Nel panorama in rapida evoluzione dell’intrattenimento, dove la tecnologia incontra l’arte, un nome sta infiammando il dibattito a Hollywood e oltre, quello di Tilly Norwood. Questa attrice generata tramite intelligenza artificiale, creata da Eline Van der Velden, è diventata il fulcro di una feroce polemica dopo che la notizia del suo potenziale ingresso nel circuito delle agenzie di talento ha scatenato un’ondata di indignazione tra gli attori umani.
“A coloro che hanno espresso rabbia per la creazione del mio personaggio AI, Tilly Norwood, dico che lei non è un sostituto per un essere umano, ma un’opera creativa, è una vera forma d’arte“. – Eline Van der Velden
Eline Van der Velden, figura poliedrica che unisce le sue competenze di attrice, comica e tecnologa, nonché CEO della società di produzione Particle 6 e fondatrice del neonato AI talent studio Xicoia, ha rotto il silenzio. La sua dichiarazione, diffusa sui social network e resa disponibile a testate come Deadline, mira a chiarire la sua visione e a placare gli animi, ma soprattutto a definire il ruolo che Tilly Norwood dovrebbe ricoprire nel mondo dello spettacolo.
La controversia ha raggiunto il suo culmine in seguito a un panel allo Zurich Summit, un evento chiave per l’industria cinematografica, dove è emerso che diverse agenzie di recitazione stavano valutando di mettere sotto contratto Tilly Norwood. Questa prospettiva ha immediatamente sollevato un coro di proteste, con attori del calibro di Melissa Barrera, Kiersey Clemons e Toni Collette che hanno espresso il loro disappunto sui social media. Alcuni hanno persino suggerito un boicottaggio delle agenzie che osassero rappresentare attrici AI, un segnale inequivocabile della tensione che permea l’ambiente. La risposta di Van der Velden è un’affermazione che suona come una provocazione per alcuni, ma per la sua creatrice è una dichiarazione di intenti. Van der Velden sostiene che, proprio come molte forme d’arte prima di lei, Tilly ha il potere di accendere il dialogo, dimostrando la forza intrinseca della creatività.
La tecnologa vede l’intelligenza artificiale non come un rimpiazzo, ma come un nuovo strumento, un nuovo pennello a disposizione degli artisti. Per lei, il paragone è lampante: così come l’animazione, il puppetry o la CGI hanno aperto orizzonti inediti senza sottrarre nulla alla recitazione dal vivo, l’AI offre un’ulteriore via per immaginare e costruire storie. Essendo lei stessa un’attrice, Van der Velden è convinta che nulla, e certamente non un personaggio AI, possa mai intaccare la maestria o la gioia della performance umana.
La creazione di Tilly, iniziata con un soft launch su piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube all’inizio dell’anno, è stata per Van der Velden un atto di immaginazione e artigianato. Non diversamente dal disegnare un personaggio, scrivere un ruolo o plasmare una performance, ha richiesto tempo, abilità e continue iterazioni per prendere vita. “Lei rappresenta la sperimentazione, non la sostituzione“, ha sottolineato, aggiungendo che gran parte del suo lavoro è sempre stato quello di porre uno specchio alla società attraverso la satira, e Tilly non fa eccezione.
Van der Velden invita a considerare i personaggi AI all’interno del loro genere specifico, giudicandoli per i loro meriti unici. Ogni forma d’arte, dal teatro al cinema, dalla pittura alla musica, ha il suo posto e può essere apprezzata per ciò che porta di singolare. La speranza è che l’AI possa essere accolta all’interno della più ampia famiglia artistica, come un’ulteriore modalità per esprimersi, aprire le porte a nuove voci, nuove storie e nuove connessioni. In un momento in cui gli studi cinematografici stanno silenziosamente abbracciando le tecnologie AI, il dibattito su Tilly Norwood è più che mai attuale, sollevando interrogativi fondamentali sul futuro della creatività e del lavoro nell’industria dell’intrattenimento.



