La generazione Z italiana ha scelto. E la sua scelta potrebbe ridefinire il rapporto con l’informazione nel nostro Paese. Il 40% dei giovani compresi fra 18 e 25 anni utilizza strumenti di intelligenza artificiale per informarsi su temi di attualità. Non per gioco, non per curiosità passeggera. Per informarsi davvero. Il dato emerge da uno studio condotto dall’osservatorio Opinion Leader 4 Future, un progetto nato nel 2023 dalla collaborazione fra la banca Credem e ALMED, l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La ricerca, realizzata insieme alla società Bilendi, ha fotografato un fenomeno che va ben oltre la semplice adozione tecnologica: siamo di fronte a un cambio di paradigma nel modo in cui le nuove generazioni cercano, elaborano e consumano informazione.
Quello che colpisce non è solo la percentuale in sé, ma la natura profondamente diversa del rapporto che i giovani hanno instaurato con l’intelligenza artificiale rispetto agli adulti. Mentre le generazioni precedenti tendono a vedere l’AI come uno strumento di supporto basico, quasi un motore di ricerca evoluto, i ragazzi ne fanno un uso creativo, proattivo, quasi collaborativo. Il 60% degli intervistati utilizza l’AI per approfondire temi specifici, andando oltre la superficie della notizia. Il 50% le chiede di analizzare informazioni complesse attraverso grafici e visualizzazioni di dati. Il 45% si affida all’intelligenza artificiale per ottenere sintesi ragionate di argomenti articolati. Non si tratta più di porre domande semplici a un chatbot, ma di delegare compiti che richiedono capacità di sintesi, organizzazione dell’informazione e persino una forma di pensiero critico.

Questa fiducia nell’AI come fonte informativa solleva interrogativi importanti. Da un lato c’è l’efficienza: questi strumenti permettono di processare quantità enormi di informazioni in pochi istanti, di creare connessioni fra argomenti distanti, di personalizzare il livello di approfondimento in base alle proprie esigenze. Dall’altro emerge un problema di affidabilità che non possiamo ignorare. Ricerche precedenti hanno evidenziato come le risposte generate dall’intelligenza artificiale possano contenere errori significativi. Uno studio ha analizzato tremila risposte su notizie di attualità, riscontrando imprecisioni nel 45% dei casi.
Quasi una volta su due, insomma, l’AI può fornire informazioni sbagliate, distorte o semplicemente inventate con una sicurezza che non lascia trasparire il minimo dubbio. Eppure i giovani continuano ad affidarsi a questi strumenti. Perché? Forse perché percepiscono l’informazione tradizionale come troppo lenta, troppo frammentata, troppo legata a logiche editoriali che non sentono proprie. Non si tratta di demonizzare la tecnologia né di celebrarla acriticamente. L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, che può arricchire il processo informativo o impoverirlo a seconda di come viene utilizzata. Il punto è che quattro giovani italiani su dieci hanno già fatto la loro scelta, e questa scelta sta ridisegnando il panorama dell’informazione nel nostro Paese.



