Quando Michael Burry parla, o meglio, quando muove i suoi capitali, Wall Street trattiene il respiro. L’investitore che è passato alla storia per aver previsto e sfruttato il collasso del mercato immobiliare statunitense nel 2007 ha piazzato una nuova scommessa che sta facendo discutere. Questa volta nel mirino ci sono due dei nomi più caldi dell’intelligenza artificiale: Nvidia e Palantir. La notizia emerge dai documenti Form 13F depositati presso la Securities and Exchange Commission, la Consob americana. Si tratta di documenti obbligatori che gli investitori istituzionali con almeno 100 milioni di dollari in gestione devono presentare entro 45 giorni dalla chiusura di ogni trimestre. Una finestra trasparente sulle mosse dei grandi squali della finanza, che permette agli investitori comuni di capire dove si stanno spostando i capitali veri.

Per chi non lo conoscesse, Michael Burry gestisce Scion Asset Management e la sua fama è solidamente ancorata a quella previsione apocalittica del 2007. Mentre tutti si ubriacavano di mutui subprime e derivati tossici, lui aveva capito che il castello stava per crollare. Comprò credit default swap – essenzialmente assicurazioni contro il fallimento di quei titoli – e quando l’economia mondiale andò in frantumi, lui e i suoi investitori incassarono fortune. Non è stato un colpo di fortuna, si è trattato di analisi, coraggio e capacità di vedere oltre l’euforia collettiva. Ora Burry ha puntato contro Nvidia e Palantir, due società che hanno cavalcato l’onda dell’intelligenza artificiale come poche altre. Nvidia, con i suoi chip GPU diventati il motore dell’addestramento dei modelli di AI, ha visto il proprio valore di mercato esplodere. Palantir, specializzata in analisi di dati e software per governi e aziende, ha beneficiato enormemente dell’hype intorno all’intelligenza artificiale applicata. Entrambe sono state tra le storie di successo più celebrate degli ultimi anni.

Immagine dell'intelligenza artificiale
Immagine dell’intelligenza artificiale, fonte: Money.it

Ma Burry non ci crede. O meglio, crede che i prezzi attuali non riflettano la realtà economica sottostante. Le sue posizioni sono costruite attraverso opzioni put, strumenti finanziari che guadagnano valore quando il prezzo delle azioni scende. È una scommessa ribassista, chiara e netta. Cosa sa Burry che il mercato non vede? La risposta potrebbe risiedere in due fenomeni storici che hanno caratterizzato ogni grande rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni. Il primo è la tendenza delle nuove tecnologie dirompenti a generare bolle speculative. È successo con internet negli anni Novanta, quando aziende senza utili né modelli di business sostenibili venivano valutate miliardi. È successo con le criptovalute, con la cannabis legalizzata, con le SPAC. Ogni volta l’entusiasmo iniziale gonfia le valutazioni oltre ogni misura razionale, e ogni volta arriva il momento della resa dei conti.

Il secondo fenomeno riguarda le correzioni del mercato azionario. L’S&P 500, l’indice che raggruppa le 500 maggiori società americane, ha storicamente attraversato fasi di ribasso significativo. Dal secondo dopoguerra in poi, ci sono state almeno otto correzioni superiori al 10 percento. Non è questione di se, ma di quando. E le società con valutazioni più gonfiate sono sempre quelle che pagano il prezzo più alto quando il vento cambia. L’intelligenza artificiale è reale, non c’è dubbio. Sta trasformando industrie, creando nuove opportunità, ridefinendo il modo in cui lavoriamo e viviamo. Ma questo non significa che ogni azienda del settore meriti valutazioni stratosferiche. La differenza tra una tecnologia rivoluzionaria e un buon investimento è sottile ma cruciale. Molte società della bolla dotcom stavano effettivamente costruendo il futuro, eppure i loro azionisti persero tutto.

AI Vs Umanità

Nvidia, ad esempio, ha visto le sue azioni crescere in modo esponenziale sulla spinta della domanda di chip per l’AI. Ma cosa succede quando quella domanda rallenta, quando la concorrenza si fa più agguerrita, quando i margini di profitto iniziano a comprimersi? Palantir ha capitalizzato sulla sua narrativa di azienda tecnologica all’avanguardia, ma le sue metriche finanziarie giustificano davvero il multiplo di valutazione attuale? Burry non è l’unico scettico. Altri investitori veterani hanno iniziato a sollevare dubbi sulla sostenibilità dell’attuale rally dell’AI. Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’euforia che la circonda. Quando tutti comprano, quando nessuno vuole perdere il treno, quando le valutazioni smettono di avere senso rispetto ai fondamentali, i segnali di allarme iniziano a lampeggiare.

La storia del mercato insegna che gli investitori più intelligenti non sono quelli che seguono la folla, ma quelli che hanno il coraggio di posizionarsi contro quando l’entusiasmo raggiunge livelli irrazionali. Burry lo ha fatto nel 2007, sfidando il consenso generale sul mercato immobiliare. Lo sta facendo ora con l’intelligenza artificiale. Naturalmente, nessuna scommessa è priva di rischi. Nvidia e Palantir potrebbero continuare a crescere, consolidare le loro posizioni, giustificare le valutazioni attuali con risultati concreti. L’AI potrebbe rivelarsi ancora più trasformativa di quanto previsto, generando profitti che oggi sembrano impossibili. Burry potrebbe avere torto. Ma la forza della sua posizione non sta nella certezza del risultato, quanto nella solidità del ragionamento. Due tendenze storiche supportano la sua visione: le tecnologie dirompenti generano bolle, e i mercati azionari attraversano correzioni periodiche. Entrambe sono certezze statistiche, non ipotesi.

Il futuro dell'intelligenza artificiale
Il futuro dell’intelligenza artificiale

Per l’investitore medio, il messaggio è chiaro. Non si tratta di copiare ciecamente le mosse di Burry o di qualsiasi altro guru della finanza. Si tratta di capire il principio sottostante: quando l’euforia domina, quando tutti sembrano d’accordo, quando i prezzi smettono di riflettere la realtà economica, è il momento di fare un passo indietro e ragionare con la propria testa. L’intelligenza artificiale continuerà a crescere, a evolversi, a creare valore. Ma non tutte le aziende del settore sono uguali, e non tutti i prezzi sono giustificati. Burry lo sa, e ha messo i suoi soldi dove sono le sue convinzioni. La storia ci dirà se aveva ragione, ma intanto il suo monito merita attenzione: anche le rivoluzioni più genuine possono generare bolle finanziarie pericolose.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.