Da icona del cinema d’azione a protagonista di un acceso dibattito tecnologico: Milla Jovovich sorprende il pubblico entrando nel mondo dell’intelligenza artificiale. L’attrice ha collaborato alla creazione di uno strumento che promette di risolvere uno dei limiti più frustranti dell’IA: la memoria. Il progetto, chiamato MemPalace, è diventato virale in pochi giorni, ma insieme all’entusiasmo sono arrivate anche forti critiche. Tra risultati dichiarati “perfetti” e accuse della community, il caso si è trasformato rapidamente in un vero e proprio scontro tra innovazione e credibilità.
Tutto nasce da un problema concreto: l’“amnesia” delle intelligenze artificiali. Jovovich, che ha iniziato a utilizzare intensamente questi strumenti alla fine del 2025, si è accorta che molte IA non riescono a ricordare le conversazioni nel lungo periodo. Questo significa perdere mesi di lavoro e dover ricominciare da zero, un limite legato ai costi di memoria e alle restrizioni tecniche dei modelli.
Per superare questo ostacolo, l’attrice ha collaborato con lo sviluppatore Ben Sigman alla creazione di MemPalace, un sistema open source pubblicato su GitHub. L’idea alla base è semplice ma potente: applicare un antico metodo umano, il “palazzo della memoria”, all’intelligenza artificiale. In pratica, le informazioni non vengono salvate in modo casuale, ma organizzate in una struttura gerarchica fatta di “stanze”, “sale” e “ali”, che riflettono il modo in cui il cervello umano immagazzina i ricordi.
Dal punto di vista tecnico, il sistema utilizza strumenti locali come SQLite e ChromaDB, evitando il cloud e migliorando privacy e costi. Inoltre introduce un nuovo linguaggio di compressione, chiamato AAAK, capace di ridurre drasticamente la quantità di dati mantenendo il contenuto accessibile alle IA. Questo approccio consente di conservare grandi quantità di informazioni e richiamarle in modo più preciso rispetto ai sistemi tradizionali.
La struttura è organizzata su più livelli: progetti o persone (ali), tipi di memoria come eventi o preferenze (sale), argomenti specifici (stanze), sintesi compresse (armadi) e collegamenti tra contenuti (tunnel). Questo sistema permette di migliorare significativamente la capacità di recupero delle informazioni, arrivando — secondo gli sviluppatori — a prestazioni molto superiori rispetto ai modelli basati su archivi “piatti”.
Il progetto ha attirato subito enorme attenzione: oltre 23.000 stelle su GitHub in pochi giorni e una rapida diffusione nella community. Anche i test dichiarati hanno contribuito alla notorietà: inizialmente MemPalace sarebbe stato il primo sistema a ottenere il 100% nel benchmark LongMemEval, un risultato mai raggiunto prima.
My friend Milla Jovovich and I spent months creating an AI memory system with Claude. It just posted a perfect score on the standard benchmark – beating every product in the space, free or paid.
It's called MemPalace, and it works nothing like anything else out there.
Instead… pic.twitter.com/trAUZyMHIe
— Ben Sigman (@bensig) April 6, 2026
Ed è proprio qui che nasce il caso. La community degli sviluppatori ha iniziato a mettere in dubbio sia i risultati sia il processo di sviluppo. Dopo le critiche, il punteggio è stato aggiornato al 96,6%, alimentando ulteriori sospetti. Alcuni utenti hanno analizzato il codice e sollevato dubbi sul reale contributo di Jovovich, sottolineando una presenza minima nella cronologia GitHub e ipotizzando il coinvolgimento di sviluppatori non dichiarati.
Le critiche non si sono fermate ai numeri. Sono emerse accuse di scarsa trasparenza, possibili manipolazioni nei test e una comunicazione considerata troppo orientata al marketing. Lo stesso Sigman ha ammesso che, nel giro di 24 ore, il progetto è stato “smontato” dalla community, segno di quanto il controllo pubblico sia rapido e severo nel mondo open source.
Nonostante le polemiche, MemPalace solleva una questione fondamentale: il problema della memoria nelle IA è reale e ancora irrisolto. Se le promesse del progetto fossero confermate, potrebbe rappresentare un passo importante verso assistenti capaci di ricordare mesi o anni di interazioni, migliorando continuità, personalizzazione e utilità.
Per ora, però, il caso resta aperto. Da un lato c’è un’idea innovativa che unisce neuroscienza e tecnologia; dall’altro, la necessità di verificare dati, risultati e trasparenza. Ed è proprio questo equilibrio tra entusiasmo e verifica critica che rende la vicenda un esempio perfetto di come funziona oggi l’innovazione digitale. Consigliamo infine di riscoprire Resident Evil, film con protagonista proprio Milla Jovovich.
