BMJ Evidence Based Medicine ha analizzato i dati di oltre 12.000 persone, giungendo a una conclusione sorprendente: le applicazioni per smartphone, soprattutto quelle basate su teorie psicologiche, possono triplicare le possibilità di rimanere lontani dalle sigarette per almeno sei mesi rispetto a chi tenta di smettere senza alcun supporto. La ricerca, condotta da un team della Capital Medical University di Beijing, ha passato in rassegna 31 studi scientifici, offrendo il quadro più completo finora disponibile sull’efficacia di questi strumenti digitali. I risultati aprono prospettive interessanti per milioni di fumatori che, troppo spesso, affrontano il percorso di cessazione in solitudine, senza chiedere aiuto a professionisti o centri antifumo.

Le app per smartphone non sono certo l’unica strada per dire addio al tabacco. Da decenni la medicina dispone di strategie consolidate: la terapia sostitutiva della nicotina, che utilizza cerotti, gomme da masticare, caramelle o inalatori a basso contenuto di nicotina per attenuare i sintomi dell’astinenza, farmaci specifici come bupropione, vareniclina e citisina prescritti dal medico, e il sostegno psicologico fornito da personale qualificato. È scientificamente provato che le possibilità di successo aumentano significativamente quando si chiede aiuto a medici esperti, anche se raramente si riesce al primo tentativo: statisticamente, quello buono è il quarto. Ma le applicazioni digitali offrono qualcosa di unico: sono sempre con noi, disponibili nel momento del bisogno, traducibili in qualsiasi lingua e potenzialmente accessibili a chiunque possieda uno smartphone. Come spiega Elena Munarini, psicologa e psicoterapeuta presso il Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, smettere di fumare è difficile non solo per la dipendenza fisica, ma perché le sigarette strutturano profondamente la vita quotidiana attraverso abitudini, associazioni automatiche e stati d’umore.

Il caffè e la sigaretta, la pausa di lavoro con i colleghi fumatori, lo stress che trova sfogo nell’accendere una Marlboro: sono schemi radicati dopo anni o decenni di utilizzo. Ed è proprio qui che le app dimostrano la loro utilità. Essendo presenti nell’oggetto oggi più vicino alle persone, il cellulare, offrono un supporto continuo che rompe gli automatismi, ricordando che si sta provando a smettere, accompagnando nei momenti critici, fornendo consigli pratici su come superare la voglia improvvisa di fumare e, aspetto non secondario, facendo sentire meno soli. Lo studio ha evidenziato diversi scenari di utilizzo. Quando le app vengono usate da sole, senza altri interventi, quasi triplicano il tasso di astinenza continua per sei mesi rispetto a un supporto minimo o nullo. Se combinate con strategie tradizionali, come la consulenza professionale, possono quasi raddoppiare l’astinenza rispetto ai soli interventi classici. E quando vengono abbinate alla farmacoterapia, i dati mostrano un miglioramento dell’astinenza del 77% rispetto all’assunzione dei soli medicinali.

Ma non tutte le app sono uguali. La ricerca ha individuato una differenza sostanziale tra quelle basate su interventi comportamentali tradizionali, focalizzati sulla modifica diretta del comportamento legato al fumo, e quelle che adottano teorie psicologico-comportamentali più complesse. Quest’ultime, che utilizzano tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di accettazione e impegno o la mindfulness, hanno dimostrato un’efficacia significativamente superiore. Le applicazioni di questo tipo lavorano su cognizione, regolazione delle emozioni e motivazione. Forniscono un percorso di cessazione personalizzato con materiali didattici, monitoraggio dei progressi, supporto motivazionale tramite messaggi automatici e componenti interattivi. Alcune integrano funzioni che aiutano a identificare i trigger emotivi che scatenano il desiderio di fumare, altre insegnano tecniche di respirazione o distrazione, altre ancora creano una sorta di diario digitale che permette di visualizzare i progressi e i benefici ottenuti giorno dopo giorno.

I ricercatori sottolineano che queste prime evidenze, per quanto promettenti, necessitano di conferme da studi e numeri più consistenti. La cautela è d’obbligo, considerando la continua variabilità tra le diverse applicazioni disponibili sul mercato. Come hanno concluso gli autori dello studio, se prove future confermassero benefici duraturi e si individuassero le caratteristiche chiave delle app più efficaci, questi strumenti validati in maniera rigorosa potrebbero diventare una pietra miliare degli sforzi globali di controllo del tabacco. La prudenza è condivisa anche da Elena Munarini, che però riconosce l’utilità di questi strumenti basandosi sull’esperienza quotidiana: possono aiutare a tenere acceso e portare avanti il processo di cambiamento soprattutto quando mancano altri supporti. Il problema, infatti, è che i fumatori chiedono aiuto professionale ai centri antifumo ancora troppo poco (esiste un numero verde dedicato, l’800 554 088), raramente si rivolgono al medico di medicina generale e spesso provano a fare da soli. In contesti simili, le app offrono un sostegno prezioso, meglio di niente.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.