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Il weekend di Elon Musk doveva essere una celebrazione. Gli azionisti di Tesla avevano appena approvato un pacchetto di compensi che potrebbe valere mille miliardi di dollari, una cifra che sfida l’immaginazione. Eppure, invece di festeggiare in modo convenzionale, il CEO ha scelto di trascorrere le prime ore del sabato mattina generando video di donne create dall’intelligenza artificiale che gli dichiarano amore eterno. Alle 4:20 del mattino, orario della costa est americana, Musk ha pubblicato su X un video creato con Grok Imagine, lo strumento di generazione di immagini e video sviluppato dalla sua azienda xAI. Il prompt era disarmante nella sua semplicità: “Lei sorride e dice: Ti amerò per sempre“. Il risultato è un video che mostra una donna animata su una strada piovosa, che pronuncia quelle parole con una voce palesemente sintetica, robotica, innaturale.

Ma Musk non si è fermato lì. Ventiquattro minuti dopo, ha pubblicato un secondo video generato dall’AI, questa volta raffigurante l’attrice Sydney Sweeney che dice, con una voce che non le appartiene minimamente: “Sei così imbarazzante”. Un’autocritica involontaria, forse. O forse no. La reazione del web è stata immediata e spietata. Mentre è sempre più comune vedere persone sviluppare relazioni strane con contenuti generati dall’intelligenza artificiale, e persino formare legami romantici con chatbot, questi post di Musk hanno toccato un nervo particolare. Un utente li ha definiti “il post più divorziato di tutti i tempi“, mentre un altro ha scritto che si tratta del “post più triste nella storia di questo sito“.

Il paradosso è stridente: l’uomo più ricco del mondo, appena arricchitosi di un pacchetto da mille miliardi, trascorre la notte a programmare un’intelligenza artificiale per riempire un vuoto che evidentemente il denaro non può colmare. C’è qualcosa di profondamente disturbante in questa immagine, una solitudine che nessuna quantità di ricchezza materiale sembra poter alleviare. Ma la critica più tagliente è arrivata da Joyce Carol Oates, la leggendaria scrittrice americana di 87 anni, vincitrice di numerosi premi letterari. Rispondendo a una serie di post in cui Musk si difendeva dalle critiche di un senatore del Texas riguardo al suo compenso, Oates ha scritto che trova “curioso” che Musk “non pubblichi mai nulla che indichi che apprezza o sia anche solo consapevole di ciò che praticamente tutti apprezzano“: amici, parenti, natura, animali domestici, film, musica, libri. “Infatti sembra totalmente ignorante, privo di cultura“, ha scritto Oates. “Le persone più povere su Twitter possono avere accesso a più bellezza e significato nella vita rispetto alla ‘persona più ricca del mondo’“. Parole che colpiscono come un bisturi, precise e devastanti.

La risposta di Musk è stata sintetica e difensiva: “Oates è una bugiarda e si diletta nell’essere cattiva. Non è una brava persona“. Una replica che, nella sua brevità e nel suo tono, sembra confermare proprio ciò che la scrittrice stava osservando: l’incapacità di impegnarsi con la critica a un livello più profondo, la riduzione di tutto a attacco e difesa. Nel frattempo, ci si preoccupa anche per l’uso che si fa dell’intelligenza artificiale con il volto altrui. Grok Imagine, il tool che Musk ha utilizzato per questi video, è stato lanciato da xAI come alternativa ad altri generatori di contenuti AI, con la particolarità di permettere la creazione di contenuti NSFW, cioè materiale esplicito che altre piattaforme censurano. È uno strumento potente, capace di creare immagini e video sempre più realistici, sempre più convincenti.

Ma questi video di Musk rivelano qualcosa di più inquietante delle capacità tecniche dell’AI. Mostrano come la tecnologia più avanzata possa essere utilizzata per scopi profondamente umani, troppo umani: il bisogno di connessione, di affetto, di sentirsi amati. E come, paradossalmente, questa stessa tecnologia possa sottolineare l’abisso tra ciò che possiamo creare e ciò che possiamo davvero provare. Internet ha risposto con derisione, con meme, con battute taglienti. Ma sotto la superficie dell’ironia collettiva, c’è forse qualcosa di più triste: il riconoscimento che la solitudine nell’era digitale è democratica. Che puoi avere un trilione di dollari e comunque svegliarti alle quattro del mattino cercando conforto in una simulazione. Che la ricchezza materiale e la povertà emotiva possono coesistere nello stesso corpo, nello stesso account Twitter, nello stesso prompt digitato nel cuore della notte.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it