La Commissione Europea ha inflitto a Google una multa record di 2.95 miliardi di euro (circa $3.5 miliardi) per abuso di posizione dominante nel mercato dell’ad tech. L’accusa? Aver favorito i propri servizi pubblicitari a discapito della concorrenza.

Nel dettaglio, l’UE ha rilevato che Google ha sfruttato la sua posizione dominante per dare un vantaggio sleale alla sua piattaforma di scambio di annunci, AdX, sia all’interno del suo server pubblicitario per editori che nei suoi strumenti per l’acquisto di annunci. Questo comportamento, secondo la Commissione, viola le regole antitrust dell’Unione Europea.

Google ha ora 60 giorni per porre fine a queste pratiche e implementare misure che eliminino il conflitto di interessi intrinseco nella sua catena di fornitura dell’ad tech. Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione per la transizione ecologica e digitale, ha dichiarato: “Google deve ora presentare un rimedio serio per affrontare i suoi conflitti di interessi, e se non lo farà, non esiteremo a imporre forti sanzioni”. Ha inoltre sottolineato l’importanza della fiducia e dell’equità nei mercati digitali, ricordando che le istituzioni pubbliche devono intervenire quando i player dominanti abusano del loro potere.

Un portavoce di Google ha contestato la decisione, affermando al Wall Street Journal che la società presenterà ricorso. Secondo Google, non c’è nulla di anticompetitivo nel fornire servizi sia agli acquirenti che ai venditori di pubblicità, e le alternative ai suoi servizi sono più numerose che mai.

Curiosamente, l’annuncio della multa è stato posticipato rispetto alla data prevista del 1° settembre, probabilmente a causa delle negoziazioni in corso tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti su un potenziale accordo commerciale, come riportato dal Wall Street Journal.

Questa è la seconda multa antitrust più grande mai inflitta dall’UE (la prima, di $5 miliardi, risale al 2018, sempre contro Google, per pratiche anticoncorrenziali legate ad Android). La decisione ha suscitato critiche non solo da parte di Google, ma anche dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha lamentato su Truth Social le “”molte altre multe e tasse che sono state emesse contro Google e altre aziende tecnologiche americane”” come Apple. Trump ha minacciato di avviare una procedura per annullare le sanzioni se ritenute ingiuste.

Paradossalmente, nella stessa settimana, Google sembra aver ottenuto una vittoria antitrust negli Stati Uniti. Un giudice federale, pur avendo precedentemente stabilito che l’azienda aveva agito illegalmente per mantenere il monopolio nella ricerca online, ha imposto rimedi molto meno drastici di quelli proposti dal Dipartimento di Giustizia, che prevedevano la vendita di Chrome e potenzialmente anche di Android.

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Nato il 19 Dicembre 1992, ha capito subito che il cinema era la sua strada. Dopo essersi laureato in filosofia all'università di Palermo e aver seguito esami, laboratori e corsi sulla critica, la storia del cinema e la scrittura creativa, si è focalizzato sulle sue più grandi passioni: scrivere e la settima arte. Ha scritto per L'occhio del cineasta ed è stato redattore per Cinesblog fino alla sua chiusura. Ora si occupa di news e articoli per ScreenWorld.it, per CinemaSerieTv.it e CultWeb.it