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Mercoledì 12 novembre 2025 segna una data particolare nella storia del web italiano. È il giorno in cui l’Italia ha deciso di imporre la verifica dell’età per l’accesso ai contenuti pornografici online, con l’obiettivo dichiarato di tutelare i minori dall’esposizione a materiale per adulti. Un’iniziativa che sulla carta appare nobile e necessaria, ma che all’atto pratico rivela crepe così profonde da far dubitare della sua reale efficacia. Il sistema pensato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni promette un doppio livello di protezione: da un lato impedire ai minori di accedere ai contenuti XXX, dall’altro garantire la privacy totale degli utenti maggiorenni attraverso il cosiddetto metodo del doppio anonimato. Una soluzione che i suoi fautori definiscono a prova di bomba, ma che presenta almeno sei evidenti punti deboli capaci di vanificare l’intera operazione.

Il primo e più macroscopico limite riguarda il perimetro d’azione della misura. AGCOM ha pubblicato un documento che elenca 45 siti web per i quali è obbligatoria la verifica dell’età. Tra questi figurano nomi noti come Youporn e Pornhub, piattaforme che negli anni hanno accumulato milioni di visitatori e sono diventate riferimenti del settore. Il problema è che pensare di arginare l’accesso ai contenuti per adulti bloccando solo queste destinazioni è come pretendere di svuotare l’oceano con un cucchiaio. Online esistono migliaia di portali XXX, molti dei quali pronti ad accogliere chi rimarrà tagliato fuori dai siti più conosciuti. La rete è per sua natura liquida, impossibile da imbrigliare completamente. E mentre i grandi nomi sono costretti a implementare sistemi di controllo, migliaia di altri siti continueranno a operare senza alcuna restrizione, accessibili con una semplice ricerca su Google.

Ragazza stupita guardando il suo smartphone
Ragazza stupita guardando il suo smartphone

Ma c’è un secondo aspetto ancora più preoccupante. I portali inclusi nell’elenco AGCOM sono da tempo sotto osservazione e hanno dovuto adottare forme di moderazione proattiva dei contenuti. Questo significa che, pur con tutti i loro limiti, offrono almeno un livello minimo di controllo su ciò che viene pubblicato. Lo stesso non si può dire di migliaia di siti meno noti, spesso ospitati in paesi con legislazioni permissive, dove la moderazione è praticamente inesistente. Il rischio paradossale è che impedire o rendere più complesso l’accesso alle piattaforme più conosciute finisca per spingere gli utenti verso destinazioni meno controllate, potenzialmente più esposte ad abusi e contenuti illegali. Una conseguenza non intenzionale che potrebbe rendere il web ancora più pericoloso, soprattutto per chi si voleva proteggere.

Il terzo punto debole riguarda la natura stessa della fruizione dei contenuti online. Pensare che i siti web siano l’unico canale attraverso cui circola materiale per adulti è un errore che denota una conoscenza superficiale dell’ecosistema digitale. Le applicazioni di messaggistica come Telegram, per la loro architettura decentralizzata e criptata, tendono a sfuggire a qualsiasi forma di censura. Dentro questi canali circolano contenuti di ogni tipo, spesso senza alcun controllo. Anche community e forum rappresentano spazi dove il materiale esplicito trova diffusione, spesso mascherato o condiviso in modo frammentato per evitare i sistemi di rilevamento automatico. I social network, invece, sembrano essere meno problematici grazie agli algoritmi sempre più sofisticati che bloccano preventivamente i contenuti più espliciti, anche se non mancano i casi in cui qualcosa riesce a passare.

Un uomo usa uno smartphone iPhone
Un uomo usa uno smartphone iPhone

Il quarto elemento critico riguarda la comunicazione della misura stessa. AGCOM e le realtà coinvolte nel progetto garantiscono il totale rispetto della privacy grazie al sistema di doppio anonimato. Il meccanismo prevede due fasi distinte: l’identificazione dell’utente e la successiva autenticazione. Chi gestisce la prima fase non conosce il sito di destinazione, mentre il portale XXX riceve solo un via libera all’accesso senza poter risalire ai dati personali dell’utente. In teoria il sistema funziona, ma quanti cittadini hanno davvero compreso come opera? Il fatto che molti facciano riferimento quasi esclusivamente allo SPID come strumento per accedere ai contenuti per adulti dimostra quanto la comunicazione sia stata confusa e inadeguata. Quando un sistema così delicato non viene spiegato con chiarezza, la diffidenza aumenta e con essa il rischio che le persone cerchino alternative per aggirarlo.

Il quinto problema è di natura tecnica e temporale. Dovrebbe arrivare un’applicazione ufficiale dedicata, frutto della collaborazione tra PagoPA, il Dipartimento per la trasformazione digitale e la Zecca dello Stato. Ma stando a quanto riferito dalla Commissione europea, questa app non vedrà la luce prima del 2026. Fino ad allora ogni sito potrà scegliere autonomamente come gestire la verifica dell’età, purché rispetti il principio del doppio anonimato. Una frammentazione che rischia di creare confusione e implementazioni difformi, con livelli di sicurezza variabili. Il sesto e ultimo punto, forse il più banale ma anche il più devastante per l’efficacia della misura, riguarda le VPN. Le reti private virtuali consentono di mascherare la propria posizione geografica, facendo apparire la connessione come proveniente da un altro paese. Basta selezionare un server in Francia, Germania o qualsiasi altra nazione per aggirare completamente i blocchi imposti dall’Italia. Ed è la stessa AGCOM, in un suo documento ufficiale, a riconoscere implicitamente questo limite.

Rischio di truffa telefonica con prefisso greco
Rischio di truffa telefonica con prefisso greco

Le VPN sono strumenti legali, utilizzati ogni giorno da milioni di persone per proteggere la propria privacy online o accedere a contenuti geo-bloccati. Sono economiche, facili da installare e disponibili sia su computer che su smartphone. In pochi secondi, chiunque può superare le barriere erette dal governo italiano, rendendo di fatto inutile l’intero impianto normativo. Quello che emerge dall’analisi di questa iniziativa è un quadro contraddittorio. Da un lato c’è un obiettivo legittimo e condivisibile, proteggere i minori dall’esposizione precoce a contenuti sessualmente espliciti. Dall’altro c’è un sistema che per come è stato concepito sembra ignorare la complessità del mondo digitale contemporaneo. Viene da chiedersi se chi ha progettato questa misura abbia davvero compreso come funziona Internet oggi, o se abbia preferito una soluzione simbolica a una realmente efficace.

Il risultato è una normativa che rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato: invece di rendere il web più sicuro, potrebbe spingere gli utenti verso soluzioni meno trasparenti e controllate. E mentre i grandi portali si adeguano alle richieste italiane, migliaia di altri siti continueranno a operare indisturbati, pronti ad accogliere chi cerca un modo per aggirare i controlli. Il giorno in cui l’Italia cercò di fermare il porno potrebbe essere ricordato non per il successo dell’iniziativa, ma per la dimostrazione di quanto sia difficile regolamentare un ecosistema che per sua natura rifugge ogni forma di imbrigliamento.

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Diplomata alla Scuola Internazionale di Comics di Napoli - corso di sceneggiatura -, è impegnata in progetti di scrittura creativa e recensioni. Cresciuta con la consapevolezza che “All work and no play makes Jack a dull boy”. Paladina dello Sturm und Drang. Adepta del Lato Oscuro della Forza.